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martedì 1 settembre 2015

Collana "A Bordo di Libro" ep.4: il Folle Viaggio degli Argonauti.

Ciao e benvenuti a un nuovo articolo della rubrica "A Bordo di Libro", la serie che ci accompagna nei viaggi della letteratura. L'articolo di oggi riguarda il folle viaggio degli Argonauti, un gruppo di 50 eroi dell'antica Grecia che, capitanati da Giasone, hanno il compito di riportare in patria il misterioso vello d'oro situato a est, ai confini del mondo, in Colchide (l'attuale Georgia). Lì incontrano Medea, l'eroina che stiamo seguendo assieme quest'anno con due articoli che potete trovare QUI e QUA e con un altro che necessita di questo per essere introdotto. Infatti oggi non la vedremo quasi per nulla ma ci concentreremo sul viaggio degli eroi che, di per sé, merita un articolo a parte: infatti sarà, per i nostri, ancora più complesso tornare a casa di quanto non fu per Ulisse, come ci racconta Omero nell' "Odissea". Insomma, un vero viaggio epico pieno di sfide impossibili, sesso e morte raccontato dalla penna di un grande poeta quale fu Apollonio Rodio (295 a.C.-215 a.C.), scrittore del periodo alessandrino! Ma non perdiamo altro tempo e tuffiamoci in questa frizzante avventura! Se vi perdete ho messo una cartina spoilerosa a fine articolo!


Gli antefatti ve li ho già spiegati all'inizio del primo articolo su Medea ma, per non costringervi ad andarveli a leggere di là, vediamo di recuperarli assieme. Pelia, re di Iolco, ha preso il potere sottraendolo illegittimamente a suo fratello. Un giorno riceve una profezia: la prima persona che si sarebbe presentato da lui senza una scarpa lo avrebbe scalzato dalla sua posizione prendendo il potere. Ed ecco che, da lì a poco, gli fa visita il figlio di suo fratello, Giasone, un giovane della campagna che nel tragitto per arrivare alla reggia aveva perso un sandalo in un fiume! Pelia è sconvolto, teme di perdere il potere e allora escogita un modo per mandare fuori dalle palle il giovane: gli intima di dirigersi fino alla selvaggia Colchide a prendere il vello dorato di quel montone magico che, anni prima, aveva portato in volo Elle e Frisso, due personaggi mitici figli di Atamante, lontani dal padre che li voleva sacrificare. L'eroe non viaggerà da solo ma sarà accompagnato dai 50 eroi più famosi di tutta la Grecia tra cui Argo, che costruirà l'omonima nave, Ercole e i Dioscuri, giusto per dirne alcuni. E da qui inizia il viaggio vero e proprio.

Non è facile riassumervi in breve le tappe ma giuro ci provo. L'isola di Lemno è la prima tappa. Qui le donne avevano, precedentemente, ucciso tutti gli uomini dell'isola perché si rifiutavano di accoppiarsi con loro in quanto "puzzavano" per via di una qualche maledizione divina. Loro, che non ci vedevano più dalla voglia di... bhe ci siamo capiti, accolsero con GRANDISSIMA gioia il gruppone dei cinquata bellissimi e muscolosissimi eroi e li intrattennero... per ben un anno! Ercole, dopo un po', stufo della situazione, riporterà tutti alla ragione facendoli imbracare di nuovo. Gli argonauti, dopo essere stati ospiti del re Cizico in Tracia e aver sconfitto con lui dei giganti a sei braccia figli della Terra, partiranno nella notte ma, perdendosi, torneranno sulle stesse spiagge dove, non riconoscendo nessuno nel buio, stermineranno l'esercito dei loro benefattori, regnante compreso. Resisi conto dello sbaglio leggermente troppo tardi, riprenderanno la navigazione verso un'altra isola. Qui il giovane Ila, bellissimo e delicatissimo scudiero-amante di Eracle, viene rapito da delle ninfe e portato sott'acqua. Il gigante, pazzo di dolore, non seguirà più il viaggio con gli Argonauti che si vedranno costretti a risalpare senza il fortissimo compagno che proseguirà con le sue fatiche. Dopo un incontro di pugilato tra uno dei Dioscuri e il figlio di Nettuno Amico, sconfitto e ucciso, la
navigazione si avvicina alla volta dell stretto dei Dardanelli dove, in un fittissimo mare di nebbia, le porte del passaggio si schiantavano l'una contro l'altra continuamente, affondando ogni nave di passaggio. L'impresa sembrava impossibile ma, grazie al segno premonitore di una colomba che, illesa, ce l'aveva fatta, gli eroi si fanno coraggio e riescono per un pelo a superare l'ostacolo mortale: in questo frangente, tra le varie cose, la nave parlerà agli Argonauti ma, dato il tenore degli avvenimenti, mi pare, tutto sommato, un avvenimento nella norma. Lungo la costa nord della Turchia bagnata dal mar Nero perdono svariati compagni fino a raggiungere la temutissima isola di Marte. Qui uno stormo di uccelli di ferro li attaccherà scagliandoli contro le piume a mo di lance: i nostri eroi ci metteranno un po' a capire che, per sconfiggere il nemico, sarò necessario creare un frastuono tale da farli fuggire. Riescono finalmente ad approdare e a riposarsi. Da lì a poco, lungo la rotta incontrano quattro naufraghi: sono nobili della Colchide i quali, grati per il salvataggio, verranno condotti finalmente a destinazione. Da qui in poi la storia, se avete letto gli articoli su Medea, la dovreste conoscere ma il ritorno sarà un po'... avventuroso!

Infatti prendono su Medea e vello d'oro inseguiti (nel caso di Apollonio, o con il suo appoggio secondo altri) dal fratello di lei. Alla prima sosta la cara sorellina lo fa a pezzi con l'aiuto di Giasone per distrarre il padre ma si rendono conto, anche in questo caso un po' troppo tardi, di aver commesso un peccato sgraditissimo alle divinità. A questo punto non possono più nemmeno passare, come all'andata, dalle pietre che si schiantano perché nessuna divinità li vuole proteggere e hanno bisogno di trovare un'altra via di fuga. Questo sarà possibile solo grazie alla concezione greca della geografia del mondo che vedeva tutti i fiumi connessi tra loro (e no, non sto scherzando). Quindi tenetevi forte perché saliranno su dal Reno, da lì si ricongiungeranno con il Po', si faranno la Lombardia e l'Emilia, sbucheranno nell'Adriatico ma da lì verranno rispediti indietro e dovranno, rifacendo un pezzo di strada, uscire sul Tirreno dalla Liguria. Dopo poco saranno costretti a fare una sosta dalla maga Circe, zia di Medea, che con riti antichissimi li purificherà dal loro peccato. Ripartiti, vicino alle coste del Nord Africa si areneranno sulle aride spiagge e dovranno, attenzione, portarsi la nave SULLA SCHIENA per chilometri e chilometri in mezzo al deserto. Fortuna vuole che dopo 12 giorni di cammino riescano a trovare un lago in cui bere e lasciare la nave. Loro non lo sanno ma questa "fortuna" è
dovuta solo al fatto che Eracle non li aveva più seguiti ed era andato avanti con le sue fatiche, tra cui quella che avrebbe fatto sorgere la sorgente, futura salvezza per gli ormai non più 50. Nel mentre altri eroi continuano a morire riescono, in cambio di un dono, a farsi portare la nave in mare da Tritone, figlio di Nettuno. Solo a questo punto, finalmente, dopo tanti anni Giasone riuscirà a tornare a casa col vello d'oro e Medea.

Che? Vi siete persi?

