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lunedì 11 maggio 2015

"I Booklovers Sono una Cosa Bella"

Penso lo sappiate tutti, ma nel caso sempre meglio specificarlo. Ci sono due modi di amare una cosa/persona/animale/organismo unicellulare ecc.: un modo sano e normale (bene) e uno malato e anormale (cacca). Oggi, quando parlo dei "Booklovers", gli amanti dei libri, è evidente che non mi riferisco alla prima categoria (bene) ma alla seconda (cacca). Non faccio nomi e non faccio riferimenti: ciascuno di voi sa, in cuor suo (o quor suo, dipende da quanto accentuato è il vostro grado di analfabetismo di ritorno) a quale categoria appartiene, non sta a me giudicare. Ma iniziamo con un piccolo aneddoto, vi va?

Qualche tempo fa sono andato a Padova. Era domenica mattina e capitai al Prato della Valle (cercatelo su Google, è un posto bellissimo). Ora, quel giorno era invaso da bancarelle dell'usato, la maggior parte di quelle si occupavano di libri vecchi appena usciti da polverosissime soffitte. Ci credete che non sono quasi riuscito ad avvicinarmici? Un'orda famelica di signori e signore di tutte le età si era fiondata su quei volumi, spintonando a destra e a sinistra per arrivare per prima a quel preziosissimo, muffissimo e incredibilmente unico e raro "Manuale di Rudimenti dell'Idraulica, Volume 4 di 17, anno 1964". Eh sì, perché di solito la qualità dei volumi è questa! Fate conto che tra tutti i banchetti esplorati poi con calma (e chi era con me può testimoniare che non erano pochi e ciascuno aveva centinaia di volumi) avrò trovato si è no 4 libri. Eppure a quella gente, che spintona per arrivare per prima a una copertina già divorata dagli insetti, non importa cos'ha effettivamente tra le mani, basta che si legga che sia libro che sia volume che sia stampato che sappia di inchiostro che sia spesso che abbia una copertina che dica cose che sia tra le loro mani tremanti di cieco fanatismo e ardore per la carta stampata. Il libro diventa, così, bello in quanto libro e non più in quanto "libro con su scritte cose piacevoli". Ricordiamoci che, oggi come oggi, quando si parla di libro si comprende un'ampia gamma di generi e titoli: la "Divina Commedia" riposa accanto alle ricette di Barbara d'Urso, l"Iliade" osserva sconsolata 50 sfumature di romanzi uguali tra loro dall'altra parte dello scaffale e Montale veramente non sopporta il vicino, quell'antipatico di Fabio Volo. E attenzione, non voglio dire che classici bene e moderni cacca, perché vi sono TANTI capolavori scritti ai nostri giorni ma è inevitabile che, coll'alzarsi del livello di alfabetizzazione, molta più gente abbia iniziato a scrivere per un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo. E nota bene, non è che tutti dovrebbero mettersi a leggere Manzoni, questo mi sembra abbastanza scontato, ma chi ama i libri è sicuro di amarli veramente tutti? No, perché li vedo un giorno acquistare con foga romanzi rosa del 1971 e l'altro condannare al rogo le 50 sfumature...

"Oh Oh Oh, quanto amo leggere: sono una persona così ORIGINALE!" 
Altri esempi? Come chi mi segue su Facebook saprà, una volta ho letto di una signora che orgogliosamente dichiarava di leggere 600-700 pagine ogni due giorni. Ora, anche i meno ferrati di voi in matematica (non siete i soli, le divisioni a due cifre non so farle), sapranno che questo vuol dire sulle 300/350 pagine al giorno. Mi chiedo io: quando la signora solleverà la sera la testa dal volume dopo che ha iniziato a leggere alle 9 del mattino, si ricorderà chi è? E cos'ha letto? Saprà dire se le è piaciuto un libro oppure no? Si sarà goduta i paesaggi e le ambientazioni o i dialoghi ricchi di pathos? Mi potreste dire "Eh, ma magari sono romanzi leggeri, mica devono essere per forza robe impegnative!" e potreste aver ragione ma, a parte che sono comunque 300 pagine al giorno come minimo, in ogni caso non sono un po'... tante? "Eh, ma se uno non ha niente da fare ed è in pensione?" Non rispondo nemmeno a quest'affermazione, tanto lo sappiamo tutti che nessuno non ha nulla da fare per 24 ore, tantomeno chi non lavora più. "Eh, ma chi sei tu per giudicare? Uno non è libero di..." Certo, certo, per carità, faccio come Ponzio Pilato, do un giudizio ma me ne lavo le mani, tanto non sono io a dover capire dove son girato a fine giornata...



