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lunedì 28 marzo 2016

Portale Amsterdam

Benvenuti a "Portale Amsterdam". Qui potrete trovare sia le mie impressioni sulla città sia utili consigli cliccando comodamente uno dei link qua sotto riportati. Per qualunque dubbio o richiesta di informazione aggiuntiva, rivolgersi al blogger di bordo tramite i commenti o la pagina relativa. Ricordiamo ai signori passeggeri che la discussione e i diversi punti di vista sono sempre ben accetti! A breve avrete accesso ai link, vi preghiamo di allacciarvi le cinture di sicurezza. Riccardo del Letterarteblog vi ringrazia per aver scelto di leggere su questo sito! Grazie e arrivederci!






Amsterdam: Tips and Tricks

Amsterdam è una delle mete in Europa più gettonate da diverse decine d'anni. Vuoi per il clima liberale, per il fascino che suscitano i canali o il clima rilassato, milioni di turisti si riversano per le strade della capitale Olandese in ogni periodo dell'anno. Qui vi darò qualche consiglio e suggerimento su cosa vedere o come muoversi in città!



I Am Sterdam Card: fatela assolutamente. Costa un pochino ma avrete tutti i musei più importanti, a parte quello nazionale, gratuiti e pure i mezzi pubblici per spostarsi in città (no treno quindi). Importantissima perché la maggior parte delle attrazioni culturali costa e non poco, e con questa carta si può risparmiare un po'. Disponibile per 24, 48, 72 o 96 ore dall'attivazione, acquistatela sul sito internet ufficiale o sul posto. Merita tantissimo e comprende una piccola crociera gratuita per i canali della città!

Attenti a bici e tram: hanno le loro corsie privilegiate, ovviamente, ma state attenti a non farvi prendere prendere sotto. Particolare attenzione per le piste ciclabili su cui transitano anche i motorini!

Muovetevi a piedi: il centro storico è veramente piccolo e anche un museo "distante" come il Tropenmuseum (quello di etnografia, veramente bellissimo) si raggiungono camminando nel peggiore dei casi per una mezz'oretta se dovrete attraversare trasversalemnte la città, altrimenti le distanze sono molto ridotte.

Prendete una camera nei dintorni di Amsterdam: l'Olanda è attraversata in lungo e in largo da treni che, ogni cinque minuti, partono per ogni dove. Località come Amsterdam Sloterdijk o Harlem posso essere veramente molto comode per alloggiare, considerati gli altissimi costi degli hotel nella capitale!

Mangiate etnico: l'Olanda trae la propria forza vitale dagli immigrati che giungono da tutto il mondo portando con sé tradizioni e culture molto diverse. La cucina tradizionale, al contrario, non ha nulla di veramente speciale, quindi approfittatene per esplorare nuove frontiere del gusto!

Attenti a dove comprate il formaggio: siamo italiani e sappiamo cosa sia il formaggio buono. Ecco, sappiate che quello Olandese non lo è o, comunque, impallidisce di fronte alla più banale forma di grana nostrana! Insipido e morbido, non ha un sapore particolare se non moltissimo stagionato e, per questo, sono costretti a mischiarlo con condimenti vari (ad esempio cumino o erbe varie). Come se non bastasse, in centro città i prezzi sono a dir poco vertiginosi... per poi crollare, naturalmente, nei supermercati! Sulla via della casa museo di Rembrandt si trova un grosso supermercato (cercate i portici vicini in direzione della sinagoga portoghese) in cui 3 piccole forme vengono 16€. In centro i prezzi, per intenderci, si aggirano intorno ai 50€ per lo stesso prodotto.

Meravigliosi musei nascosti: potrei dirvi di quanto sia bello il Van Gogh Museum ma a poco servirebbe. Mi sento, invece, di consigliarvi nella maniera più assoluta la collezione di dipinti del 1600 olandese presso l' Hermitage Amsterdam e il Tropenmuseum di antropologia, già citato sopra, e il museo della città in pieno centro. Tutti gratuiti con la I Am Sterdam Card, solo state attenti agli orari perché chiudono alle 17!

Pronuncia: non provate nemmeno a pronunciare l'Olandese. Non è tedesco e nemmeno inglese, ha nomi complessi e un sacco di vocali che si leggono in modo sempre diverso. Lo dico per voi eh, per evitare figuracce estreme davanti a tutti (sì mi è capitato) e incomprensioni. Tutti, in compenso, parlano inglese se non... qualche parola di italiano (quindi andateci piano con i commenti acidi, i diretti interessati potrebbero capire)

Droga: diffidate di qualunque prodotto a base di erba che non venga venduto all'interno dei Coffe Shop: solo loro sono autorizzati a vendere sostanze stupefacenti. Tutto il resto sarà un mucchio di schifezze costose che non producono alcun effetto e che delle canne avranno solo il sapore. Andate solo in locali che vi sembrano tranquilli e affidabili, piuttosto anche ricercati e pretenziosi, non gettatevi nella caotica catena Bulldog che ha un aspetto terribile. Vi ricordo che potrete portare con voi fino a 5 grammi e non di più e che, tendenzialmente, è considerata maleducazione fumare per strada lontano dai Coffe Shop.

Prostituzione: le "donnine", decisamente poco vestite, stanno in piccoli appartamenti che si affacciano sulla strada e non si possono fotografare (quindi non vetrine come le possiamo intendere noi). Il quartiere della prostituzione dietro la Oude kerk è il più famoso ma, in realtà, possono essere ovunque anche se le più attraenti stanno in quella zona. Non conosco prezzi o modalità con cui funziona la contrattazione ma, da quel che ho visto, si entra e, subito dopo, viene tirata una tendina tattica: se proprio dovete farlo almeno cercate di non sgusciare di fronte al gruppo vacanze Piemonte!

Birra: la maggior parte degli alcolici sarà d'importazione belga. Meno costosa rispetto all'Italia, buttate sempre un occhio sulla gradazione: facilmente si va sui 9 gradi! La birra nazionale è la Heineken, il che vi fa ben capire perché puntino molto su altri prodotti...



Ovviamente queste sono solo alcune cose che mi vengono in mente ma non fatevi problemi e chiedetemi quel che volete sulla mia "Amsterdam Experience" sotto nei commenti oppure in pagina!



Amsterdam: un'Opinione.

Amsterdam è una città delle più curiose, divisa in maniera ambigua tra vizio e virtù. L'antica Oude Kerk (chiesa vecchia) riposa accanto alle vetrine delle prostitute e a un basso rilievo che raffigura un seno palpato, i coffee shop della Bulldog vomitano turisti sulle sponde dei placidi canali e la sporcizia insozza le strette stradine del centro di primo mattino. Difficile, a mio avviso, trovare una poesia ad Amsterdam diversa da quella ispirata dai suoi
canali su cui si affacciano le case sbilenche dalle facciate in mattoni dalle mille sfumature. Piazza Dam, sede del palazzo reale, è attraversata da una strada trafficata, invasa dai tram e da folle di turisti mentre la Museumplein, la zona in cui sono situati i musei principali, è occupata da turisti tanto, troppo, intenti a farsi una foto con la grande scritta "I am Sterdam". Paragonata con altre capitali nordiche visitate negli scorsi anni (Bruxelles, Parigi, Copenaghen, Londra e Stoccolma), Amsterdam assomiglia terribilmente al formaggio tipico di quella zona: insipido al gusto di chi ha sperimentato altro. Con questo non voglio dire che sia una brutta città: mi ha entusiasmato non poco ed andarci era uno dei sogni della mia vita ma, diciamo, un po' di amaro in bocca rimane quando si fa un confronto con altre località.