Quel che accade da qui in poi lo potete scoprire con gli altri articoli. Mi dispiace che non ci sia tempo per approfondire la figura di Giasone e di Ercole, meriterebbero uno spazio a sé: magari in futuro, perché no? Quest'articolo mi serviva soprattutto come base per il conclusivo sulla "Medea" di Pasolini che racconta, in parte, anche le vicende degli Argonauti. Per il resto non posso far altro che abbracciarvi, darvi il benvenuto in questo umido settembre e, ricordandovi di passare dalla pagina Facebook, vi do appuntamento alla settimana prossima!

martedì 11 agosto 2015

Collana "A Bordo di Libro" (extra 5): Madrid e dintorni: cosa fare, non fare e mangiare.

Ciao ragazzi e benvenuti, finalmente, a un nuovo articolo! Come promesso la scorsa volta, oggi vi voglio parlare della mia esperienza a Madrid un po' come avevo fatto un anno fa per Parigi. Quindi non ho intenzione di dirvi cos'ho visitato giorno per giorno ma darvi giusto qualche consiglio e suggerimento. Sono stato come turista solo una decina di giorni, quindi per ovvi motivi si tratta di un punto di vista limitato ma non per questo, secondo me, meno valido di altri, no? L'articolo, volendo mettervi più cose possibili, è venuto un pelo lunghino, quindi per non farvelo leggere tutto per forza, casomai foste interessati a un argomento specifico, ecco per voi un breve schema riassuntivo:

) Top 3 Cose da Vedere
) Flop 3 Cose da Vedere
) Top 3 Luoghi Dove Nutrirsi
) 3 Gite Fuori Porta

Le foto dell'articolo NON sono le mie: per quelle dovrete aspettare qualcosa...
Ma direi di non perderci in chiacchiere e iniziare con...

TOP 3 COSE DA VEDERE

) Museo del Prado: e vai con la banalità n.1! Chiunque vada a Madrid fa una capatina al Prado, il più importante dei musei della città che conserva qualcosa come 7000 quadri (ma tranquilli, "solo" 1500 sono esposti). Ti spezza le gambe, questo sì, ma anche solo per il "Trittico delle Delizie" di Bosch, i numerosissimi quadri di Goya col suo "periodo nero" e uno strabiliante Velasque merita tutta la vostra attenzione. Gli studenti sotto i 25 anni non pagano mentre, per gli altri, se proprio volete entrare gratuitamente (ma ve lo sconsiglio date le lunghissime code) dalle 18 si ha libero accesso. In ogni caso non perdetevelo, non potete dire di essere stati a Madrid altrimenti!
Cani che affogano, Sabba e giganti caratterizzano le ultime opere di Goya.

♠♠) "Guernica" di Picasso: E vai con la banalità n.2! "Guernica" è fin dalle medie che lo ripropongono in tutte le salse, con le varie interpretazioni e la storia della guerra civile spagnola. E non lo metterei qui se vedendomelo comparire davanti all'improvviso, così grande e maestoso, non mi fossi sentito colpito da un masso enorme dritto nell'anima! Vederlo in foto è un conto, vederlo di persona è tutta un'altra cosa. Ti emoziona e colpisce, stordendoti con la sua forza espressiva fatta di immagini estremamente vivide nel loro essere astratte. Si trova al Reina Sofia, il museo di arte contemporanea, che vi consiglio assolutamente anche se posso capire che a qualcuno possa non piacere (non sapete che vi perdete).

♠♠♠) Palacio Real: Premessa: non sono un grande fan dei palazzi reali. Li trovo, tendenzialmente, un po' pesanti e non mi attirano se non con qualche eccezione. Palacio Real è una di queste. Rimango sempre restio di fronte allo sfarzo di questo, soprattutto se così artificiosamente ostentato, ma questa volta, non so perché, tutto è andato più liscio del solito. Saranno state le poche stanze, il non eccessivo numero di turisti o il caldo che mi aveva stordito, fatto sta che mi è piaciuto abbastanza!


FLOP 3 COSE DA VEDERE

) Plaza Mayor: Lo ammetto, la piazza principale di Madrid non mi è piaciuta affatto. Non ha nulla di speciale se non più di un quarto in ricostruzione, costosi ristoranti che la ingombrano coi loro ombrelloni bianchi e una schiera di venditori ambulanti, soprattutto la sera, armati di fischietti fastidiosissimi per richiamare i bimbi. Carina l'atmosfera e i palazzi rossi, per carità, ma sarà che vengo da una delle città d'Italia con la piazza più bella di tutto il paese però... Plaza Mayor non mi è sembrata decisamente nulla di che: piccola e abbastanza anonima!

♣♣) Museo Thyssen-Bornemisza: Nel mentre aspetto le vostre fucilate per questa posizione, lasciate che vi spieghi il perché della mia scelta. So che è uno dei più importanti musei della capitale Spagnola, insieme a Prado e Reina Sofia, ma non regge affatto la competizione. Molte, moltissime opere che non mi hanno colpito. Sarà l'assenza di Goya (uno dei pochi autori spagnoli che apprezzo oltre a Velasquez), il viaggio forzato dalle pale
Questo al Lazaro-Galdiano
Medievali a Roy Lichtestein o l'assenza di una propria identità, ma mi sono annoiato dopo un piano e mezzo di anonimato (al livello di emozioni, ovvio). Non vi sconsiglio di andare, anzi, ma personalmente non l'ho apprezzato.
Il Lazaro-Galdiano, più piccolo e semi sconosciuto, abbandonato dai più perché in "periferia", presenta meno opere ma molto più incisive, per me, di tutte quelle viste al Thyssen-Bornemisza. Tutto qui. Scusate il disturbo, ora potete premere il grilletto con comodo.

♣♣♣) Tempio di Debod: Non sapete quanto soffra a mettere questo antico tempio egiziano del 2200 a.C. nella classifica. Sì, perché per chi non lo sapesse, in mezzo a Madrid, in un parco un pochino spostato dal centro propriamente turistico, sorge un autentico tempio egiziano trasportato, mattone per mattone, come regalo dell'ex presidente Egiziano Nasser. Il problema è che non ci incastra nulla col clima madrileňo, è strapieno di turisti ed è, quindi, claustrofobico da morire. Odio mettere in una posizione così bassa un monumento di così alto prestigio ma, secondo me, è stato proprio maltrattato dalla stessa città che lascia la gente toccare liberamente le antichissime pareti e consente l'accesso veramente a troppi turisti alla volta. Vi prego visitatelo, è bello perché merita come monumento a sé stante, ma sappiate a cosa andate incontro: parola di faraone!

TOP 3 LUOGHI DOVE NUTRIRSI

Una piccola premessa. Senza dubbio una delle cose più belle di Madrid è stato il cibo, economico e molto buono. Il titolo non riporta a caso "nutrirsi" e non "mangiare". Sono pur sempre uno studente disoccupato, non posso permettermi grandi ristoranti, quindi ci si arrangia come si può senza ricercare la "sciccheria sempre e comunque" ma senza nemmeno andare da Gennaro o' Vibrione. I tre luoghi che riporto sono i migliori come rapporto qualità prezzo provati: non alta classe ma sicuramente molta sostanza!

) Museo del Jamon: Il luogo più accattivante dove pranzare: panini a un euro, birre da 33 cl. a 90 centesimi e una grande varietà di piatti tra cui scegliere. Certo, il panino non aspettatevelo strabordante di roba, ma uno e mezzo placheranno di certo la vostra fame per un veloce pranzo in qualche parco di Madrid (sono anche da asporto). Il prosciutto crudo di Madrid è una vera prelibatezza ma lo stesso vale anche per il chorizo, salsiccia piccante tipica Spagnola. Pranzo o spuntino, il Museo del Jamon vi aspetta (ce ne sono svariate sedi nel centro, una vicina a Sol e un'altra nei pressi di Plaza Mayor).

