martedì 25 agosto 2015

"Letterarte's meaning of Life" (01): la nostra vita è inutile?



"Good evening ladies and gentlemen" e benvenuti non solo a un nuovo articolo, ma anche a una nuova, nuovissima rubrica. "Letterarte's Meaning of Life", titolo ispirato al celebre film dei Monty Python (il mio preferito), si propone il compito di porMi e porVi delle domande. Domande, queste, non di facile e unica soluzione ma, anzi, molto Grandi e Importanti. Il "destino" (chiamiamolo così per ora) ci pone davanti situazioni molto dure da affrontare, realtà con cui è quasi impossibile convivere senza diventar folli e agghiaccianti dubbi che non fanno dormire la notte. Possiamo trovare una risposta univoca a certi quesiti? No, è impossibile. Possiamo, però, cercare di affrontare il problema sotto molteplici punti di vista e con un'ottica particolare per cercare di sedare le nostre paure senza, però, poterle curare. 

Mi sembra chiaro che ci siano due noccioli duri da tener presente per questo tipo di articoli: discussione e relativismo. Entrambi, strettamente correlati, vogliono porre l'attenzione sul fatto che le opinioni qui espresse sono le Mie, seppur ragionate, e non si tratta di risposte universalmente corrette: fatemi sentire le vostre! Ma bando alle premesse, e iniziamo con la domanda di oggi:



In Italia siamo 60 milioni e passa di esseri umani. Sulla Terra più di 7 miliardi. La Terra è uno dei pianeti più piccoli del sistema solare. Il sistema solare è uno dei miliardi di sistemi che compongono la nostra galassia. Ci sono centinaia di migliaia di galassie, anche più grandi della nostra. Ora, la nostra singola vita, quando si ha a che fare con questa realtà schiacciante e opprimente, ha senso di esistere? Serve a qualcosa? La nostra vita è inutile? Secondo me NO, e ora vi spiego perché.

Giusto per intenderci, esistono stelle così grande che, a confronto, il Sole nemmeno si vedrebbe!


O meglio, non lo è sotto un punto di vista ma sotto un altro lo è. Sì, è inutile se confrontata con l'universo infinito e misterioso: non conosciamo il 99.99999% del suo "funzionamento", non sappiamo bene da dove viene o da dove veniamo noi stessi, del perché del miracolo della vita e della nostra coscienza. Siamo come granelli di polvere che fluttuano nel nulla cosmico, pronti a essere schiacciati da un momento all'altro. Potremmo essere soli o in tantissimi, al centro o in estrema periferia, persi in qualcosa che va oltre la nostra comprensione. Sì, in relazione a tutto questo la nostra vita è a conti fatti inutile, che moriamo o viviamo i pianeti continueranno a muoversi per conto loro, seguendo l'inesorabile moto impostogli dalla Natura.

MA allo stesso tempo NO, la nostra vita non è mai inutile. L'uomo, si sa, è un animale sociale e ha continue relazioni coi suoi simili, pur non volendo: anche l'eremita che si ciba di muschi e licheni in Siberia penserà, volente o nolente, con un linguaggio umano comunicabile, anche se non ha mai avuto modo di sperimentarlo. La nostra relazione, virtuale o reale, con un "altro" crea, automaticamente, un micro-universo formato da persone-pianeti, ambienti-galassie e circostanze-moti universali. Poco importa se asteroidi di passaggio o centri di gravità permanente, entreremo tra i giri di "conoscenze" di un altro individuo anche solo incrociando il suo sguardo per strada. Nel momento, quindi, che si va a creare questo micro-universo siamo diventati importantissimi: pensate se il Sole, stella più che modesta nell'universo, si spostasse anche solo di poche migliaia di chilometri in una direzione! L'intero sistema solare, e quindi a sua volta la galassia intera, ne risentirebbe parecchio. Così pure noi diventiamo importanti anche per il senzatetto che incroceremo all'angolo della strada. Certo, per lui non saremo che un asteroide che vola lontano ma, come per magia, se ogni mattina gli doneremo un euro diverremo dei piccoli pianeti a suoi occhi. E lo stesso vale, ovviamente, anche al contrario ma non per forza in modo proporzionale: potrebbe, infatti, non essere un personaggio così essenziale nella nostra esistenza come lo siamo noi per lui.

Ogni azione genera delle conseguenze che saranno, in un modo o nell'altro, recepite dagli altri e produrranno reazioni. Così la nascita di un bambino o la morte di un uomo sono sempre destinati ad avere la loro dovuta importanza agli occhi degli altri, in qualunque caso, ma non a quelli impassibili ed eterni dell'universo. Il nostro tempo di permanenza su questo piano d'esistenza è breve, brevissimo, ma possiamo fare veramente tanto per migliorare (o peggiorare, occhio!) la vita al nostro vicino, basta un piccolo gesto.