Il concetto dietro ad Amsterdam è abbastanza chiaro: i soldi. Scambi mercantili che si affollano da secoli, apertura mentale per aumentare gli introiti e l'arte di sapersi vendere bene hanno reso grande una nazione che, di per sé, non è in grado di fornire prodotti eccezionali. "Holland has got nothing", come mi disse uno studioso al museo di archeologia Allard mentre analizzava i resti di una fossa biologica di un'abitazione del 1600, mostrandomi resti di cibi tropicali e mediterranei che una terra così fredda e buia mai avrebbe potuto produrre. Questa dedizione per gli affari ha fatto in modo che, non troppo tempo dopo la riforma protestante calvinista, l'Olanda perdesse la propria cultura religiosa: ad oggi non esistono vere cattedrali nella capitale e tutto ciò che è sacro è relegato e ridimensionato a una categoria commerciale o di impegno sociale volto a guadagnare prestigio e, da qui, cariche politiche e potere. L'anima della città non si è persa ma si è incanalata in un'altra via, quella del successo, che ha posto le basi per una forte tolleranza.

Amore per il potenziale lavorativo degli immigrati, abbattimento di ogni barriera morale pur di fare affari e il distacco da ogni potere religioso hanno reso grande una nazione con i suoi pregi e difetti. Legalizzazione della prostituzione e, in parte, di alcune droghe: Possibile? Amorale? Necessaria? Ovviamente non sono qua per fornire una risposta che non segua la mia etica e ideali ma vi posso dire che, nel bene o nel male, il tutto funziona. O,
almeno, questo è vero finché non si va a sbattere con la realtà dell'abuso dei coffee shop, quei locali in cui è consentita la vendita di diverse droghe leggere. La maggior parte dei turisti, vi risulterà presto chiaro, si reca in Olanda solo ed esclusivamente per quello, ignorando completamente qualunque aspetto culturale possa offrire la città. Ciò può provocare un certo fastidio solo nel momento del confronto con alcuni connazionali o quando si percorrono certe strade molto affollate del centro ma, in generale, regna un clima di totale serenità. Se non fosse per il forte odore, voi non vi accorgereste di loro e loro, credetemi, di certo non si accorgeranno di voi!

Una città moderna, divisa tra tradizione e innovazione, che ha un disperato bisogno di risorse esterne per sopravvivere. Un angolo di mondo sotto i riflettori costanti della stampa internazionale per le sue scelte audaci. Un luogo di grande cultura, sì, ma spesso importata con lo scotto di perdere la propria identità o, ancora peggio, di appiattirla. Una città non facile, complessa nel suo funzionamento, dalle mille sfaccettature e dai numerosi lati oscuri misti al fascino dell'inventiva.

La città del vizio o della libertà?
Sta a voi deciderlo!


Per consigli e trucchi sulla visita alla città venite pure qui!

martedì 12 gennaio 2016

Big Brother is Watching You: Brevi Storie di Regime

Si possono dire tante cose contro la rivoluzione inglese di Cromwell, quella Francese e la recentissima Russa ma, a tutte quante, dobbiamo in realtà una cosa importantissima: l'idea di ribellione del popolo per il popolo (ok, di questo possiamo discutere poi, ma per ora seguitemi). Sembra una cosa da
poco ma, in realtà, quasi nel resto del mondo questo principio manca o, se c'è, non è stato attuato con successo. In Cina, ad esempio, l'imperatore non è mai stato un essere superiore ma riceveva un "mandato celeste" da parte delle sfere divine: qualora non avesse adempiuto al suo compito correttamente, sarebbe stato giustamente destituito e rimpiazzato. Peccato però che, nel 1912, a far crollare un impero con più di 2000 anni alle spalle furono gli occidentali che, in seguito ai disastri delle guerre dell'oppio, fecero talmente pressione che il potere si sgretolò. E se le cose qui finirono male, le altre volte non è che sia andata molto meglio.


Chi di voi sapeva che in Thailandia c'è, al momento, la monarchia col più longevo regnante al mondo (Rama IX in carica dal 1946) affiancato da un
feroce regime militare? Chi di voi sapeva che i colpi di stato, dalla seconda guerra mondiale ad oggi, sono stati 19, ciascuno accompagnato da numerose vittime per la repressione delle proteste? Chi di voi sapeva che quest'ultima giunta, instauratasi appena due anni fa, ha abrogato di netto l'intera costituzione, nell'indifferenza più assoluta del monarca? Eppure quando si arriva a Bangkok tutto è impregnato del più becero nazionalismo fascista, disgustoso agli occhi di chiunque abbia provato cos'è la democrazia. Giganteschi ritratti del re spiccano in mezzo alle strade della capitale, cartelloni sull'autostrada lo raffigurano mentre compie le azioni più quotidiane, eroe del popolo, e ogni tanto spuntano altarini al lato dei marciapiedi in suo onore, ricoperti di freschi fiori arancioni. Un culto della personalità sfrenato, deleterio aggrapparsi a un'idea di sovrano tipo 1600, che appare tanto sfarzoso e kitsch, col palazzo reale di Dusit stracolmo di enormi mobili d'oro che richiedono anni di lavoro a centinaia di artigiani (e non sto esagerando) nel mentre sopravvivono abusi di potere, corruzione e assenza di democrazia. Ma questa non è la cosa più spaventosa di tutte.


Il senso di oppressione più grande l'ho percepito in Birmania, attuale Myanmar, dove, invece, è assente una monarchia e il regime militare è travestito da partito. Lì non ci sono cartelloni, onorificenze o ostentazioni di potere. Molto peggio. Vi è il completo anonimato, nessuno accenna alla faccenda che non deve essere accennata, regna apparentemente la pace. In realtà ci si accorge presto che qualcosa non va quando compaiono, a volte, per strada, barriere coperte dal filo spinato, il comune di Yangon, la ex
capitale, è protetto come un fortino da un manipolo di soldati e si viene a sapere che alcune zone del paese non sono accessibili agli esterni. Ma per strada, allo stesso tempo, non vi è polizia, ed è la cosa che più mi ha messo i brividi appena l'ho notata: a parte qualche sporadico militare e agente in divisa, spesso a sorvegliare il traffico, le forze dell'ordine appaiono assenti. Eppure vi sono accademie militari, scuole di polizia e quant'altro, ben visibili e indicate. Ma gli agenti dove sono? La risposta non vi è ancora abbastanza chiara? Sono tutti in incognito.

Agli angoli delle strade? Seduti al bar? A vendere foglie di betel sui marciapiedi? Dove sono nascosti gli agenti, che fanno, cosa sorvegliano, perché? Non c'è da stupirsi che agiscano così quando una legge prevede, addirittura, pene severissime per chi si azzarda a parlar male del governo. E sì che poliziotti in borghese sono ovunque nel mondo: mi ricordo benissimo
come marciassero al fianco di quelli in divisa a Pechino, entrando a piazza Tian an Men (QUA li ho filmati). Anonimato, impersonalità e mimetismo: questi alcuni caratteri fondamentali di una polizia invisibile, che agisce nell'ombra, sempre pronta a colpire. Questo trovo veramente oppressivo: non un vecchio pagliaccio vestito di bianco e giallo ma una massa scura di oppressori pronti a colpire. La presenza di un Grande Fratello Orwelliano e di un regime fascista possono portare a risultati inimmaginabili. Avere, invece, un punto di riferiemnto come un re, così al centro dell'attenzione,lo rende solo apparentemente un simbolo forte: in realtà basta abbattere lui per eliminare l'intero sistema.



A confronto la cacotopia Orwelliana di 1984 sembra un gioco per bambini, con un regime dittatoriale che è riuscito, comunque, ad addomesticare l'intera popolazione che non si accorge dei soprusi, catturata in un gioco di potere internazionale. Qui la realtà è molto più concreta, le repressioni avvengono perché la gente, che sa quali potrebbero essere i suoi diritti, prova a ribellarsi. La consapevolezza crea disagio e malessere, al contrario della placida incoscienza. 




Di tutti gli articoli, questo è stato sicuramente uno dei più difficili da scrivere in due anni di attività. Il problema sta nel volervi comunicare qualcosa che, vissuto dal vivo, ha avuto per me un effetto stranissimo. Un senso di disagio costante, quasi palpabile, che finisci per avvertire nella gente che, naturalmente, lo dissimula nella quotidianità. 