"Booklover" malato è quello che ha il coraggio di riempire la propria libreria (intesa come negozio) solo ed esclusivamente di autori indipendenti di case editrici indipendenti condendo il tutto con quello che più gli piace: non a caso di vedono tante copertine tutte uguali in uno spazio già ristretto di suo. E fidatevi, non è di certo una bella vista! Che poi, è la stessa gente che, non sapendo come riempire lo spazio, decide di esporre fieramente la "Raccolta Completa dei Diari di Gramsci" da 130€ perché non sa che altro mettere, come se ci fosse da essere indecisi quando si hanno 3 o 4 copie tutte uguali dell'Odissea! Librerie che sembrano negozi di scarpe: tanti begli scaffali, copertine dai colori accattivanti e poi... libri giganti sulle navi? Volumetti di 30 pagine a 7€? Guide turistiche della Moldavia nord-occidentale a 25€ perché di carta strafiga con solo due copie stampate in tutt'Italia? Libri da colorare a prezzi improponibili? Ma... stiamo scherzando? Questa per me è una libreria poco seria, piena di belle parole sulla "bellezza della lettura" ma poi... in sostanza? Aria fritta che esce dalla bocca di chi dice "soldi" e non "passione"!

Tirando un pelo le somme: i "booklover" malati sono quelli che amano indistintamente leggere, non si fanno domande su quello che hanno tra le mani. Ignorano che qualcosa possa essere scritto prima di quello (non per forza devono leggerlo, proprio nemmeno se lo figurano), considerano il loro autore un genio indiscusso visionario ("guarda, non ha messo la punteggiatura, com'è ribelle e rivoluzionario!" quando in realtà la gente lo
Oh, e così non usi la punteggiatura? Ma che carino che sei...
fa da 250 anni). A questi individui non interessa il leggere ma il dire di aver letto (ho conosciuto gente che, dopo aver sfogliato le prime 50 pagine, dichiarava letto un libro), non il comprare libri belli ma comprare libri (la stessa persona ha affermato fiera di aver comprato due borsate piene di libri in francese a Parigi senza sapere il francese), accumulandoli fino ad invadere la casa. Queste persone mancano di senso critico per quello che stanno facendo, cervelli impazziti completamente allo sbaraglio come un cavallo che galoppa solo nel deserto dei Gobi. Macchine da leggere fabbricate dagli obbedienti colletti blu del mondo dell'editoria, un mondo popolato da teneri maialini e furiosi t-rex asseta
ti di sangue. Trovare l'opera bella e valida diventa sempre di più un'impresa, l'orda si muove compatta: tutti Bukowski, tutti "L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere", tutti Murakami (me compreso per un certo periodo).

Ehm, scusa se te lo dico ma... guarda che sappiamo tutti leggere!


Ma questi sono "booklover" malati ed esagerati: fortunatamente conosco un sacco di persone che, posso affermarlo tranquillamente, sono pienamente consapevoli di quello che leggono, fanno e pensano, ciascuno con la propria testa. E voi, vi siete rivisti in quello che ho scritto o no? Fatemelo sapere qui sotto o su Facebook se vi va! Quest'articolo non lo considero un vero articolo ma più un mio scritto, una mia riflessione: spero vi sia piaciuta!

sabato 4 ottobre 2014

Approfondimeto (1): Natura e Cultura, un conflitto aperto da secoli!