♥♥) Mercado San Miguel: come amo dire "Tapas is the new apericena": si tratta di sostanziosi aperitivi che posso spaziare da tartine al formaggio fino a una frittata alta di patate passando per gustose ostriche fresche. "Tapas" è qualunque cibo servibile al bancone, possibilmente salatissimo come i bellissimi peperoni verdi saltati e coperti di sale grosso, da accompagnare con abbondante alcool (un bicchiere di buon vino 3€). Madrid è disseminata di locali in cui mangiar tapas ma il più grande assortimento lo troverete di certo al Mercado s. Miguel, situato appena fuori Plaza Mayor. Diviso in zone in base al cibo desiderato, offre ogni tipo di aperitivo desiderabile e sognabile a prezzi relativamente bassi: ci si può veramente sfamare con pochissimo!
Mercado San Miguel
♥♥♥) Ciocolateria san Ginès: conoscete i churros? Ma sì, quei cilindri di pasta fritta da pucciare, preferibilmente cosparsi di zucchero a velo, nella cioccolata fondente! No? Sì? Bhe, sicuramente non saranno stati buoni come quelli di questa cioccolateria famosa da oltre 100 anni per i loro tubi fritti. Io odio il fritto: premesso questo ho trovato i churros di questo locale aperto fino a tardissimo e gremito di turisti, leggerissimi e meravigliosi. Per soli 4 soldoni avrete 6 cilindri di dolce, zucchero a iosa, cioccolata fondente e acqua per sciacquarvi la bocca. Avete l'acquolina in bocca al sol pensiero? Pure io...

L'articolo è venuto lunghino ma non potevo evitare di darvi qualche consiglio su alcune località visitate in giornata. Oltre a Madrid sono stato in altri 3 (anche se sarebbero 4, ma in uno solo per mezza giornata) posti nei dintorni della capitale: qualche piccola nota me la concedete?

) Toledo: Pronto a essere fucilato di nuovo: Toledo non mi ha fatto impazzire. So che si tratta di una città interamente protetta dall'Unesco, so che è una perla Spagnola se non La Perla per eccellenza, so che ha una storia antichissima ma... l'ho trovata decisamente troppo, troppo piena di turisti e pronta ad accoglierli fin troppo bene con prezzi elevati e l'abituale scortesia di queste località inflazionate. Andate a Toledo ma portatevi una GRANDE quantità di contanti: le attrazioni turistiche, costose a mio parere, non accettano che cash e niente carte di credito. Totale: bellissima città ma sgradevole esperienza. Consiglio di arrivarci con un'oretta scarsa di bus a 10 euro a persona andata e ritorno: il treno ci mette poco meno e costa 12 euro a persona solo andata!

♦♦) El Escorial: Questo palazzo-monastero della monarchia spagnola di fine 1500 è a dir poco deludente. Certo, è un monastero, non potevo aspettarmi chissà quali fronzoli e orpelli, ma devo dire che l'atmosfera è proprio tetra, tutta molto rigida e spoglia. Sul serio, per arrivarci il treno impiega parecchio tempo e non ne vale la pena a meno che non amiate i grandi palazzi: risparmiate tempo, invece, per Alcala de Henares, la cittadina natale di Cervantes che ho potuto visitare solo sommariamente in un pomeriggio ma che merita decisamente più attenzione.

♦♦♦) Segovia: la città è magnifica: tutto ciò che non abbiamo trovato a Toledo l'abbiamo trovato qui: pochi turisti, cibo buono (provate il maiale da latte cotto in forno, è divino!) e gentilezza. Condite il tutto con costi modici, un acquedotto romano mozzafiato e l'alcazàr, il palazzo reale, che è una vera perla, la cosa più stupefacente di questo viaggio, tanto da surclassare tutte le cose viste a Madrid. Prendete il treno ad alta velocità stavolta che ci mette solo 30 minuti contro le 2 ore di bus e treno regionale.
IL SOFFITTO!
L'articolo si chiude qui con qualche piccola info che potrebbe esservi utile. In pochi, anzi pochissimi, parlano inglese, anche tra i più giovani, quindi preparatevi a faticare con la lingua. La vita notturna è ottima e con un poco di attenzione i costi saranno contenuti. I prezzi, in generale, sono inferiori rispetto all'Italia: se lo sapete riuscite ad evitare le fregature. 

Per concludere un giudizio finale su questa capitale. Molto carina mi è piaciuta meno di Parigi ma il suo punto di forza non è decisamente la cultura quanto la vita sociale. La Spagna è sempre stata in una posizione marginale nella storia anche per la sua posizione geografica e l'unico secolo in cui ha brillato è tra la fine del 1500 e il 1600. Una storia di Madrid per la stessa Madrid, di limitato interesse per il turista che non ha stretti rapporti con questo paese. In compenso non abbattetevi e ordinate un'altra tapas mentre aspettate l'articolo di settimana prossima... 









martedì 7 luglio 2015

Collana "A Bordo di Libro" ep. 3: il viaggio a metà tra esperienza mistica e avventura: la "Navigazione di San Brandano"

La "Navigazione di San Brandano" è un romanzo antico di mille anni come non ve l'aspettereste (e come non me l'aspettavo neppure io): un mix di avventura, misticismo e meraviglia ambientato nella verde Irlanda alto Medievale. Tuffiamoci senza indugi alla scoperta del più diffuso ed influente racconto di viaggi di tutto il Medioevo!



Una premessa: Brandano è esistito davvero. Fu abate di Clonfert, in Irlanda, e visse tra il 460 e il 577. La leggenda narra che, insieme alla sua ciurma di monaci, si sia imbarcato alla volta di una terra divina dall'altra parte dell'oceano: non si tratta per forza dell'America, è un viaggio principalmente simbolico e religioso, ma l'idea che quest'uomo di chiesa abbia affrontato un mare fino ad allora sconosciuto su una barchetta leggera fino a raggiungere il nuovo continente ha stuzzicato (e stuzzica tutt'ora) diversi studiosi.

In realtà il viaggio di Brandano è molto metaforico e basato sulla simbologia mistica cristiana: così dovranno annualmente tornare a visitare certe isole per festeggiarvi la Pasqua, non si affideranno ai venti ma alla volontà di Dio e raggiungeranno la meta finale solo quando egli lo vorrà, dandoci l'idea che i nostri eroi, quasi, si muovano continuamente in tondo aspettando un segno. E effettivamente è così: la terra promessa si trova al di
là di un mare di nebbia e per raggiungerla può volerci anche molto poco tempo, come testimonia un monaco che riporta a Brandano della sua avventura mistica. Ma una particolarità caratterizza il nostro protagonista: egli non ha una visione, non riceve comandi divini né un qualunque segno di autorizzazione dall'alto. Al contrario, vinto da curiosità e senso di avventura decide di lanciarsi nell'impresa. Questa è una novità assoluta nel panorama della letteratura medievale, soprattutto quella sacra, in quanto nessuno avrebbe fatto nulla senza aver ricevuto un qualche segnale divino. Anzi, chiunque avrebbe interpretato un gesto del genere come un affronto e una sfida a Dio stesso: un peccato gravissimo e imperdonabile. Anche questo senso di libertà è, a mio parere, uno degli elementi chiave del successo dell'opera ai tempi, oltre al suo profondo simbolismo.

Infatti, come già accennato, il racconto è da leggersi in chiave mistica. Tutto, dal numero dei monaci che accompagna Brandano agli anni di navigazione, presenta precisi riferimenti ai testi sacri: ogni eccedenza dev'essere regolata per volere di Dio. Per questo Brandano predice fin da subito una terribile fine per i tre monaci "extra" rispetto al numero previsto di passeggeri che si sono imbucati all'ultimo. La stessa meta è chiaramente simbolo divino e tutti gli uccelli parlanti, giganteschi mostri marini grossi come isole e pastori non sono da meno.


Questi elementi del fantastico, però, si intrecciano anche col folklore locale e con la tradizione letteraria medievale Irlandese, tutta fondata sul concetto di viaggio. Esistevano già, infatti, sia gli "immrama" sia gli "echtrai", rispettivamente "racconti avventurosi di esplorazioni di terre lontane" e "viaggi mistici nell'aldilà". Così molti elementi sono tratti dal primo genere e fusi, assimilati e intrecciati allo stile e al valore del secondo. Nasce così un'opera che è stata in grado di amalgamare sapientemente tradizione pagana e misticismo cristiano, sacro e profano. Molti i temi, in primis quello della balena-isola, che si ritrovano in tantissime opere di quel periodo appartenenti a culture anche molto distanti, come ad esempio nelle avventure di Sinbad ne "Le Mille e una Notte".