Anche per oggi l'articolo si conclude qua e spero vi sia piaciuto! Per tenervi aggiornati sulle prossime uscite e sul raduno a Milano domenica 17 venitemi a trovare in pagina!

martedì 5 gennaio 2016

Il Nuovo Fardello dell'Uomo Bianco

Avete mai sentito parlare de "Il Fardello dell'Uomo Bianco"? È una poesia del 1899 composta da Rudyard Kipling, il celebre scrittore inglese autore, tra le tante opere, di "Cuore di Tenebra" e "Il Libro della Giungla". Fiero cittadino dell'impero britannico, invitava l'uomo bianco europeo, forte della sua cultura millenaria, a colonizzare i selvaggi che popolavano il resto del mondo e a imporre loro i propri usi e costumi, superiori moralmente alle barbarie dei popoli più esotici. Figlio del suo tempo, di certo non possiamo né condannarlo né giustificarlo con i nostri occhi moderni ma, ciononostante, i tempi sono cambiati, siamo nel 2016 e di colonialismo non si dovrebbe, almeno teoricamente, più parlare. Tuttavia, quando sono stato in Myanmar, uno dei paesi più poveri al mondo, per 3 settimane una decina di giorni fa, non ho potuto fare a meno di sentire qualcosa dentro di me crescere, pesante e fastidioso. Incredibile a dirsi, avevo sviluppato un Nuovo fardello dell'uomo bianco!

Il Vecchio Fardello dell'Uomo Bianco (illsutrazione di Gillam, tra 1800 e 1900)


Prima di passare alla riflessione vera e propria, qualche piccola informazione su questo stato, per muoverci poi più agevolmente. Ex colonia britannica, la Birmania conquista l'indipendenza, al termine della seconda guerra mondiale, grazie al generale Aung San, padre della famosa San Suu Kyi, e che ancora oggi viene riconosciuto come il più importante eroe nazionale. Sfortunatamente non fece in tempo a salire al potere perché eliminato da un nemico politico. Da quel momento la Birmania non ha più avuto pace: molti giri politici e governi dispotici sono culminati in una crudele dittatura militare (quella che ha cambiato il nome dello stato in Myanmar, spostando la capitale a Naipidaw da Yangon) che, recentemente, ha assunto la forma solo apparentemente democratica del partito: i nomi delle istituzioni cambiano, ma la gente rimane sempre la stessa. Ovviamente non c'è spazio per i diritti umani fondamentali che, come succede in molti stati di quella zona, non vengono garantiti alla popolazione. Giusto per tirare le fila della situazione: stato finto democratico, vera dittatura militare, con un'economia messa in ginocchio da deleterie scelte autarchiche, niente diritti umani per una popolazione che, spesso, non ha nemmeno l'acqua corrente in casa.

Detto ciò, arriviamo alla questione: il tipico occidentale bianco, ricco e grassoccio, come deve reagire di fronte a questo mondo? Deve o non deve aiutare? A molti la prima risposta suonerà automatica, ma è proprio così? Un popolo, una nazione, non ha diritto a stabilizzarsi per proprio conto? Questo è successo a moltissimi paesi occidentali, politicamente e economicamente, piano Marshall a parte. I cambiamenti avvengono sempre, ci volessero anche secoli, e sempre con processi naturali. Inoltre molti interventi recenti (Vietnam, Corea, Medio Oriente), portati avanti dalle grandi potenze "dispensatrici di democrazia" e benessere, non hanno portato a situazioni troppo piacevoli. Quindi: aiutare, un dovere o una possibilità?

il Nuovo Fardello dell'Uomo Bianco
Ma facciamo finta che aiutare un paese in pesanti ristrettezze economiche sia un dovere e che, quindi, si debba considerare di dare una mano a questi paesi in via di sviluppo. La domanda che mi sorge immediata è: aiutare tutti o solo alcuni? E attenzione, non lo dico perché ci son paesi di serie A e B! Prendete, appunto, il Myanmar. Un paese che, dal punto di vista dei diritti umani, presenta una situazione a dir poco immonda. Inoltre alcune zone del paese sono ancora off limit, con territori a nord dove viene prodotto l'oppio o le cave di giada in cui i minatori lavorano in situazioni indecenti (a dicembre ci sono stati 100 morti, schiacciati da cumuli di detriti di scarto). Aiutare questo stato non significherebbe, dunque, scendere a patti con un governo dittatoriale, antidemocartico, violento e repressivo? Non sarebbe una presa di posizione compromettente? Un po' come accettare, tacitamente, l'esistenza di certe leggi e la negazione di determinati diritti pur di tenersi buona una determinata zona, come fanno Giappone, Cina, Corea del Sud e molti altri. Però, d'altro canto, si può distogliere lo sguardo da un effettivo stato di necessità e povertà? La gente sta male, vive in capanne senza i servizi minimi, schiavi di una moneta svalutatissima. Azioni mirate possono, certo, essere utili a ridurre molti problemi ma, allo stesso tempo, a che costo?

E qua arriva l'ultima questione. La gente del luogo, da quanto ho visto, è sì povera ma estremamente dignitosa. Quella che noi definiamo "povertà" per loro è "normalità". Non hanno idea di come sia realmente il mondo al di là, a volte, del proprio villaggio di 20 case. Vivono tranquillamente la loro vita con quello che hanno, come noi viviamo la nostra, senza troppi affanni o preoccupazioni. Concetti come "carriera", "leasing" o "PIL" e altre diavolerie del XX secolo non sono noti o, comunque, rimangono su un piano secondario rispetto alla centralità della "Vita", concetto che da noi si sta piano piano perdendo. Una realtà che ha perso il valore di "umanità", che ha paura, nevrotica e ipertesa. Veramente vogliamo "regalare" quest'inferno a chi, alla fine, vive felice per conto suo? Chi siamo noi per decretare cos'è "meglio" o "peggio", "giusto" o "sbagliato", "bene" o "male"? E no, non sto parlando di diritti fondamentali riconosciuti, almeno teoricamente, dalla totalità degli stati del mondo e che costituiscono uno dei pochi, pochissimi, punti fissi del diritto internazionale.

Ecco, di fronte a queste domande viene il bello: "Che si fa?". Io ho una mia personale opinione che vi espongo di seguito ma, ovviamente, l'invito è di farmi sapere la vostra, anche senza leggere la parte dopo che è, quasi, un piccolo extra irrilevante per l'articolo. Vi ricordo che potete commentare qui sotto oppure sulla pagina Facebook! Se non continuate vi do, ovviamente, appuntamento al prossimo articolo che cerco di far uscire tra giovedì e venerdì!


Quindi, cosa ne penso io? Sono dell'idea che meno si interviene in un paese straniero meglio è, ma che il rispetto di alcuni diritti fondamentali sia assoluto e necessario. Quindi direi sì a entrare in contatto con regimi repressivi affinché questi si democratizzino, in un certo senso, magari favorendo gli scambi economici ma senza intervenire in prima persona. E non parlo di piccoli grandi passi ma di vere e proprie azioni decisive, atti che necessitano di grandi cambiamenti. Non si aiutano regimi dittatoriali, mai in nessun caso, e un popolo deve avere il diritto più assoluto di autodeterminazione, scegliendo lui se e come crescere. Non puntare sull'economia ma sul benessere interiore della popolazione, donando loro la possibilità di vivere liberamente, esprimendo senza problemi la propria opinione e facendo sì che la storia segua il suo corso!

giovedì 31 dicembre 2015

Speciale racconto due anni del blog: "Tea Party"

Faceva un freddo cane quel 5 dicembre, alle 6 della mattina, all'aeroporto di Malpensa. Vestito di soli pantaloni leggeri lunghi, felpa e maglietta (oltre la biancheria intima e le scarpe, si intende), stavo io, scaricato davanti alla porta 4 del primo terminal, solo e tremante come una foglia, in una mano il trolley, nell'altra il passaporto e un solido zaino blu sbiadito di tessuto sulle spalle, pieno zeppo di libri e vestiti. Il Myanmar, un tempo Birmania, mi stava aspettando o, meglio, io non vedevo l'ora che l'aereo mi portasse il più lontano possibile dalla mia città. Le pareti umide, l'aria malsana e gli sguardi della gente di provincia si erano rivelati un cocktail micidiale per il mio umore nell'ultimo periodo e avevo un disperato bisogno di staccare dalla realtà. Per questo avevo scelto, di tutti i posti, uno dei più caldi e lontani dall'occidente del mondo. Inoltre il regime militare dell'odierno Myanmar aveva aperto le porte al turismo da pochi anni e bisognava approfittarsene prima che piccole realtà autentiche si trasformassero in autentiche, nuove, caotiche Bangkok. Era la prima volta che mi recavo in un paese problematico come quello e non sapevo, sinceramente, cosa aspettarmi. Ovviamente qualunque mia costruzione mentale sarebbe stata, da lì a poco, spazzata via come un castello di carte fragilmente assemblato da un gruppo di vecchi ubriachi in uno sporco bar di Phoenix.