Ciao e bentornati ad un nuovo articolo! In questo periodo, come forse già sapete, sono sempre impegnatissimo e non ho molto tempo per scrivere e, quindi, oggi l'articolo sarà un po' più breve e concentrato del solito (anche se dalla settimana prossima si torna a pieno regime, promesso!). Però datemi un'altra settimana, due massimo, e tutto si dovrebbe aggiustare! L'argomento di cui tratto oggi non è collegato a una singolo lavoro di un solo autore ma a più saggi: io citerò, volta per volta, da dove prendo le informazioni ma l'opera in sé, più o meno esplicitamente, in realtà parla d'altro quindi se poi doveste andare a recuperare qualche testo non aspettatevi una trattazione come la faccio qui a voi! Quest'articolo però non è come gli altri: si chiama "approfondimento" e non a caso! Diciamo che è diviso in 2 parti: la prima più "tecnica" ma non di difficile comprensione in cui spiego qual'è il tema e la seconda di riflessione e discussione su temi di attualità alla luce di quanto detto prima. Quindi no, non aspettatevi grandi battute all'inizio (anche se ovviamente la lettura è scorrevole) ma, superata qualche riga potrete trovare, appunto, una parte di discussione che spero vi appassionerà! Il tema nasce da una sorta di riflessione personale che ha accompagnato lo sviluppo di un numero di un giornalino, "Punti di Vista", a cui collaboro con altri ragazzi da un 2 o 3 annetti. La piccolissima rivista (si tratta di un paio di pagine stampate) è assolutamente gratuita e, se mi contattate, posso farvela avere anche in formato multimediale. Il numero è monotematico e il mio editoriale è una sorta di riassunto, ancora più stringato, della prima parte: se lo volete fate un fischio!

Il tema di oggi è la "Cultura". Ci sono parole, nella nostra lingua, che la maggior parte della gente o sbaglia ad attribuirle significato (scoprire che "ovvero" significa, in realtà, "oppure" mi ha sconvolto l'esistenza all'università) o non sa che vogliano dire del tutto. La difficoltà di esprimere un concetto non è una cosa da poco e ci sono tantissimi studiosi che si sono inutilmente spaccati la testa da 3000 anni a questa parte per capire che cosa facesse della gamba di una sedia una gamba della sedia: quale, quindi, l'elemento ESSENZIALE (di cui non si può far altrimenti) di una cosa? Per quanto riguarda la "cultura" ovvio che non stiamo parlando di un vero "oggetto fisico" ma il termine richiede comunque che noi ci facciamo un paio di domande. Se volessimo trovare una definizione molto semplice di "cultura" sarebbe: tutto ciò che è stato manipolato dall'uomo da un iniziale stato di natura per poi usarlo a proprio piacimento. Come potrete ben capire il fulcro sta proprio nell'opposizione "cultura" e "natura" che formano due mondi distinti, seppur con varie eccezioni, che virtualmente (nemmeno troppo a dire il vero) si oppongono.

Questa opposizione uomo/natura era ben nota fin dai tempi antichi a un livello più o meno conscio così come lo è pure oggi: non tutti voi magari sapevate di questa differenza esplicitamente ma, dentro di voi, avevate già chiara la questione (ad esempio sentendo parlare di OGM, energia nucleare e edilizia selvaggia). Nel Medioevo, ad esempio, come ci racconta il celebre storico Jaques Le Goff nell'articolo "Il Deserto-Foresta nell'Occidente Medievale" (edito in Italia in "Il Meraviglioso e il Quotidiano nell'Occidente Medievale" dall'editore Laterza) vi erano due gruppi opposti ben distinti: la foresta (natura) e la città (cultura). Da una parte gli eremiti cercavano di vivere come Adamo cibandosi di quello che trovavano mentre, dall'altra, il cittadino viveva circondato tutti i giorni da cultura e con questa, per questa e grazie a questa sopravviveva: l'inizio dei commerci ne è un chiaro esempio. Il selvaggio non era solo il simbolo di avvicinamento a Dio ma al divino in genere e, quindi, anche al Diavolo. Così in Dante tutti i dannati e i demoni hanno attributi bestiali e naturali sebbene lo stesso Dio sia paragonato al Sole e il Paradiso Terrestre si tratti comunque di un giardino, non di una città (che si trova all'Inferno, tanto per intenderci).
Un posto tranquillo dove passare le vacanze con gli amici