Quindi fonti incredibili, innovazione e il giusto mix tra religione (che piaceva sempre ai Medievali) e avventura per uno dei santi più intraprendenti di tutto il cattolicesimo. Ma questo viaggio è mai avvenuto realmente? Brandano è effettivamente esistito e negli anni 70 si è cercato di
ricreare l'impresa per valutare se fosse realizzabile ed è stata un (semi)successo. Ma da qui a dire che effettivamente il monaco sia arrivato in America c'è una grossa differenza. In molti hanno cercato nell'opera indizi che potessero rimandare a luoghi reali (l'isola delle pecore con le Far Oer, la cattedrale di ghiaccio fluttuante con un iceberg, le officine demoniache con i vulcani islandesi) ma quelli che potrebbero essere riferimenti al paesaggio provengono, in realtà, come abbiamo visto, da una tradizione millenaria. La stessa terra promessa in cui il tempo non scorre è figlia di racconti precedenti. Alla fine la questione "viaggio reale o no" è di infima importanza, certe opere andrebbero lette e studiate, a mio parere, per il valore che rappresentano in modo originale e spontaneo, senza voler trovare il riferimento avventuroso ad ogni costo.

L'edizione italiana edita da "Il Cerchio" e curata dalla preparatissima Elena Percivaldi è basata su uno dei numerosissimi manoscritti che possediamo, tutti però di molto posteriori a quando è vissuto il santo. Introduzione e note sono molto ben fatte e completissime, su questo non si può dire assolutamente nulla, anche se devo ammettere che qua e là ci sono un po' di
refusi e a volte l'impaginazione è poco curata. In ogni caso, se decideste di comprarlo/ordinarlo, vi posso assicurare che sono 20€ veramente ben spesi e non rimpiangerete l'acquisto.



Detto ciò vi do l'appuntamento a giovedì con una nuova video recensione e a venerdì per una live in cui si parlerà del processo di creazione di un CD: per maggiori informazioni e rimanere aggiornati con gli sviluppi successivi vi lascio il link della pagina Facebook dove spero verrete a trovarmi! Altrimenti... ci vediamo giovedì!

mercoledì 8 aprile 2015

Collana "A Bordo di Libro" (extra 4): Slovenia e l'Istria: una tranquilla evasione!

Come chi mi segue su Facebook forse sa, in queste vacanze di Pasqua ho fatto un viaggio di 5 giorni in Slovenia e sulla penisola d' Istria, in Croazia. Come di consuetudine, ogni volta che metto piede fuori da qualche parte poi vi faccio un piccolo resoconto per darvi, magari, qualche consiglio su cosa fare od evitare, su cosa vedere o saltare oppure soltanto per farvi riflettere sui posti in cui vado e su quello che ho visto. Questa volta, invece, non mi sorgono particolari considerazioni: è stato, molto semplicemente, un viaggio Tranquillo, quindi niente grandi spiegoni o forti avventure, giusto l'itinerario e qualche consiglio. Quindi, qualora non foste interessati, vi saluto direttamente dandovi appuntamento a lunedì con la ripresa regolare degli articoli; per chi rimane, invece... partiamo!

Molto trash come cartina dell'itinerario ma vi consiglio di guardare voi i luoghi citati

La Slovenia conviene visitarla in macchina: le distanze, infatti, sono Molto ridotte e le strade sono tenute bene e, inoltre, l'autostrada non si paga! Per accedervi ci sono varie strade (Trieste e Gorizia sono solo alcune) ma noi siamo entrati da Cividale Friuli per sbucare direttamente a Kobarid, la nostra prima meta. Immagino la vostra indifferenza nel sentire questo nome
Il giovane Hemingway soldato a Caporetto
assolutamente anonimo e pure io, inizialmente, ero sul vostro stesso livello prima di sentire la traduzione italiana: Caporetto. Esatto, il luogo della sanguinosa disfatta italiana della I G. M. si trova ora in Slovenia insieme al fiume che testimoniò quei terribili anni: l'Isonzo, ora Soča, su cui è possibile fare rafting. Nel paesino di Kobarid si trova un museo piccolo ma dettagliato sulle terribili vicende di quegli anni e merita una visitina anche se non siete interessati: molto probabile che un vostro parente abbia combattuto in quella stessa zona in trincee scavate nel ghiaccio e nella neve! In ogni caso noi abbiamo continuato verso nord e, superata la cittadina di Bovec, siamo saliti a quota 1600 metri al passo del Vršič dove ci ha accolto una piccola sorpresa: la neve. E non poca. Non vi so dire con precisione quanta ne fosse caduta ma davanti a noi si paravano grandi prati sommersi di bianco incontaminato. Il vostro scrittore, inoltre, preso dalla gioia per l'inaspettata scoperta, salendo su una collinetta ha perso di colpo la gamba sinistra, giù fino al ginocchio, in un cumulo che ha ceduto: per carità, l'ho riestratta ma le mie scarpe da tennis e la mia gamba sotto i jeans non hanno gradito. A parte questa piccola nota devo dire che la strada era tenuta Benissimo e vi devo avvertire che, però, d'inverno questo passo rimane chiuso: fate attenzione! La cittadina di Kranjska Gora, dall'altra parte, famosa per le sue piste da sci ci è apparsa triste e deserta: si vede che non è stagione ma d'inverno ci sarà tantissima gente visto il numero di affittacamere. In ogni caso la nostra prima sosta è stata sul lago di Bled che vi sconsiglio di visitare d'estate perché attrezzato per ospitare centinaia di persone tutte assieme mentre, quando sono andato, c'era pochissima gente ed era vivibilissimo.

Il lago di Bled sembra uscito direttamente da una fiaba!
Inutile dire che, come capirete anche voi dalle foto, è un posto incantevole e molto carino ma anche parecchio tranquillo. Il vicino lago di Bohinj però, a mio parere, lo batte: non sorgono costruzioni sulle sue rive ma solo una tranquilla passeggiata con cui lo si può esplorare con tutta la calma del mondo: un posto semi paradisiaco! Sulle sue sponde sorge anche una chiesetta molto particolare di cui vi racconterò un'altra volta m che vale la pena di visitare. Da qua ci siamo spostati verso Ljubljana, la capitale, facendo sosta nel mezzo a Radovljica e Skofja loka, due amene cittadine medievaleggianti che vale la pena esplorare anche solo per un'oretta.

Lubiana (non ho voglia di riscrivere tutte quelle j) è molto piccola e vivibile. Appena arrivati vi colpirà l'animato mercato, l'imponente castello che la sovrasta e la presenza di un notevolissimo numero di italiani turisti proprio come voi. La sua visita non posso dire che mi abbia entusiasmato più di tanto: per carità, va vista eh, ma non aspettatevi che regga il confronto anche solo con un nostro capoluogo di provincia. noi l'abbiamo visitata tutta bene in un giorno e mezzo ma se vi appassiona potreste anche non annoiarvi per un 2 o 3 giorni (non so come farete, ma i gusti son gusti...).

Le grotte di Postumia, invece, sono una spesa salata ma necessaria: infatti queste bellissime e grandissime grotte prevedono un biglietto molto caro ma fidatevi che ne vale la pena! Con un trenino si scende per un percorso lungo 4km mentre il tratto finale lo farete voi accompagnati dalla guida: non mi dilungo perché non sono cose che rendono spiegate a voce, le dovete vedere voi, ma vi posso assicurare che lo spettacolo è incantevole! in compenso in questa grotta vive il mio peggior nemico: il proteo.