Diverse ore di aereo, scalo ad Abu Dhabi, diverse ore d'aereo, arrivo a Bangkok. Una città caotica per chi non è mai stato nei suk di Damasco, piena di palazzoni di cemento che sovrastano una folla di gente che, per strada, ingurgita noodles in brodo circondata da una fitta nube di smog. Gigantografie del re campeggiano ad ogni angolo della città, in mezzo ai vialoni, sulle facciate degli uffici governativi: un vomitevole miscuglio di Mussolini, regina Elisabetta II e il Grande Fratello con due fette di totalitarismo e una spruzzata di pessimo gusto sopra. Fortunatamente rimango solo due giorni in quella città così soffocante e opprimente per poi dirigermi, finalmente, alla volta di Yangon, l'ex capitale della ex Birmania, ora sostituita da Naipidaw, la città fantasma, fatta costruire in fretta e furia dal regime per trasferirsi in questa sorta di isola elitaria.

L'aereo non ci mette che un'oretta scarsa, tempo di arrivare in centro, lasciare giù il bagaglio, e sono subito fuori, sotto il caldo cocente, tra lo smog cittadino e il caos dei cantieri pieni di operai che tirano su alte palazzine. L'atmosfera è molto diversa, la povertà e percepibile immediatamente, quasi palpabile, ma una povertà felice, spensierata, di gente ignara di cosa vi sia dall'altra parte del mondo. Lente processioni di giovani monaci, testa rasata, sandali ai piedi e tunica rossa, raccolgono il riso nelle ciotole per l'elemosina che tengono a tracolla mentre si rinfrescano con grossi ventagli di velluto amaranto. Yangon ha qualche bel tempio da offrire, in particolare la Shwedagon Paya, uno stupa dorato gigantesco che si impone sul panorama cittadino con le sue proporzioni mastodontiche. Moderatamente soddisfatto dalla giornata, me ne stavo tornando in hotel tutto tranquillo, la sera, quando, improvvisamente, la mia tranquilla vacanza prese una piega inaspettata.

Ad aspettarmi davanti all'hotel c'era un macchinone enorme, tutto nero, coi vetri oscurati. Leggermente intimidito, facendo finta di nulla, passai oltre ma non feci in tempo a metter piede nella hall dell'albergo che si aprì la portiera e ne uscì un birmano basso e grassoccio, difficile dire l'età. Anche se il buio regnava, unico padrone, sulle strade di Yangon, indossava dei grandi occhiali da sole neri, in tinta con la macchina. Mi guardò con attenzione ed emise dei suoi simili a un "A yiu miste Giadina?". Sul subito non capii, la pronuncia era decisamente pessima e ero molto provato dalla giornata. "A yiu miste Giadina?" tuonò, decisamente più seccato di prima. Con un piccolo sforzo capii che ce l'aveva con me e, sudando freddo, gli risposi "Yes, it's me". Apparentemente soddisfatto, le labbra serrate in un sorriso professionale, aprì la portiera accanto all'autista e, con un secco ma deciso movimento della testa, mi invitò a mettermi seduto. La mamma mi ha sempre detto di non accettare caramelle dagli sconosciuti, ma non aveva mai accennato a fondine che spuntano in modo tattico dalle giacche. Sudando freddo copiosamente, trattenendomi dall'urlare come un dannato, mi sedetti rigidamente sul sedile, lo sguardo fisso davanti a me, tutti i 752 muscoli contratti, lo stomaco attorcigliato, tutto annullato. Egli si sedette accanto a me e, sfoderando un sorrisone a 48 denti rossi annullati dal betel, mi porse la mano dicendo "Nay Min Ko". Rimasi paralizzato qualche istante, poi accennando un pallido sorriso decisamente poco convincente ricambiai il gesto senza aprir bocca. Il viaggio fu breve ma sembrava durare secoli. Percorremmo silenziosamente gli affollati vialoni di Yangon verso nord, in direzione della Shwedagon, per poi svoltare in un viottolo fiancheggiato da ambasciate e ville lussuose. Ovviamente non dicevo nulla, ci mancherebbe altro, ma dentro di me mi era ben chiaro che qualcuno mi cercava, qualcuno non di poco conto. Ma chi? Chi poteva desiderare la mia presenza in Myanmar, a Yangon, l'8 di dicembre? Finalmente spuntammo su uno stradone deserto dove ci fermammo ai lati, aspettando che un grigio cancello, fiocamente illuminato da due lampioncini, si aprisse dall'altra parte. Non riuscii a scorgere nulla, nel mentre l'auto prudentemente entrava dentro, ma con la coda dell'occhio intravidi una bandiera rossa. La macchina fece qualche metro e si fermò in un ampio piazzale dove un maggiordomo, elegantemente vestito con una livrea di gusto occidentale, simile a un marinaretto, mi aprì la portiera. Disorientato uscii ed egli, con un sorrisone a 59 denti, mi disse, in un inglese a dir poco impeccabile "The Lady is waiting for you. Would you please follow me inside, sir?" e mi condusse attraverso un giardino curatissimo, camminando su un sentierino di ciottoli illuminato dalla fioca luce dei lanternini, fino a una bella casa occidentale a due piani. Salii i due gradini che portavano alla veranda quando la porta si aprì e mi venne incontro San Suu Kyii.

Se qualcuno mi chiedesse ora perché non sono cascato a terra svenuto, sinceramente non saprei rispondergli. La situazione era così irreale da superare qualunque barriera logica e razionale. Ricordo chiaramente di come mi chiese, sempre in inglese (da qui in poi traduco tutto in italiano per comodità) come fosse andato il viaggio e se volevo una tazza di tè. Invece qualunque traccia di una mia risposta è annullata dalla mia mente, terrorizzata e annichilita dall'improvvisa apparizione. I ricordi si fanno più vividi da quando mi sono seduto su una bianca poltrona di pelle nell'accogliente salotto che si affacciava sul lago Inya. Quella sera parlò lei per lo più, la mia lingua era come paralizzata, e vi riporto tutto il dialogo come una sorte di monologo, omettendo i miei commentini imbarazzati ed estremamente confusi:

"Spero che tu abbia fatto un buon viaggio. Dov'è che hai fatto scalo per arrivare fin qui? A Bangkok, no? Ti è piaciuta? Non sopporto tutto quel traffico, lo smog che si deposita sulla gente, i grattacieli che incombono sui cittadini, proprio come quel furbone del loro re. Quando lavoravo all'Onu ho avuto a che fare con lui: un personaggio veramente sgradevole, viscidamente all'antica, pieno di soldi ma poca voglia di risollevare le sorti del suo popolo. Non che qua la situazione sia molto meglio, anzi, immagino che tu sia più che informato... la vita ti mette di fronte a delle scelte: la famiglia o la patria? L'amore o il dovere? Tu o gli altri? Io ho sempre fatto la seconda scelta, ogni volta, e oggi mi trovo qui, ultrasettantenne, vedova, quasi prigioniera in un paese che mi ama e mi odia allo stesso tempo, detestata dai miei stessi figli, vista con diffidenza da una parte del mondo occidentale che si aspettava chissà cosa da me... che ho fatto della mia vita? Spesso me lo chiedo. La colpa di tutto questo non è della gente, loro credono ciecamente in me e non riesco a soddisfare la loro inestinguibile sete di democrazia. Chiusa in questa casa, l'unico svago sono i libri che leggo a decine, accumulandoli uno dopo l'altro. Ed è così che ho conosciuto te: cercavo un commento al libro del santo Rondine Rossa (per chi non sapesse di cosa sto parlando faccio riferimento a questo) e l'unica cosa che ho trovato è stato il tuo racconto liberamente ispirato. Essendomi piaciuto così tanto mi sono letta, lentamente, tutti i tuoi articoli, cercando di rispolverare il mio italiano un po' arrugginito, e quando ho visto che saresti venuto proprio qui, a Yangon, ti ho fatto venire a prendere immediatamente! L'anno scorso avevi delle buone aspettative ma, ti sarai accorto, ti sei molto sottovalutato e, in cuor mio, leggendo i tuoi ultimi articoli penso che la cosa non sia cambiata, vero? La modestia è un'ottima arma, soprattutto se sincera, come nel tuo caso! Hai il dono di riuscire a farti un sacco di amici lungo il tuo percorso: quel Sommobuta, ad esempio, piuttosto che il Panda del Laboratorio di Vegapunk, Sabaku che ti ha addirittura dedicato un video, poi quel canale musicale, come si chiamava? Ah sì, Beyond the Record! Non solo, ti sei messo pure in contatto con quel Dall'Orto per le presentazioni di quel saggio. Tutte cose che, se te le avessero dette A Novembre del 2014, non vi Avresti mai creduto. E poi il premio Boomstick che hai vinto, chissà se quest'anno riuscirai in qualche modo a riaggiudicartelo! Vedo anche che hai cominciato a riscrivere i vecchi articoli, come promesso: un ottimo modo per non far invecchiare il blog e togliere le impurità! Poi si sono aggiunte tante rubriche, ciascuna molto importante per te, e ti sei pure avviato su Youtube. Sono certa, però,che di tutti il passo più importante sia stato quello di mostrare il tuo volto. Ogni insicurezza è passata, hai preso molta più confidenza, hai deciso di essere pienamente te stesso, nel corpo e nello spirito! Questa, forse, il passo avanti più forte del 2015, pari solo all'apertura del blog stesso. Inoltre noto che viaggi molto e, per me che sono rinchiusa qua, la tua sete di condivisione è una comoda finestra pure per me, che fa giovane ho viaggiato moltissimo! Ma dimmi, per l'anno prossimo? Non hai in mente progetti? Qualcosa mi dice che ti stai attivando per sfruttare al massimo le tue conoscenze e fartene di nuove: amici, creativi e colleghi, tutti quanti uniti per nuovi progetti! Le vie del futuro sono infinite: è inutile fare tanti progetti, qualunque essi siano, se ci si impegna, non solo saranno portati a termine ma risulteranno tutti più che soddisfacenti, ne sono certa! Il tempo deve fare il suo corso, lo stile cambia, e con lui i contenuti. Come diceva anche il buon Rondine Rossa, segui sempre il tuo cuore!"

Cancello dell'abitazione di San Suu Kii. 9 dicembre 2015.



Il racconto finisce qui. Certo, non è una di quelle cose che di solito si dice in fondo ai libri, ma oggi va così. Non è, ovviamente, sufficiente dal punto di vista narrativo: la gente normale a fare un racconto breve ci mette mesi, io 4 giorni: che potevate pretendere? L'ho scritto molto in fretta, appena tornato dal viaggio, e sinceramente mi serviva per ringraziare tutti quelli che hanno creduto in me fin'ora. E non è un grazie qualunque. Nel racconto avete letto qual'è stata la mia più grande conquista di quest'anno, e non è affatto sottile, proprio sul piano personale. Il mio augurio di buon anno va a tutti voi, se vi impegnate sono certo che anche i vostri sogni si realizzeranno, proprio come il mio!

martedì 1 dicembre 2015

Viaggio Sentimentale attraverso la Siria

Tra il 28 giugno e il 19 luglio del 2008 sono stato con la mia famiglia in Siria e Giordania. Quello di oggi non è un articolo per raccontarvi cosa ho visto ma, principalmente, chi ho conosciuto e le mie emozioni al riguardo. Quindi non aspettatevi lunghe descrizioni di paesaggi o monumenti perché, a volte, anche solo in una semplice frase si possono nascondere torrenti di emozioni.

Atterrammo a Damasco, dopo aver fatto scalo ad Aleppo, e mi ricordo che, mentre ci spostavamo verso l'hotel in centro col taxi, mi era subito saltata all'occhio una cosa: c'erano ancora delle case distrutte, come da un bombardamento di molti anni fa, che aleggiavano come fantasmi, invisibili ma reali, ai lati delle strade. Era la prima volta che mi trovavo di fronte a dei segni della guerra così reali, così vicini e all'epoca ero già abbastanza cosciente da capire il loro valore e significato. Mi è capitato di nuovo solamente un paio di anni fa in Bosnia e non è qualcosa che ci si dimentica facilmente. Damasco era vivace e caotica nei suoi suq (i vicoli del mercato) che portavano alla magnifica moschea centrale, una delle poche al mondo ad essere affrescata. Lì vicino si trova pure la tomba del celebre generale Saladino, una figura rispettatissima da parte degli stessi crociati. Una cosa ci tengo a precisare subito: mia madre ha girato col capo scoperto tutto il tempo, tranne che nelle moschee ovviamente, e nessuno ci ha mai detto qualcosa: ecco quello che succede a "non rispettare le loro usanze a casa loro" come blatera certa gente che, evidentemente, in certi posti non ha mai messo piede. Comunque, la città, abbastanza carina nel suo insieme, presentava il giusto mix tra oriente e occidente, si percepiva che lo stile di vita era, comunque, modellato su canoni Europei per buona parte. Il traffico, simile a quello del sud Italia, non ci ostacolò nel muoverci autonomamente per il paese.




Non mi metterò a raccontare ogni posto visitato ma solo qualche località significativa. Aleppo è, sicuramente, una di queste. Ho un vivido ricordo della bellissima cittadella che si erge al suo centro, tutta bianca e circondata da un liscio fossato che non lasciava scampo a chi ci finiva dentro. Scambiammo qualche parola anche con il guardiano che, orgoglioso, ci mostrò come avesse accolto e conosciuto Assad e consorte. Il suq, molto particolare, era pieno di quel famoso sapone a base di olio d'oliva che viene venduto nelle nostre profumerie: oggi questi vicoli sono andati a fuoco, divorati da un gigantesco incendio. Facemmo la conoscenza di una famiglia francese che aveva lì una bellissima casa dove si recava per l'estate: probabilmente è andata distrutta durante gli scontri. Tra i vicoli più moderni si trovava uno dei migliori ristoranti di tutta la Siria che serviva il celebre Kebab (carne saltata nel piatto, non il panino) con le ciliegie. Tantissima la gente di cui facemmo conoscenza, i volti e le piccole storie che potevano nascere anche da un'occhiata lanciata di sfuggita.

La meravigliosa Palmira, invece, si stagliava all'orizzonte su un panorama lunare intervallato da qualche antica colonna. Ricordo chiaramente l'astronomica temperatura pomeridiana di 51° che bloccava qualunque tipo di attività umana all'aria aperta. Il mattino dopo visitammo le incredibili tombe sotterranee, dei veri e propri buchi in quel deserto roccioso. Ricordo indelebile la cittadella su una vicina collina che, al tramonto, regalava
bellissimi giochi di luce rossastri. Allo stesso modo ho un vivido ricordo del Krak dei templari: questa è una delle fortezze più famose al mondo e si eleva, indomita, nel suo niveo candore sopra una vallata. Lì facemmo la conoscenza di un italiano, fotografo di professione, che si trovava a visitare questa meraviglia. Lui è una di quelle innumerevoli persone, guide e chiacchieroni di cui ricordo il volto, potrei descrivervi il modo di fare ma di cui non so altro. Quando ci ripenso mi chiedo se sono ancora vivi o che ne è stato di loro.