A questo punto lascio la parola a voi. Essendo il primo articolo non ho voluto essere troppo prolisso ma presentarvi il mio punto di vista in maniera molto sintetica. Ora mi piacerebbe sentire cos'avete, invece, da dire voi: siete d'accordo? Sì? No? Perché? Vi ricordo che potete farlo sia qui sotto (commenti aperti a tutti gente!) sia sulla pagina Facebook. Mentre riflettete su cosa dirmi, vi do appuntamento a martedì prossimo con un nuovo articolo!

giovedì 20 agosto 2015

Guzman de Alfarche: Vita di un Imbroglione.



Bentornati, ancora una volta, a un nuovo articolo settimanale. Oggi parliamo di un libro che ho letto da poco e che, devo dire, ho trovato inaspettatamente bello, divertente e leggero. Si tratta della versione ridotta (ecco perché "leggera") de "La Vita del Furfante", romanzo in due volumi, di Mateo Alemàn (1647-1614). Contemporaneo di Cervantes, grande autore del "Don Quixote", subì, un destino letterario simile: anche nel suo caso fu pubblicato un seguito non ufficiale dopo lo strabiliante successo del primo libro e dovette, al pari del suo connazionale, scriverne un seguito che smentisse il rivale ridando dignità alla sua creazione. Quest'opera l'ho trovata a un mercatino dell'usato ed è della Bompiani. Da quel che so non è più in commercio, ma se vi interessasse cercarlo sappiate che faceva parte della collana "Grandi Ritorni" che proponeva roba figa, quindi dateci un occhio!

La vicenda ruota attorno al giovanissimo Guzmàn de Alfarache, giovane sivigliano che, in cerca di avventure, lascia la casa natale per andare libero in giro per il mondo avendo in mente, come vaga e generica meta, di raggiungere certi parenti del padre a Genova. Agli inizi, da giovane ingenuotto di buona famiglia, si fa gabbare continuamente e se la vede brutta, anzi bruttissima. Col passare del tempo ecco, però, che questo sbarbatello diventa sempre più sgamato in una società che, insieme a lui,
vive di soprusi e inganni. Finisce, così, per visitare l'Italia e la Spagna tra una truffa e l'altra, cercando di campare di furti e menzogne, tra avventure e sventure senza essere minimamente sfiorato dal dubbio di star commettendo qualcosa di sbagliato: vive alle spalle di una società che, a sua volta, vive alle sue spalle. Il protagonista è allineato col nemico e il nemico siamo tutti noi, uniti da tacito accordo di avvantaggiarci a scapito degli altri: una visione che non lascia spazio all'ottimismo!

Questa è la particolarità dell'opera: ci si aspetterebbe un protagonista positivo, che passi per questa fase di mal'affare per poi redimersi e sistemarsi. Invece ogni azione meschina ne gonfia un'altra ancora più grossa, e così via! Non vale nemmeno il concetto morale del "se gli altri ti dicono di buttarti nel pozzo allora lo fai anche tu?" perché tutti si "buttano nel pozzo" e "buttarsi nel pozzo" è tanto ovvio che non ci si pensa due volte. E perché farlo, poi? Solo alla fine fine si intravederà un miglioramento ma... hey, chi sono io rovinarvi il finale? Se proprio volete fatelo con le vostre mani! Non devo nemmeno dirvi della rivoluzione di questa scelta morale in una spagna scura, cattolica e oscurantista dove lì sì che l'inquisizione falciava numerose vittime (e non nel Medioevo!), una Spagna che avrebbe combattuto a Lepanto contro i Turchi, ergendosi a vessillo dell'intera cristianità occidentale, pronta ad affrontare la potenza rivale dell'Inghilterra. A noi trame del genere possono sembrare banali e "già viste" ma bisogna ragionare con la mente e attraverso gli occhi di chi, in quegli anni, ci visse sul serio...