Non ditemi che non vi fa schifo!
Dovete sapere che il sottoscritto ha una paura folle degli anfibi di qualunque tipo e specie. Quindi voi figuratevi quando ho saputo che avrei visto dal vivo questo schifo: Fortunatamente è molto piccolo (me l'aspettavo grande come una salamandra) e sono riuscito a contenermi ma, comunque, diciamo che è stata un'esperienza... particolare! Ma non divaghiamo! Se, in ogni caso, vi sono piaciute le grotte di Postumia allora apprezzerete anche quelle di Škocjan anche se molto diverse. Non aspettatevi, infatti, centinaia di stalattiti e stalagmiti ma, anzi, vi troverete in una grotta molto spoglia ma, non per questo, meno spettacolare. Si tratta infatti del più grande canyon sotterraneo in Europa e, in effetti, sembra uno di quelli americani... ma con un tetto di roccia sulla testa! Suggestivo e particolare, forse questo giro mi è piaciuto anche più del precedente. Mi soffermerei a parlare con voi del castello di Predjana ma l'articolo sta diventando lungo ed è tempo di passare alla città di Fiume (ora Rijeka in Croazia) e all'Istria.



Della prima città è meglio che non parti: l'ho visitata la sera di Pasqua, quindi vi lascio immaginare la desolazione, ma in generale non mi ha fatto una grande impressione vuoi per l'assenza di cenni storici sull'azione di D'Annunzio (ok, era un invasore, ma un cenno piccolo piccolo ce lo potevano fare...) o per la presenza di un gigantesco porto industriale. In ogni caso ci sono rimasto poco perché la penisola istriana mi attendeva. E in effetti questa piccola porzione di terra merita una visita assolutamente: i vari paesi di Parenzo, Rovigno e Pola sono molto caratteristici ma anche simili, in parte, a molte cittadine della costa ligure pur rimanendo, in ogni caso, molto ben conservati e, per la loro posizione, particolari. Vige una sorta di bilinguismo Corato-Italiano quindi anche i meno anglofoni di voi non avranno problemi! Molto bello anche il capo all'estremo sud che conserva un parco naturale simil incontaminato con spiagge bellissime e una natura lussureggiante. Prima di tornare a casa passate dalla Slovena Pirano perché ne vale la pena: non diversa dagli altri paesi croati ha, comunque, un che di affascinante nei suoi vicoletti angusti.

Per concludere, qualche nota finale. I prezzi sono simili ma inferiori all'Italia ma, come molti paesi fuori dal suolo patrio, mangi per quello che paghi quindi non aspettatevi nouvelle cousine. Tutti parlano inglese, molti in italiano e non avrete difficoltà a farvi capire. Ricordatevi che in Croazia ci sono ancora le Corone quindi... niente euro! Carte di credito accettate ovunque senza problemi. Vento freddo costante e perenne: copritevi.




Detto ciò non mi viene in mente altro da aggiungere se non consigliarvi di andarci: la Slovenia è un paese Balcano solo geograficamente (nemmeno troppo poi) ma per molti aspetti è simile all'Austria. Non me l'aspettavo così curata e pronta ad accogliere gente, mi ha sorpreso in positivo! Voi ci siete mai stati? Avete altri consigli da aggiungere? Scriveteli qua sotto in commento (sono aperti a tutti) oppure sulla mia pagina Facebook! Grazie per aver letto finora qui, ci vediamo lunedì!

sabato 23 agosto 2014

Collana "A Bordo di Libro" (extra 2): sorprese, delusioni e consigli a Parigi.

Ed eccoci, anche oggi, a un nuovo articolo! Questo, per chi non lo sapesse (se volete sapere, che è una cosa bella sempre, seguitemi sulla pagina fb), sarà un articolo un po' particolare. Ho trascorso, infatti, una decina di giorni a Parigi (l'originalità) in vacanza e, come per ogni viaggio all'estero che faccio, volevo farvi una sorta di resoconto (come quello della Serbia e della Bosnia ed Erzegovina di cui vi linko la prima di due parti, casomai ve ne fregasse qualcosa). Solo che questa volta, invece di scrivervi tutto quanto di getto, ho optato per qualcosa di più... particolare. Parigi, diciamocela tutta, è una meta abbastanza comune e ancora abbastanza accessibile date le mille offerte di voli che ci intasano la mail. Però rimane pur sempre anche la capitale di uno stato europeo e, quindi, fottutamente costosa, ragion per cui chi ci va magari ha la possibilità di farlo solo per qualche giorno, nulla di più. E allora, ho pensato, perchè raccontarvi di cosa ho visto al Louvre che tanto ci andate tutti e non delle cose più particolari viste che magari i più ignorano? Sia ben chiaro, non sono parigino nè parlo francese: in questa città vi sono stato prima di questa vacanza solo quando avevo 6 anni e, quindi, esperienza 0. I posti particolari visitati li ho trovati su una banalissima Lonely Planet monotematica sulla città e sono dunque ricercabili da tutti. Quello che vi voglio dire è: non siate banali e scontati ma, al contrario, visitate, scoprite e perdetevi tra le strade dove la gente di tutti i giorni passeggia per respirare l'atmosfera tipica di un luogo.

Quindi, per tornare all'articolo, sarà diviso in sezioni ad elenco puntato. Non sono delle posizioni, quindi non dovete leggerle come dalla cosa più bella in giù o viceversa: l'ordine è casuale, perchè dover forzosamente fare delle preferenze tra le emozioni? Dato che l'articolo si è fatto un bel po' lungo metto prima un breve indice così che, se già sapete qualcosa o cercate robe specifiche, già sapete che saltare e cosa no. Ma, detto questo, iniziamo con le cose che più mi hanno sorpreso.

Le 5 sorprese: Catacombe; Museo Guimet; Museo del Medioevo; Museo
                        Quai Branly; le "Ninfee" dell' Orangerie.
Le 3 delusioni: Pantheon; Museo Marmottan Monet; Versailles.
I 5 consigli: Gratis, Franprix; Metropolitana; Belleville; Cimiteri.



LE 5 SORPRESE PARIGINE

) Le Catacombe di Parigi. Non ve lo negherò, ho un certo gusto necrofilo-romantico per i cimiteri e tutto ciò che mi riporta all'idea di morte (rovine di palazzi abbandonati, luoghi sperduti e cripte poco illuminate). Quindi, quando ho sentito nominare queste catacombe ero tutto un fremito ma le mie aspettative erano un po'limitate (un po'come le capacità di comprensione della razza umana, ma questo è un altro discorso...): qualche galleria poco illuminata, delle vecchie tombe in cui riposavano tristi scheletri anonimi e miriadi di bambini spaventati. Invece, quando arrivai alla fermata della metro di Denfert-Rocherau (linee M4, M6 e RER B) e vidi la fila di gente che aspettava di entrare dal piccolo cabinotto posto in mezzo alla rotonda capii che qualcosa non tornava. L'attrazione, infatti, aveva richiamato più visitatori di quelli previsti (in fondo le mete classiche di Parigi sono altre) e, dopo """"sole""" 4 ore di coda abbondanti (recatevi sul posto ALL'ALBA perchè fanno entrare solo 200 persone alla volta), capii il perchè di tanta ressa. Scesi numerosi gradini, attraversati tunnel claustrofobici e ignorate sculture di poca utilità, tutto il mio fremito necrofilo è stato soddisfatto COMPLETAMENTE: dopo una piccola porta che recita "ossarium" ho visto qualcosa di incredibile. In questa sfilza interminabile di corridoietti le pareti sono LETTERALMENTE coperte di cataste e cataste di ossa ammassate da cui escono i teschi digrignanti di chi, un tempo, aveva conosciuto tempi migliori. Lo spettacolo è incredibile e vale sia la lunga attesa sia i 10€ del biglietto (8 se siete dei giovani ed attraenti studenti). Le proporzioni di questa località turistica attiva fin dai primi anni del 1800 sono indescrivibili e le poco foto da me scattate non rendono giustizia a un luogo maestoso come questo (anche perchè sono un pessimo fotografo). Quando poi si risale in superfice è come passare da una dimensione all'altra. I resti, oltretutto, sono stati trasportati lì dai vari cimiteri di Parigi 200 anni fa e, quindi, risalgono tutti anche agli inizi del 1700. Che altro dire? ANDATECI!