L'ultima località di cui ci tengo a parlarvi è Hama, la cittadina da cui è, difatti, iniziata la rivolta dei ribelli contro Assad. Famosa e caratteristica per le noriah, le gigantesche ruote da cui i ragazzi del posto si tuffano, lanciandosi da altezze incredibili. Alloggiavamo al Tower Hotel, altissimo, da cui si vedeva tutta la città antica, come in foto. Di questa cittadina, oltre la giovialità e l'allegria che la caratterizzavano, mi rimangono in mente tre cose. Un bambino che, da dietro, ci ha volutamente urtato nel centro storico, procedendo imbronciato per la sua strada, come se noi Europei gli avessimo fatto qualcosa di male. Dei ragazzi che si tuffavano dalle ruote, di cui mi chiedo cosa sia oggi. E un murales con rappresentato Assad circondato da un prato di rose rossissime.



Questo resoconto di viaggio si intitola, appunto, "Viaggio Sentimentale" perché non ha, ormai, alcuna utilità turistica. Quando vedo le oscenità che certa gente scrive su una popolazione che non conosce, la mia mente va a quella settimana e mezza e ai volti visti, le emozioni provate e non riesco a non chiedermi se siano vivi o morti, magari sotto un bombardamento o sul campo di battaglia. Io so di aver visitato posti bellissimi, ora ridotti in macerie, che non dimenticherò mai. E finché avrò in testa quella gente, quei luoghi e quelle emozioni non permetterò mai e poi mai che si parli in maniera ignorante e disinformata di una realtà che, a conti fatti, non era poi così dissimile dalla nostra. Se un certo appoggio lo potevo anche dare ai primi ribelli, sicuramente questi sostenitori dell'Isis non hanno affatto la mia approvazione: comprendo le loro ragioni, determinate non soltanto dal fanatismo religioso, ma ne condanno i modi e i propositi. Il mio pensiero va solo e solamente alla Siria e ai suoi civili che si sono visti distruggere, sotto i loro occhi, un paese bellissimo.


Con questo articolo vi saluto e vi do appuntamento a dopo Natale. Infatti, come chi mi segue su Facebook sa bene, nelle prossime tre settimane, dal 4 fino al 26, sarò in a Bangok e in Birmania. Diciamo che mi prendo una piccola pausa prima di riprendere, a pieno regime, col festeggiamento dei due anni di blog il 27! Come l'anno scorso ho già in mente di scrivere un mio racconto ma, per rimanere aggiornati, vi consiglio di controllare la pagina Facebook! Detto ciò, buone feste, buon Natale, buon tutto e ci si vede alla prossima!

martedì 11 agosto 2015

Collana "A Bordo di Libro" (extra 5): Madrid e dintorni: cosa fare, non fare e mangiare.

Ciao ragazzi e benvenuti, finalmente, a un nuovo articolo! Come promesso la scorsa volta, oggi vi voglio parlare della mia esperienza a Madrid un po' come avevo fatto un anno fa per Parigi. Quindi non ho intenzione di dirvi cos'ho visitato giorno per giorno ma darvi giusto qualche consiglio e suggerimento. Sono stato come turista solo una decina di giorni, quindi per ovvi motivi si tratta di un punto di vista limitato ma non per questo, secondo me, meno valido di altri, no? L'articolo, volendo mettervi più cose possibili, è venuto un pelo lunghino, quindi per non farvelo leggere tutto per forza, casomai foste interessati a un argomento specifico, ecco per voi un breve schema riassuntivo:

) Top 3 Cose da Vedere
) Flop 3 Cose da Vedere
) Top 3 Luoghi Dove Nutrirsi
) 3 Gite Fuori Porta

Le foto dell'articolo NON sono le mie: per quelle dovrete aspettare qualcosa...
Ma direi di non perderci in chiacchiere e iniziare con...

TOP 3 COSE DA VEDERE

) Museo del Prado: e vai con la banalità n.1! Chiunque vada a Madrid fa una capatina al Prado, il più importante dei musei della città che conserva qualcosa come 7000 quadri (ma tranquilli, "solo" 1500 sono esposti). Ti spezza le gambe, questo sì, ma anche solo per il "Trittico delle Delizie" di Bosch, i numerosissimi quadri di Goya col suo "periodo nero" e uno strabiliante Velasque merita tutta la vostra attenzione. Gli studenti sotto i 25 anni non pagano mentre, per gli altri, se proprio volete entrare gratuitamente (ma ve lo sconsiglio date le lunghissime code) dalle 18 si ha libero accesso. In ogni caso non perdetevelo, non potete dire di essere stati a Madrid altrimenti!
Cani che affogano, Sabba e giganti caratterizzano le ultime opere di Goya.

♠♠) "Guernica" di Picasso: E vai con la banalità n.2! "Guernica" è fin dalle medie che lo ripropongono in tutte le salse, con le varie interpretazioni e la storia della guerra civile spagnola. E non lo metterei qui se vedendomelo comparire davanti all'improvviso, così grande e maestoso, non mi fossi sentito colpito da un masso enorme dritto nell'anima! Vederlo in foto è un conto, vederlo di persona è tutta un'altra cosa. Ti emoziona e colpisce, stordendoti con la sua forza espressiva fatta di immagini estremamente vivide nel loro essere astratte. Si trova al Reina Sofia, il museo di arte contemporanea, che vi consiglio assolutamente anche se posso capire che a qualcuno possa non piacere (non sapete che vi perdete).

♠♠♠) Palacio Real: Premessa: non sono un grande fan dei palazzi reali. Li trovo, tendenzialmente, un po' pesanti e non mi attirano se non con qualche eccezione. Palacio Real è una di queste. Rimango sempre restio di fronte allo sfarzo di questo, soprattutto se così artificiosamente ostentato, ma questa volta, non so perché, tutto è andato più liscio del solito. Saranno state le poche stanze, il non eccessivo numero di turisti o il caldo che mi aveva stordito, fatto sta che mi è piaciuto abbastanza!


FLOP 3 COSE DA VEDERE

) Plaza Mayor: Lo ammetto, la piazza principale di Madrid non mi è piaciuta affatto. Non ha nulla di speciale se non più di un quarto in ricostruzione, costosi ristoranti che la ingombrano coi loro ombrelloni bianchi e una schiera di venditori ambulanti, soprattutto la sera, armati di fischietti fastidiosissimi per richiamare i bimbi. Carina l'atmosfera e i palazzi rossi, per carità, ma sarà che vengo da una delle città d'Italia con la piazza più bella di tutto il paese però... Plaza Mayor non mi è sembrata decisamente nulla di che: piccola e abbastanza anonima!

♣♣) Museo Thyssen-Bornemisza: Nel mentre aspetto le vostre fucilate per questa posizione, lasciate che vi spieghi il perché della mia scelta. So che è uno dei più importanti musei della capitale Spagnola, insieme a Prado e Reina Sofia, ma non regge affatto la competizione. Molte, moltissime opere che non mi hanno colpito. Sarà l'assenza di Goya (uno dei pochi autori spagnoli che apprezzo oltre a Velasquez), il viaggio forzato dalle pale
Questo al Lazaro-Galdiano
Medievali a Roy Lichtestein o l'assenza di una propria identità, ma mi sono annoiato dopo un piano e mezzo di anonimato (al livello di emozioni, ovvio). Non vi sconsiglio di andare, anzi, ma personalmente non l'ho apprezzato.
Il Lazaro-Galdiano, più piccolo e semi sconosciuto, abbandonato dai più perché in "periferia", presenta meno opere ma molto più incisive, per me, di tutte quelle viste al Thyssen-Bornemisza. Tutto qui. Scusate il disturbo, ora potete premere il grilletto con comodo.