Distinzioni, quindi, sì chiare ma anche fragili per cui tutto si confonde: capire cos'è natura e cultura non è per nulla facile molte volte e noi potremmo essere tratti in inganno. Ma facciamo un paio di esempi. Il gioco: natura o cultura? "Cultura!" direte voi e, invece, si tratta di natura. Come ci insegna infatti in "Homo Ludens" il famosissimo Johan Huizinga (sì, anche se non lo avete mai sentito sappiate che è famoso) il gioco è un attività "preculturale" (e dunque naturale) in quanto è presente anche tra gli animali che la utilizzano come forma di apprendimento. 
Col povero pesce blob però nessuno voleva mai giocare. Povero pesce blob!


Al contrario, invece, il cibo è completamente un'attività culturale dall'inizio alla fine: chi di voi si mette nei campi a masticare spighe di grano dure ancora attaccate al suolo invece di mangiare del pane? Il nostro cibo, sia per come viene prodotto sia per come viene scelto e consumato non è MAI naturale (nè mai lo è stato casomai ve lo steste chiedendo). Ne parla più diffusamente Massimo Montanari in "Il Cibo come Cultura" edito da Laterza ma, se non avete voglia di leggerlo, abbiate fiducia e pazienza perchè ci tengo a trattarlo a parte in un futuro articolo.
E lui? Natura o Cultura?



Ma quindi, che cosa non è VERAMENTE natura? Ormai ben poco in quanto, a parte gli istinti primordiali (ma non tutti) e poco altro non c'è ormai nulla, nemmeno nelle cose che ci vengono propinate per pubblicità come tali: non fatevi fottere! Ma poi quanto è effettivamente giusto ricercare questa natura tentando, idealmente (quanto inutilmente), di ritornare alle origini dell'uomo? Il concetto del "si stava meglio quando si stava peggio" è effettivamente attuabile o ne vale la pena portarlo avanti? Questo tema è stato, ad esempio, cantato perfettamente dai Talking Heads in "Nothing but Flowers".


Ma noi stessi possiamo fare a meno della cultura? E qui una piccola riflessione personale: nella nostra società di adesso quanti vogliono veramente tornare a uno stato di piena unione con la natura? Ogni giorno sentiamo parlare di vegani, ecoterroristi e di associazione che ammazzerebbero il loro vicino di casa pur di salvare un cagnolino come di movimenti che sempre di più "invadono" il nostro territorio. Perchè parliamoci chiaro, un conto è avere dei principi generali da seguire e ci può stare, ce li ho pure io: non è che con la scusa della cultura brucio le gomme della macchina per strada o butto borse di plastica direttamente in bocca alle testuggini. Però, come per tutte le cose, bisognerebbe, a mio avviso, non esagerare nell'eccessivo fanatismo di chi non vuole o non riesce a scendere a compromessi. E voi, che ne pensate? Quanto hanno ragione di esistere i vegani, gli eco terroristi e gli attivisti della PETA più estremi oggi? Può effettivamente essere ora di tornare indietro e di cambiare visione della vita? Sbizzarritevi qua sotto o sulla mia pagina fb e creiamo un bel dibattito! Ora vi lascio con un'altra canzone e ci vediamo settimana prossima!