♠♠) Il Museo Guimet. "Ecchè?" mi direte voi. Si tratta del più grande e completo museo di arti asiatiche di Parigi (e ampi dintorni presumo). Ebbene sì, in una delle più grandi e magiche città europee vi suggerisco di andare a spendere un paio di orette in un museo che parla di arte così lontana nel tempo e nello spazio: sono proprio uno stronzo! Ci arrivai sabato 2, il mio primo giorno in città, dopo aver visitato i Campi di Marte, essermi fatto a piedi la Torre Eiffel, visitato un cimitero vicino al Trocadèro e essermi sorbito il Museo Marmottan Monèt (il tutto svegliandomi alle 4 del mattino): no, ma non ero stanco, figuratevi. Tuttavia non appena io e la persona con cui ho viaggiato varcammo l'ingresso rimanemmo allibiti, con la bocca spalancata, mentre sentivamo il cuore (sì, pure io ne ho uno) pulsare fortissimo nella nostra cassa toracica: gigantesche statue di divinità Buddiste provenienti dalla Cambogia ci accoglievano in tutta la loro solenne magnificenza. Non sapevamo che dire, le parole non ci uscivano ma, come bambini emozionati perchè viene loro regalato un gioco nuovo, abbiamo iniziato a girare come dei matti per il museo impossessati da un'energia che non credevamo possibile a quel punto della giornata. Bellissime le sezioni su Cambogia, Vietnam e Laos al piano terra e mirabili anche le decine di reperti tibetani che, con i loro colori entusiasmanti e le espressioni colorite dei vari demoni, scuotano sempre il turista anche più esperto e abituato a certi spettacoli. Assolutamente un posto da visitare e che la maggior parte dei turisti ignora. 
Casomai non lo si fosse capito, questa statua è ABNORME

♠♠♠) Il Museo del Medioevo (museo Cluny). Sì, lo ammetto, in questo caso sono un pochino di parte perchè, come sapete, l'argomento mi interessa e affascina molto MA, in questo caso, il suggerimento va al di là del gusto personale. Oltre alla ricchissima varietà di oggetti presenti è la stessa struttura che merita una visita. L'esposizione si articola in due costruzioni diverse: da una parte l' Hotel du Cluny, un ricco palazzotto medievale che, grazie a un ottimo lavoro di restauro, si è conservato benissimo e dall'altra i resti delle antiche terme romane di cui il "frigidarium" (la zona dove ci si immergeva nell'acqua fredda), che ospita alcuni oggetti esposti, rimane la più grande ed evidente testimonianza a Parigi del vecchio impero che con Giulio Cesare si spinse fin nell'attuale Inghilterra più di 2000 anni fa. Ma il meglio del museo ve lo devo ancora dire pur premettendo una cosina: a me non piacciono per nulla gli arazzi (quella sorta di tappetoni a parete con pochi colori sbiaditi) e ho lo schifo quando ne vedo uno. Però qui, al museo del Medioevo di Parigi, si trovano gli unici che, sinceramente, sono riusciti quasi a commuovermi. 6 sono le composizioni che formano il ciclo della "Dama e l'Unicorno" rappresentanti i 5 sensi più un'altra enigmatica raffigurazione. Il colore rosso, raro nel Medioevo, mette in risalto le forme di mille fiori e animali che, con un'attenzione degna del miglior Botticelli ne "La Primavera", formano un insieme enciclopedico e armonioso che mi ha lasciato di stucco. Un'esperienza di cui preferisco non dire altro per non rovinarvi nulla. Andateci. Ora.
        
Uno dei sei arazzi, giusto per intenderci

♠♠♠♠) Il Museo Quai Branly. Ai piedi della Tour Eiffel riposa un grande e lungo edificio rosso che, come un animale che riposa, si estende su un giardino pieno di erbe selvatiche provenienti anche da posti molto lontani. Dentro, saliti per una passerella che ricorda un fiume, si arriva in uno spazio roccioso in cui una statua esotica di un androgino ci saluta: è l'ingresso del museo Quai Branly delle arti extraeruropee. "Ma come- direte- hai già parlato del Guimet, che bisogno c'è di questo?" e non avreste tutti i torti se si trattasse, questo, di un museo come gli altri. Infatti sì, ho parlato di "arti" extraeuropee ma, forse, sarebbe meglio dire "culture e popolazioni". A essere messo in luce è, infatti, per ciascun continente, il modo di abbigliarsi, atteggiarsi e le usanze così lontane geograficamente ma vicinissime nelle origini. In particolare ad avermi stupito è stata tutta la sezione relativa alla popolazione autoctona dell'Oceania che, troppo spesso, riconduciamo tutti (me compreso) alla mera Australia (e Nuova Zelanda quando capita) mentre, in realtà, vi sono miriadi di popolazioni che fino ai tempi più recenti si sono mantenute a uno stato quasi primordiale. Notare come le forme delle loro maschere tribali, i riti e le decorazioni confermino e ribadiscano le scoperte degli antropologi mi ha dato un enorme senso di soddisfazione, come chi vede confermate le proprie ricerche che compie da tempo (e così è, in parte). Anche le altre sezioni mi sono piaciute, in particolar modo è stato interessante notare come l'arte in Africa sia, a tutti gli effetti, molto più varia di quello che si può credere. Giovane, moderno e interattivo: mi ha decisamente conquistato!


♠♠♠♠♠) Le Ninfee de "L'Orangerie". Di fronte al Louvre si estende, lungo Rue de Rivoli, il magnifico parco delle Tuileries che porta, seguendo la Senna, fino a Place de la Concorde (e poi, da lì, sorpassati il Petit e il Grand Palais, continuando per gli Champse d'Elisè, si arriva fino all'Arco di Trionfo). In questo parco, oltre alle celebri giostre, si trova un piccolo ma rinomato museo: quello de "l'Orangerie". Premetto che non sono proprio un grande fan degli impressionisti (che non vuol nemmeno dire che vomito quando vedo un loro quadro però) e, infatti, ho solo discretamente apprezzato la mostra permanente del museo che sì, ha tante opere di autori famosi come Modigliani e Cezanne, ma non mi ha fatto impazzire. E perchè, allora, ve lo consiglio? In questo spazio, al piano terra, vi è una delle opere più impressionanti viste in questa settimana (e ho avuto modo di vederne parecchie, credetemi): le "Ninfee" di Monet. Fino a quel momento avevo avuto modo di osservare, dal vivo, solo degli studi o copie sempre sue ma "più in piccolo" (il secondo punto delle "delusioni" sarà più chiaro). Qui, invece, in queste due ampie stanze ovali si confondono un insieme di colori così perfetto e toccante da trasportarti immediatamente al tramonto, in riva a uno stagno, con il vento che ti accarezza i capelli. La gente non è un problema, ti sembra di essere solo tu e il paesaggio: un vero e proprio angolo di natura artificiale tra le più convincenti mai viste fin'ora. Che aspettate a tuffarvi in queste sale?