♣♣♣) Tempio di Debod: Non sapete quanto soffra a mettere questo antico tempio egiziano del 2200 a.C. nella classifica. Sì, perché per chi non lo sapesse, in mezzo a Madrid, in un parco un pochino spostato dal centro propriamente turistico, sorge un autentico tempio egiziano trasportato, mattone per mattone, come regalo dell'ex presidente Egiziano Nasser. Il problema è che non ci incastra nulla col clima madrileňo, è strapieno di turisti ed è, quindi, claustrofobico da morire. Odio mettere in una posizione così bassa un monumento di così alto prestigio ma, secondo me, è stato proprio maltrattato dalla stessa città che lascia la gente toccare liberamente le antichissime pareti e consente l'accesso veramente a troppi turisti alla volta. Vi prego visitatelo, è bello perché merita come monumento a sé stante, ma sappiate a cosa andate incontro: parola di faraone!

TOP 3 LUOGHI DOVE NUTRIRSI

Una piccola premessa. Senza dubbio una delle cose più belle di Madrid è stato il cibo, economico e molto buono. Il titolo non riporta a caso "nutrirsi" e non "mangiare". Sono pur sempre uno studente disoccupato, non posso permettermi grandi ristoranti, quindi ci si arrangia come si può senza ricercare la "sciccheria sempre e comunque" ma senza nemmeno andare da Gennaro o' Vibrione. I tre luoghi che riporto sono i migliori come rapporto qualità prezzo provati: non alta classe ma sicuramente molta sostanza!

) Museo del Jamon: Il luogo più accattivante dove pranzare: panini a un euro, birre da 33 cl. a 90 centesimi e una grande varietà di piatti tra cui scegliere. Certo, il panino non aspettatevelo strabordante di roba, ma uno e mezzo placheranno di certo la vostra fame per un veloce pranzo in qualche parco di Madrid (sono anche da asporto). Il prosciutto crudo di Madrid è una vera prelibatezza ma lo stesso vale anche per il chorizo, salsiccia piccante tipica Spagnola. Pranzo o spuntino, il Museo del Jamon vi aspetta (ce ne sono svariate sedi nel centro, una vicina a Sol e un'altra nei pressi di Plaza Mayor).

♥♥) Mercado San Miguel: come amo dire "Tapas is the new apericena": si tratta di sostanziosi aperitivi che posso spaziare da tartine al formaggio fino a una frittata alta di patate passando per gustose ostriche fresche. "Tapas" è qualunque cibo servibile al bancone, possibilmente salatissimo come i bellissimi peperoni verdi saltati e coperti di sale grosso, da accompagnare con abbondante alcool (un bicchiere di buon vino 3€). Madrid è disseminata di locali in cui mangiar tapas ma il più grande assortimento lo troverete di certo al Mercado s. Miguel, situato appena fuori Plaza Mayor. Diviso in zone in base al cibo desiderato, offre ogni tipo di aperitivo desiderabile e sognabile a prezzi relativamente bassi: ci si può veramente sfamare con pochissimo!
Mercado San Miguel
♥♥♥) Ciocolateria san Ginès: conoscete i churros? Ma sì, quei cilindri di pasta fritta da pucciare, preferibilmente cosparsi di zucchero a velo, nella cioccolata fondente! No? Sì? Bhe, sicuramente non saranno stati buoni come quelli di questa cioccolateria famosa da oltre 100 anni per i loro tubi fritti. Io odio il fritto: premesso questo ho trovato i churros di questo locale aperto fino a tardissimo e gremito di turisti, leggerissimi e meravigliosi. Per soli 4 soldoni avrete 6 cilindri di dolce, zucchero a iosa, cioccolata fondente e acqua per sciacquarvi la bocca. Avete l'acquolina in bocca al sol pensiero? Pure io...

L'articolo è venuto lunghino ma non potevo evitare di darvi qualche consiglio su alcune località visitate in giornata. Oltre a Madrid sono stato in altri 3 (anche se sarebbero 4, ma in uno solo per mezza giornata) posti nei dintorni della capitale: qualche piccola nota me la concedete?

) Toledo: Pronto a essere fucilato di nuovo: Toledo non mi ha fatto impazzire. So che si tratta di una città interamente protetta dall'Unesco, so che è una perla Spagnola se non La Perla per eccellenza, so che ha una storia antichissima ma... l'ho trovata decisamente troppo, troppo piena di turisti e pronta ad accoglierli fin troppo bene con prezzi elevati e l'abituale scortesia di queste località inflazionate. Andate a Toledo ma portatevi una GRANDE quantità di contanti: le attrazioni turistiche, costose a mio parere, non accettano che cash e niente carte di credito. Totale: bellissima città ma sgradevole esperienza. Consiglio di arrivarci con un'oretta scarsa di bus a 10 euro a persona andata e ritorno: il treno ci mette poco meno e costa 12 euro a persona solo andata!

♦♦) El Escorial: Questo palazzo-monastero della monarchia spagnola di fine 1500 è a dir poco deludente. Certo, è un monastero, non potevo aspettarmi chissà quali fronzoli e orpelli, ma devo dire che l'atmosfera è proprio tetra, tutta molto rigida e spoglia. Sul serio, per arrivarci il treno impiega parecchio tempo e non ne vale la pena a meno che non amiate i grandi palazzi: risparmiate tempo, invece, per Alcala de Henares, la cittadina natale di Cervantes che ho potuto visitare solo sommariamente in un pomeriggio ma che merita decisamente più attenzione.

♦♦♦) Segovia: la città è magnifica: tutto ciò che non abbiamo trovato a Toledo l'abbiamo trovato qui: pochi turisti, cibo buono (provate il maiale da latte cotto in forno, è divino!) e gentilezza. Condite il tutto con costi modici, un acquedotto romano mozzafiato e l'alcazàr, il palazzo reale, che è una vera perla, la cosa più stupefacente di questo viaggio, tanto da surclassare tutte le cose viste a Madrid. Prendete il treno ad alta velocità stavolta che ci mette solo 30 minuti contro le 2 ore di bus e treno regionale.
IL SOFFITTO!
L'articolo si chiude qui con qualche piccola info che potrebbe esservi utile. In pochi, anzi pochissimi, parlano inglese, anche tra i più giovani, quindi preparatevi a faticare con la lingua. La vita notturna è ottima e con un poco di attenzione i costi saranno contenuti. I prezzi, in generale, sono inferiori rispetto all'Italia: se lo sapete riuscite ad evitare le fregature. 

Per concludere un giudizio finale su questa capitale. Molto carina mi è piaciuta meno di Parigi ma il suo punto di forza non è decisamente la cultura quanto la vita sociale. La Spagna è sempre stata in una posizione marginale nella storia anche per la sua posizione geografica e l'unico secolo in cui ha brillato è tra la fine del 1500 e il 1600. Una storia di Madrid per la stessa Madrid, di limitato interesse per il turista che non ha stretti rapporti con questo paese. In compenso non abbattetevi e ordinate un'altra tapas mentre aspettate l'articolo di settimana prossima... 









mercoledì 8 aprile 2015

Collana "A Bordo di Libro" (extra 4): Slovenia e l'Istria: una tranquilla evasione!

Come chi mi segue su Facebook forse sa, in queste vacanze di Pasqua ho fatto un viaggio di 5 giorni in Slovenia e sulla penisola d' Istria, in Croazia. Come di consuetudine, ogni volta che metto piede fuori da qualche parte poi vi faccio un piccolo resoconto per darvi, magari, qualche consiglio su cosa fare od evitare, su cosa vedere o saltare oppure soltanto per farvi riflettere sui posti in cui vado e su quello che ho visto. Questa volta, invece, non mi sorgono particolari considerazioni: è stato, molto semplicemente, un viaggio Tranquillo, quindi niente grandi spiegoni o forti avventure, giusto l'itinerario e qualche consiglio. Quindi, qualora non foste interessati, vi saluto direttamente dandovi appuntamento a lunedì con la ripresa regolare degli articoli; per chi rimane, invece... partiamo!