L'articolo non può finire senza un piccolo ma Importantissimo inciso sulla rivoluzione letteraria introdotta dal romanzo picaresco, inventato e introdotto proprio dall'Alemàn. Con "picaro" si intende, appunto, una figura a metà tra il briccone, il ladro matricolato e il brigante che ha, sempre e comunque, un elemento caratterizzante: il vagabondare in un ambiente realistico in cui si muove a proprio agio da persona e non da protagonista di un romanzo. Ovviamente questa è più la teoria che la pratica, in quanto il paesaggio, di opera in opera, diventa sempre più stigmatizzato nel suo voler essere esageratamente verista. In ogni caso questo tipo di genere letterario, che vede la sua origine nei romanzi greci di età alessandrina (circa 300 a.C. circa), avrà una forza e ripercussione incredibile in tutta la letteratura europea dei secoli passati e contemporanea. Insieme al "Don Quixote", il più alto esempio di questo genere (anche se se ne discosta per la natura del protagonista), ha influenzato "I Viaggi di Gulliver" di Swift, alcune opere di Defoe, Sterne, Mary Shelley e i romantici, la Anne Radcliffe, Manzoni, Virginia Woolf, Joyce e molti altri, tutti a loro volta influenzatori di altri scrittori, come una sorta di cascata di rinvii letterari tematici e stilistici che continua e si propaga ancora oggi. Il romanzo del picaro non è mai morto ma, come un furfante vagabondo che evoca la sua figura, passa di opera in opera, di autore in autore, sopravvivendo alle varie epoche e al mutevole passaggio degli stili per giungere fino a noi, pronto a truffarci come ha fatto con tutti gli altri...

L'articolo, per oggi, finisce qui! Il prossimo arriverà martedì, per non perdervelo controllate, come sempre, la mia pagina Facebook! Commenti e suggerimenti sono sempre ben accetti e... alla prossima!


martedì 11 agosto 2015

Collana "A Bordo di Libro" (extra 5): Madrid e dintorni: cosa fare, non fare e mangiare.

Ciao ragazzi e benvenuti, finalmente, a un nuovo articolo! Come promesso la scorsa volta, oggi vi voglio parlare della mia esperienza a Madrid un po' come avevo fatto un anno fa per Parigi. Quindi non ho intenzione di dirvi cos'ho visitato giorno per giorno ma darvi giusto qualche consiglio e suggerimento. Sono stato come turista solo una decina di giorni, quindi per ovvi motivi si tratta di un punto di vista limitato ma non per questo, secondo me, meno valido di altri, no? L'articolo, volendo mettervi più cose possibili, è venuto un pelo lunghino, quindi per non farvelo leggere tutto per forza, casomai foste interessati a un argomento specifico, ecco per voi un breve schema riassuntivo:

) Top 3 Cose da Vedere
) Flop 3 Cose da Vedere
) Top 3 Luoghi Dove Nutrirsi
) 3 Gite Fuori Porta

Le foto dell'articolo NON sono le mie: per quelle dovrete aspettare qualcosa...
Ma direi di non perderci in chiacchiere e iniziare con...

TOP 3 COSE DA VEDERE

) Museo del Prado: e vai con la banalità n.1! Chiunque vada a Madrid fa una capatina al Prado, il più importante dei musei della città che conserva qualcosa come 7000 quadri (ma tranquilli, "solo" 1500 sono esposti). Ti spezza le gambe, questo sì, ma anche solo per il "Trittico delle Delizie" di Bosch, i numerosissimi quadri di Goya col suo "periodo nero" e uno strabiliante Velasque merita tutta la vostra attenzione. Gli studenti sotto i 25 anni non pagano mentre, per gli altri, se proprio volete entrare gratuitamente (ma ve lo sconsiglio date le lunghissime code) dalle 18 si ha libero accesso. In ogni caso non perdetevelo, non potete dire di essere stati a Madrid altrimenti!
Cani che affogano, Sabba e giganti caratterizzano le ultime opere di Goya.

♠♠) "Guernica" di Picasso: E vai con la banalità n.2! "Guernica" è fin dalle medie che lo ripropongono in tutte le salse, con le varie interpretazioni e la storia della guerra civile spagnola. E non lo metterei qui se vedendomelo comparire davanti all'improvviso, così grande e maestoso, non mi fossi sentito colpito da un masso enorme dritto nell'anima! Vederlo in foto è un conto, vederlo di persona è tutta un'altra cosa. Ti emoziona e colpisce, stordendoti con la sua forza espressiva fatta di immagini estremamente vivide nel loro essere astratte. Si trova al Reina Sofia, il museo di arte contemporanea, che vi consiglio assolutamente anche se posso capire che a qualcuno possa non piacere (non sapete che vi perdete).

♠♠♠) Palacio Real: Premessa: non sono un grande fan dei palazzi reali. Li trovo, tendenzialmente, un po' pesanti e non mi attirano se non con qualche eccezione. Palacio Real è una di queste. Rimango sempre restio di fronte allo sfarzo di questo, soprattutto se così artificiosamente ostentato, ma questa volta, non so perché, tutto è andato più liscio del solito. Saranno state le poche stanze, il non eccessivo numero di turisti o il caldo che mi aveva stordito, fatto sta che mi è piaciuto abbastanza!