LE 3 DELUSIONI DI PARIGI

) Il Pantheon. Questa gigantesca torta ricoperta da un sovrabbondante strato di glassa bianca è, attualmente, in restauro. Il cupolone non si vede, sembra ricoperto da un enorme preservativo bianco e, dentro, fino al 2016, il celebre "Pendolo di Foucault" sarà assente. In realtà, come appare abbastanza evidente, questa grande dimostrazione scientifica che la Terra ruota su sè stessa altro non è se non un mero riempitivo di uno spazio vuoto di significati e, sostanzialmente, spoglio. Vi è una statua che ricorda la rivoluzione francese ormai inutile nella nostra era (non fraintendetemi, non è che non apprezzi il valore storico della cosa, solo artisticamente ho visto cose più dense di significato) e poche altre scritte alla memoria di illustri morti lì non seppelliti (sì, avete letto bene) frammiste a quadri ben poco stupefacenti. Sotto vi è una cripta dove riposano i resti di grandi personalità come Rousseau, Voltaire, Zola, Hugo e i radioattivissimi signori Curie per non contare il signor Braile: tutti, chi più chi meno, rinchiusi in anonimi sarcofagi di pietra. Alla faccia dei due grandi pensatori illuministi, il primo che disse "Non sarò mai abbastanza lontano da Parigi" e l'altro sepolto in una (ormai ex) chiesa: OTTIMO!
Vista del mega preservativo dalle torri di Notre Dame

♦♦) Museo Marmottan Monet. Come già detto non sono un grande fan dell'impressionismo anche se posti come il Museo d'Orsay e l'Orangerie non mi hanno di certo deluso. Questo museo invece lo ritengo una perdita di tempo. L'unica opera veramente importante contenuta al suo interno è "L'Impressione sul Sole Nascente" di Manet (che ha comunque dato il via al movimento artistico più importante della seconda metà del 1800) e nient'altro. Tantissime le opere di Monet tra cui molte "Ninfee" che elogio parlando dell' "Orangerie" se non fosse che... Sono tutti studi. Sì, dei MALEDETTISSIMI studi tutti uguali se non con qualche variazione di colore. Non trasmettono nessun significato, non sono particolari, non sono splendidi ma, al contrario, rappresentano un chiaro esempio di come un artista continui a riprodurre sempre la stessa opera quando capisce che il genere piace alla gente (prova ne è anche un quadro di Cezanne viso in 3 musei diversi): ah, vil denaro! Volete evitare di buttar via 2 ore della vostra vita? Andate a visitare il museo del sesso a Montmatre (oltretutto abbastanza carino), questo lasciatevelo abbondantemente indietro.

♦♦♦) Versailles. Sì, proprio il palazzo reale che dalla seconda metà del 1600 ha ospitato la famiglia reale Francese e, con lei, buona parte dei nobili. I giardini per carità, bellissimi, anche se delle tanto agognate fontane musicali ne funzionava solo una mentre le altre non spruzzavano che un piccolo getto d'acqua (se andava bene) e niente musica. Al che potete darmi del pretenzioso, del cagacazzo e del rompiballe e avreste del tutto ragione almeno in atri contesti MA stiamo pur sempre parlando di Versailles, cazzo, non del parco giochi dietro casa mia! I giochi d'acqua di per sè sono carini più che altro perchè sfruttano un meccanismo antichissimo però... dai, eh! Ma è dentro al palazzo che veramente non mi è piaciuto. A parte la folla che ha provato a soffocarmi un paio di volte ma, soprattutto, la maggior parte delle stanze era chiusa e, a parte le poche più famose mostrate, trovo che altri palazzi reali siano tenuti molto meglio (da quello asburgico a Vienna alla torinese Venaria Reale). Poi, per carità, di sicuro di per sè non sono brutte, non dico questo, ma le condizioni di visita sono se non precarie quantomeno molto poco efficienti!

I 5 CONSIGLI SU PARIGI

) Gratis. Se siete degli studenti di meno di 25/26 anni ANDATE SUBITO a Parigi. Il perchè? Semplice: la maggior parte dei musei se non è gratis (e ripeto GRATIS) adopera delle forti riduzioni per questa fascia di persone. Stesso discorso vale anche per la metro che, nei weekend, mette a disposizione dei biglietti giornalieri CONVENIENTISSIMI. E non datemi del taccagno a caso perchè vi posso assicurare che come città è costosa come il fuoco e risparmiare qualche soldo in questi casi non è mai un male!

♣♣) Franprix. Parigi è cara e, dovunque voi andrete, vi troverete male per i prezzi eccessivamente elevati. Se poi a pranzo ti vuoi sedere da qualunque parte a mangiare in un bar all'angolo qualcosina è la fine! Il mio consiglio è quello, quando sentite un certo languorino allo stomaco, di allontanarvi a piedi di pochi passi dai grandi centri turistici, fermare un indigeno a caso e chiedergli gentilmente dove potete trovare un Franprix che è la loro catena di supermercati (da pronunciare "supermarscè Franprix"). Dentro troverete numerosi panini già fatti e succhi di frutta e altre bevande fresche: con 6€ vi fate pranzo, bibita e pure merenda (magari con delle particolari patatine al gusto di formaggio di capra che troverete solo in Francia!). Per sedervi cercate pure in giro i numerosi parchetti pubblici in cui la gente ama, nei momenti di pausa, mettersi su una panchina a prendere un po' di sole!

♣♣♣) Metropolitana. La metro di Parigi è tra le più incasinate in Europa e, quindi, con questo punto volevo spiegarvi una piccola cosa che per un bel po' non ho capito io stesso. Le linee sono 2: la M e la RER. Quest'ultima, in particolare, è quella che vi porterà anche agli aereoporti e, più che una vera propria metro, è più un treno. Ma per questo non fate come me, non cascateci come dei polli! In realtà se fate un biglietto giornaliero questo varrà ANCHE per questa RER nelle aree prestabilite, non solo per la M: fate attenzione però che, essendo treni, passano un po' più raramente.

♣♣♣♣) Belleville. La topaia in cui si stava noi era nel quartiere di Belleville, quello descritto da Pennac nel suo ciclo della famiglia Maloussen (che troverete edita da Feltrinelli) e che è storicamente sede di svariati gruppi di immigrati. Ebbene, vi dirò la verità: è il quartiere in cui mi sono sentito più a casa di tutta Parigi! Ormai è ben lontano dall'essere un posto brutto e magari anche poco sicuro e, al contrario, è frequentato da una moltitudine di giovani tranquilli che trascorrono la serata ad un bar davanti ad un buon bicchiere di vino. Che aspettate ad immergervi in quest'area così VERAMENTE parigina?

♣♣♣♣♣) Cimiteri. Tanti sono i cimiteri di Parigi che accolgono le salme di gente morta da ormai tanti anni. In ogni caso hanno tutti un'unica caratteristica comune: sono grandi e incasinatissimi. Quindi, se state cercando il luogo di sepoltura di qualche personaggio famoso non dimenticatevi di procurarvi una mappa dei siti con su segnate le posizioni delle varie tombe perchè se no potreste anche passarci le giornate senza venirne a capo! In particolare al Perè Lachaise non se ne trovano nei week end (ufficio del turismo interno chiuso) ma potrete trovare tutto quello che vi serve all'edicola appena fuori dall'uscita della metro: senza rinunciate ad addentrarvi in questo fitto reticolo di tombe che non si fanno trovare, a volte, manco con le cartine (non è vero Chopin? Nè Modigliani?)!

Bho, detto ciò mi sembra che possa bastare. Ovvio poi, questa non è mica una guida dettagliata e completa, ma una raccolta di consigli e cose varie che, se mi avessero detto prima, magari sarei stato anche più felice. Se volete sapere altro non esitate a commentare qua sotto oppure a mandarmi un messaggio privato sulla pagina fb del blog a cui risponderò più che volentieri. E mentre vi saluto per un po' con il blog (la pagina fb continua la sua attività tranquilla) vi rimando al prossimo appuntamento che sarà... verso fine settembre quando, tornato dal mio viaggio in Georgia e Armenia di un paio di settimane, avrete un altro resoconto di questa mia nuova avventura.
Vorrei concludere il tutto copincollandovi un post, con annessa foto, che ho pubblicato sulla mia pagina fb e che, spero, vi faccia riflettere. Ciao!

"Il Cavaliere dei Fiori" (1894)- Georges Rochegrosse (1859-1938).