Molto trash come cartina dell'itinerario ma vi consiglio di guardare voi i luoghi citati

La Slovenia conviene visitarla in macchina: le distanze, infatti, sono Molto ridotte e le strade sono tenute bene e, inoltre, l'autostrada non si paga! Per accedervi ci sono varie strade (Trieste e Gorizia sono solo alcune) ma noi siamo entrati da Cividale Friuli per sbucare direttamente a Kobarid, la nostra prima meta. Immagino la vostra indifferenza nel sentire questo nome
Il giovane Hemingway soldato a Caporetto
assolutamente anonimo e pure io, inizialmente, ero sul vostro stesso livello prima di sentire la traduzione italiana: Caporetto. Esatto, il luogo della sanguinosa disfatta italiana della I G. M. si trova ora in Slovenia insieme al fiume che testimoniò quei terribili anni: l'Isonzo, ora Soča, su cui è possibile fare rafting. Nel paesino di Kobarid si trova un museo piccolo ma dettagliato sulle terribili vicende di quegli anni e merita una visitina anche se non siete interessati: molto probabile che un vostro parente abbia combattuto in quella stessa zona in trincee scavate nel ghiaccio e nella neve! In ogni caso noi abbiamo continuato verso nord e, superata la cittadina di Bovec, siamo saliti a quota 1600 metri al passo del Vršič dove ci ha accolto una piccola sorpresa: la neve. E non poca. Non vi so dire con precisione quanta ne fosse caduta ma davanti a noi si paravano grandi prati sommersi di bianco incontaminato. Il vostro scrittore, inoltre, preso dalla gioia per l'inaspettata scoperta, salendo su una collinetta ha perso di colpo la gamba sinistra, giù fino al ginocchio, in un cumulo che ha ceduto: per carità, l'ho riestratta ma le mie scarpe da tennis e la mia gamba sotto i jeans non hanno gradito. A parte questa piccola nota devo dire che la strada era tenuta Benissimo e vi devo avvertire che, però, d'inverno questo passo rimane chiuso: fate attenzione! La cittadina di Kranjska Gora, dall'altra parte, famosa per le sue piste da sci ci è apparsa triste e deserta: si vede che non è stagione ma d'inverno ci sarà tantissima gente visto il numero di affittacamere. In ogni caso la nostra prima sosta è stata sul lago di Bled che vi sconsiglio di visitare d'estate perché attrezzato per ospitare centinaia di persone tutte assieme mentre, quando sono andato, c'era pochissima gente ed era vivibilissimo.

Il lago di Bled sembra uscito direttamente da una fiaba!
Inutile dire che, come capirete anche voi dalle foto, è un posto incantevole e molto carino ma anche parecchio tranquillo. Il vicino lago di Bohinj però, a mio parere, lo batte: non sorgono costruzioni sulle sue rive ma solo una tranquilla passeggiata con cui lo si può esplorare con tutta la calma del mondo: un posto semi paradisiaco! Sulle sue sponde sorge anche una chiesetta molto particolare di cui vi racconterò un'altra volta m che vale la pena di visitare. Da qua ci siamo spostati verso Ljubljana, la capitale, facendo sosta nel mezzo a Radovljica e Skofja loka, due amene cittadine medievaleggianti che vale la pena esplorare anche solo per un'oretta.

Lubiana (non ho voglia di riscrivere tutte quelle j) è molto piccola e vivibile. Appena arrivati vi colpirà l'animato mercato, l'imponente castello che la sovrasta e la presenza di un notevolissimo numero di italiani turisti proprio come voi. La sua visita non posso dire che mi abbia entusiasmato più di tanto: per carità, va vista eh, ma non aspettatevi che regga il confronto anche solo con un nostro capoluogo di provincia. noi l'abbiamo visitata tutta bene in un giorno e mezzo ma se vi appassiona potreste anche non annoiarvi per un 2 o 3 giorni (non so come farete, ma i gusti son gusti...).

Le grotte di Postumia, invece, sono una spesa salata ma necessaria: infatti queste bellissime e grandissime grotte prevedono un biglietto molto caro ma fidatevi che ne vale la pena! Con un trenino si scende per un percorso lungo 4km mentre il tratto finale lo farete voi accompagnati dalla guida: non mi dilungo perché non sono cose che rendono spiegate a voce, le dovete vedere voi, ma vi posso assicurare che lo spettacolo è incantevole! in compenso in questa grotta vive il mio peggior nemico: il proteo.

Non ditemi che non vi fa schifo!
Dovete sapere che il sottoscritto ha una paura folle degli anfibi di qualunque tipo e specie. Quindi voi figuratevi quando ho saputo che avrei visto dal vivo questo schifo: Fortunatamente è molto piccolo (me l'aspettavo grande come una salamandra) e sono riuscito a contenermi ma, comunque, diciamo che è stata un'esperienza... particolare! Ma non divaghiamo! Se, in ogni caso, vi sono piaciute le grotte di Postumia allora apprezzerete anche quelle di Škocjan anche se molto diverse. Non aspettatevi, infatti, centinaia di stalattiti e stalagmiti ma, anzi, vi troverete in una grotta molto spoglia ma, non per questo, meno spettacolare. Si tratta infatti del più grande canyon sotterraneo in Europa e, in effetti, sembra uno di quelli americani... ma con un tetto di roccia sulla testa! Suggestivo e particolare, forse questo giro mi è piaciuto anche più del precedente. Mi soffermerei a parlare con voi del castello di Predjana ma l'articolo sta diventando lungo ed è tempo di passare alla città di Fiume (ora Rijeka in Croazia) e all'Istria.



Della prima città è meglio che non parti: l'ho visitata la sera di Pasqua, quindi vi lascio immaginare la desolazione, ma in generale non mi ha fatto una grande impressione vuoi per l'assenza di cenni storici sull'azione di D'Annunzio (ok, era un invasore, ma un cenno piccolo piccolo ce lo potevano fare...) o per la presenza di un gigantesco porto industriale. In ogni caso ci sono rimasto poco perché la penisola istriana mi attendeva. E in effetti questa piccola porzione di terra merita una visita assolutamente: i vari paesi di Parenzo, Rovigno e Pola sono molto caratteristici ma anche simili, in parte, a molte cittadine della costa ligure pur rimanendo, in ogni caso, molto ben conservati e, per la loro posizione, particolari. Vige una sorta di bilinguismo Corato-Italiano quindi anche i meno anglofoni di voi non avranno problemi! Molto bello anche il capo all'estremo sud che conserva un parco naturale simil incontaminato con spiagge bellissime e una natura lussureggiante. Prima di tornare a casa passate dalla Slovena Pirano perché ne vale la pena: non diversa dagli altri paesi croati ha, comunque, un che di affascinante nei suoi vicoletti angusti.

Per concludere, qualche nota finale. I prezzi sono simili ma inferiori all'Italia ma, come molti paesi fuori dal suolo patrio, mangi per quello che paghi quindi non aspettatevi nouvelle cousine. Tutti parlano inglese, molti in italiano e non avrete difficoltà a farvi capire. Ricordatevi che in Croazia ci sono ancora le Corone quindi... niente euro! Carte di credito accettate ovunque senza problemi. Vento freddo costante e perenne: copritevi.




Detto ciò non mi viene in mente altro da aggiungere se non consigliarvi di andarci: la Slovenia è un paese Balcano solo geograficamente (nemmeno troppo poi) ma per molti aspetti è simile all'Austria. Non me l'aspettavo così curata e pronta ad accogliere gente, mi ha sorpreso in positivo! Voi ci siete mai stati? Avete altri consigli da aggiungere? Scriveteli qua sotto in commento (sono aperti a tutti) oppure sulla mia pagina Facebook! Grazie per aver letto finora qui, ci vediamo lunedì!