FLOP 3 COSE DA VEDERE

) Plaza Mayor: Lo ammetto, la piazza principale di Madrid non mi è piaciuta affatto. Non ha nulla di speciale se non più di un quarto in ricostruzione, costosi ristoranti che la ingombrano coi loro ombrelloni bianchi e una schiera di venditori ambulanti, soprattutto la sera, armati di fischietti fastidiosissimi per richiamare i bimbi. Carina l'atmosfera e i palazzi rossi, per carità, ma sarà che vengo da una delle città d'Italia con la piazza più bella di tutto il paese però... Plaza Mayor non mi è sembrata decisamente nulla di che: piccola e abbastanza anonima!

♣♣) Museo Thyssen-Bornemisza: Nel mentre aspetto le vostre fucilate per questa posizione, lasciate che vi spieghi il perché della mia scelta. So che è uno dei più importanti musei della capitale Spagnola, insieme a Prado e Reina Sofia, ma non regge affatto la competizione. Molte, moltissime opere che non mi hanno colpito. Sarà l'assenza di Goya (uno dei pochi autori spagnoli che apprezzo oltre a Velasquez), il viaggio forzato dalle pale
Questo al Lazaro-Galdiano
Medievali a Roy Lichtestein o l'assenza di una propria identità, ma mi sono annoiato dopo un piano e mezzo di anonimato (al livello di emozioni, ovvio). Non vi sconsiglio di andare, anzi, ma personalmente non l'ho apprezzato.
Il Lazaro-Galdiano, più piccolo e semi sconosciuto, abbandonato dai più perché in "periferia", presenta meno opere ma molto più incisive, per me, di tutte quelle viste al Thyssen-Bornemisza. Tutto qui. Scusate il disturbo, ora potete premere il grilletto con comodo.

♣♣♣) Tempio di Debod: Non sapete quanto soffra a mettere questo antico tempio egiziano del 2200 a.C. nella classifica. Sì, perché per chi non lo sapesse, in mezzo a Madrid, in un parco un pochino spostato dal centro propriamente turistico, sorge un autentico tempio egiziano trasportato, mattone per mattone, come regalo dell'ex presidente Egiziano Nasser. Il problema è che non ci incastra nulla col clima madrileňo, è strapieno di turisti ed è, quindi, claustrofobico da morire. Odio mettere in una posizione così bassa un monumento di così alto prestigio ma, secondo me, è stato proprio maltrattato dalla stessa città che lascia la gente toccare liberamente le antichissime pareti e consente l'accesso veramente a troppi turisti alla volta. Vi prego visitatelo, è bello perché merita come monumento a sé stante, ma sappiate a cosa andate incontro: parola di faraone!

TOP 3 LUOGHI DOVE NUTRIRSI

Una piccola premessa. Senza dubbio una delle cose più belle di Madrid è stato il cibo, economico e molto buono. Il titolo non riporta a caso "nutrirsi" e non "mangiare". Sono pur sempre uno studente disoccupato, non posso permettermi grandi ristoranti, quindi ci si arrangia come si può senza ricercare la "sciccheria sempre e comunque" ma senza nemmeno andare da Gennaro o' Vibrione. I tre luoghi che riporto sono i migliori come rapporto qualità prezzo provati: non alta classe ma sicuramente molta sostanza!

) Museo del Jamon: Il luogo più accattivante dove pranzare: panini a un euro, birre da 33 cl. a 90 centesimi e una grande varietà di piatti tra cui scegliere. Certo, il panino non aspettatevelo strabordante di roba, ma uno e mezzo placheranno di certo la vostra fame per un veloce pranzo in qualche parco di Madrid (sono anche da asporto). Il prosciutto crudo di Madrid è una vera prelibatezza ma lo stesso vale anche per il chorizo, salsiccia piccante tipica Spagnola. Pranzo o spuntino, il Museo del Jamon vi aspetta (ce ne sono svariate sedi nel centro, una vicina a Sol e un'altra nei pressi di Plaza Mayor).

♥♥) Mercado San Miguel: come amo dire "Tapas is the new apericena": si tratta di sostanziosi aperitivi che posso spaziare da tartine al formaggio fino a una frittata alta di patate passando per gustose ostriche fresche. "Tapas" è qualunque cibo servibile al bancone, possibilmente salatissimo come i bellissimi peperoni verdi saltati e coperti di sale grosso, da accompagnare con abbondante alcool (un bicchiere di buon vino 3€). Madrid è disseminata di locali in cui mangiar tapas ma il più grande assortimento lo troverete di certo al Mercado s. Miguel, situato appena fuori Plaza Mayor. Diviso in zone in base al cibo desiderato, offre ogni tipo di aperitivo desiderabile e sognabile a prezzi relativamente bassi: ci si può veramente sfamare con pochissimo!
Mercado San Miguel
♥♥♥) Ciocolateria san Ginès: conoscete i churros? Ma sì, quei cilindri di pasta fritta da pucciare, preferibilmente cosparsi di zucchero a velo, nella cioccolata fondente! No? Sì? Bhe, sicuramente non saranno stati buoni come quelli di questa cioccolateria famosa da oltre 100 anni per i loro tubi fritti. Io odio il fritto: premesso questo ho trovato i churros di questo locale aperto fino a tardissimo e gremito di turisti, leggerissimi e meravigliosi. Per soli 4 soldoni avrete 6 cilindri di dolce, zucchero a iosa, cioccolata fondente e acqua per sciacquarvi la bocca. Avete l'acquolina in bocca al sol pensiero? Pure io...

L'articolo è venuto lunghino ma non potevo evitare di darvi qualche consiglio su alcune località visitate in giornata. Oltre a Madrid sono stato in altri 3 (anche se sarebbero 4, ma in uno solo per mezza giornata) posti nei dintorni della capitale: qualche piccola nota me la concedete?

) Toledo: Pronto a essere fucilato di nuovo: Toledo non mi ha fatto impazzire. So che si tratta di una città interamente protetta dall'Unesco, so che è una perla Spagnola se non La Perla per eccellenza, so che ha una storia antichissima ma... l'ho trovata decisamente troppo, troppo piena di turisti e pronta ad accoglierli fin troppo bene con prezzi elevati e l'abituale scortesia di queste località inflazionate. Andate a Toledo ma portatevi una GRANDE quantità di contanti: le attrazioni turistiche, costose a mio parere, non accettano che cash e niente carte di credito. Totale: bellissima città ma sgradevole esperienza. Consiglio di arrivarci con un'oretta scarsa di bus a 10 euro a persona andata e ritorno: il treno ci mette poco meno e costa 12 euro a persona solo andata!

♦♦) El Escorial: Questo palazzo-monastero della monarchia spagnola di fine 1500 è a dir poco deludente. Certo, è un monastero, non potevo aspettarmi chissà quali fronzoli e orpelli, ma devo dire che l'atmosfera è proprio tetra, tutta molto rigida e spoglia. Sul serio, per arrivarci il treno impiega parecchio tempo e non ne vale la pena a meno che non amiate i grandi palazzi: risparmiate tempo, invece, per Alcala de Henares, la cittadina natale di Cervantes che ho potuto visitare solo sommariamente in un pomeriggio ma che merita decisamente più attenzione.

♦♦♦) Segovia: la città è magnifica: tutto ciò che non abbiamo trovato a Toledo l'abbiamo trovato qui: pochi turisti, cibo buono (provate il maiale da latte cotto in forno, è divino!) e gentilezza. Condite il tutto con costi modici, un acquedotto romano mozzafiato e l'alcazàr, il palazzo reale, che è una vera perla, la cosa più stupefacente di questo viaggio, tanto da surclassare tutte le cose viste a Madrid. Prendete il treno ad alta velocità stavolta che ci mette solo 30 minuti contro le 2 ore di bus e treno regionale.
IL SOFFITTO!
L'articolo si chiude qui con qualche piccola info che potrebbe esservi utile. In pochi, anzi pochissimi, parlano inglese, anche tra i più giovani, quindi preparatevi a faticare con la lingua. La vita notturna è ottima e con un poco di attenzione i costi saranno contenuti. I prezzi, in generale, sono inferiori rispetto all'Italia: se lo sapete riuscite ad evitare le fregature. 

Per concludere un giudizio finale su questa capitale. Molto carina mi è piaciuta meno di Parigi ma il suo punto di forza non è decisamente la cultura quanto la vita sociale. La Spagna è sempre stata in una posizione marginale nella storia anche per la sua posizione geografica e l'unico secolo in cui ha brillato è tra la fine del 1500 e il 1600. Una storia di Madrid per la stessa Madrid, di limitato interesse per il turista che non ha stretti rapporti con questo paese. In compenso non abbattetevi e ordinate un'altra tapas mentre aspettate l'articolo di settimana prossima...