Questo grande quadro mi ha colpito subito quando l'ho visto. Si trova in una stanza mezza abbandonata del Museo d'Orsay, quella dedicata ai pittori simbolisti stranieri (e sì che lui è francese!). A contemplatre questa meraviglia eravamo in due mentre la folla, come mosche sul miele, succhiava linfa vitale dai capolavori che tutti conoscono e che vengono considerati "belli" perchè qualcun'altro, prima di loro, li aveva giudicati tali. Non fermatevi mai di fronte alle apparenze, non pensate che quello che vi viene sempre proposto sia il meglio: esplorate voi stessi, cercate opere bellissime nascoste agli occhi della massa, non fatevi fottere dalle illusioni poste lì da qualcun altro. Questo per i quadri, per i libri, per la musica e qualunque altra cosa. Siate critici e spietati, non accontentatevi mai di ciò che avete: tutti, insieme, cercate (e cerchiamo) di migliorare noi stessi per star meglio con chi ci circonda. E, tanto che ci siete, ammirate, estasiati, con me questa bellissima e coloratissima tela!



sabato 24 maggio 2014

Collana "A Bordo di Libro", ep 2: il Viaggio Come Contatto con Popoli Lontanissimi: il "Milione" di Marco Polo

Ed eccoci, finalmente, a un "normalissimo" capitolo del sabato! Veramente, mi mancava scrivere in modo regolare e sistematico di opere specifiche! L'ultima volta è stato con "American Psycho" il capolavoro di Ellis e di cui potete trovare qui l'articolo, casomai qualcuno se lo fosse perso. Ma veniamo al dunque a questa settimana passando a parlare di un uomo di cui avrete sicuramente sentito parlare: Marco Polo (1254-1354)! Siamo al secondo capitolo di questa "collana" (senza contare gli extra) e, se volete, qui e qui potrete recuperare i due articoli passati, il numero 0 e il numero 1, su "Le Avventure al di là di Thule" e "La Storia Vera" di Luciano di Samosata. Detto questo, iniziamo!

Prima di parlare del "Milione" (perchè se no era troppo semplice, se non si comincia a parlare degli antenati di settimo grado non sono contento, eh?), l'opera in cui Marco Polo parla del periodo passato in Cina, è il caso di parlare della sua vita prima di queste avventure. Egli, come tutti noi sappiamo, era di Venezia anche se ci sono alcune strane teorie secondo cui egli possa in realtà provenire da un'isoletta croata. Questa teoria, più volte confutata, è ****** *** ****** *** ***** (mi censuro se no poi pensate che io sia un tipo volgare quando mi sembra evidente che io non lo sia e che, anzi, preferisco i giri di parole alle spiegazioni dirette): ora, egli nelle sue avventure parla di Venezia, si è sposato a Venezia ed è stato sepolto a Venezia, ma vuoi non dire che non fosse di Venezia? Troppo semplice leggere le cose e prenderle per quel che sono (non per questo però le scie chimiche non esistono, state tranquilli)? Così, giusto per il gusto di sparare stronzate (e ora che mi sono abbastanza acceso posso partire alla grande)! Ovviamente non è che iniziò a viaggiare fin da piccolo ma accompagnò suo padre e suo zio nel 1271 che, precedentemente tornati da un viaggio, avevano scoperto che la mamma di Marco era morta (mica si può lasciare a casa da solo un bambino come io ho fatto con la grammatica in questa frase, dhe!). I signori Polo erano mercanti e messi del Papa nelle terre dell'estremo oriente: infatti l'impero mongolo di Gengis Khan era arrivato molto vicino all'Europa e, anche se inizialmente non furono visti di buon occhi dai cristiani (i Tartari, com'erano chiamati, prendono il nome dal Tartaro, una sorta di Inferno per gli antichi Romani: diciamo che inizialmente erano giusto un po' sospettosi, ma giusto un pelo), in seguito  questi avendo un sacro sepolcro da recuperare e che era nelle mani dei mussulmani chiesero il loro aiuto. Bhe, insomma, quello che fecero il padre e lo zio di Marco fu prendere, andare dal Papa, recuperare una lettera con su scritto <<Aiutateci a recuperare il sacro sepolcro, figa, non fate gli asociali là dall'altra parte del mondo, cristo santo!>> , andare dal Kublai Kan, il re del Catai (oggi Cina e dintorni), far soldi tanto che c'erano e portare una risposta che, se non sbaglio, fu pure positiva (a dire la verità fu, all'inizio lo stesso Kublai Kan a proporre quest'accordo se non sbaglio, che cucciolo!). Ora, serviva che tornassero indietro che c'era da riportare la contro-risposta del Papa (e da guadagnarci qualcos'altro). Ed è da qui che cominciano i viaggi del Marco che iniziò a seguire i parenti piuttosto che rimanere mezzo orfano a casa da solo a giocare al Nintendo 64 (ancora non era uscita la Wii). Il "Milione", però, dovete sapere che non parla solo del viaggio si andata e ritorno fatto da Marco e compagni: infatti egli si trovò parecchio bene in quelle terre e vi rimase a lungo facendo anche delle missioni diplomatiche per conto del signore del Catai. Tutte queste strade e questi itinerari narrati li potete vedere anche voi qui e, per comodità, vi consiglio di tenervela davanti agli occhi (magari intervallandola con l'articolo, giusto per vedere che cosa vi dico) proprio come me: non lo volete fare? Cazzi vostri io l'ho detto!

Nell'immagine si vede bene il viaggio anche del padre e dello zio (percorso azzurro) che passarono, in quel loro primo viaggio, da nord sopra il mar Caspio (oltretutto facendo un curiosissimo cerchio che sinceramente non so spiegarmi) ma noi seguiremo ora il filo rosso. Come potete vedere, dopo esser partiti da Roma per i motivi che vi ho detto, passarono dalle isole Greche del Mediterraneo. Ed è qui che appresero che nel frattempo il Papa era morto e dovevano tornarsene indietro ad aspettare quello nuovo. Fortuna volle che la persona che donò loro queste indicazioni era un prete missionario abbastanza potente: infatti tornato con loro a Roma fu lui ad essere eletto Papa (ah, gli strani casi della vita...) e ri-indirizzò sulla loro strada i Polo. Allora, non starò qua a raccontarvi passo per passo quel che videro che, se no, vi prendete il libro e ve lo leggete che fate prima (magari prima no, ma meglio sì) ma mi soffermerò su alcune figure particolari incontrate e che sono di un'importanza incredibile: mi riferisco al Saggio della Montagna e al Prete Gianni (o Janni). Chi sono questi due personaggi mitici?

Iniziamo dal Saggio (o Veglio) della Montagna. Avete mai sentito dell'origine del nome "assassino"? Questo deriva, più o meno (nel senso che lo scrivo come si pronuncia), dal termine "assashin", ovvero "consumatori di ashish" (no, questo non fa di tutti i cannaioli potenti degli assassini, aspettate). C'era nelle zone dell'India/Medio Oriente (circa, eh, si tratta pur sempre di un personaggio mitico) un certo signore, il Saggio appunto, che faceva il mercenario e ammazzava la gente per gli altri. Egli aveva, però, il sangue dell'imprenditore nelle vene, e pensò: <<Perchè non far fare a tanti altri quello che mi tocca far da solo? Tanto la richiesta non diminuisce certo, anzi, e posso permettermi di fare un piccolo investimento!>>. Così recintò un bellissimo giardino con fiumi di latte e miele (pensa la sete dopo un po') e ci mise dentro qualche ragazza piacevole e abbastanza ben disposta, che non fa mai male, e poi iniziò a procurarsi persone giovani e in gamba disposte ad ammazzare per lui. Ma come fare? Facile: imbrogliando la gente! Andava dai giovani ragazzi, li faceva ubriacare e drogare finchè non perdevano coscienza e se li portava nel suo giardino. Qui, quando i poveracci si svegliavano, pensavano di essere morti e in Paradiso circondati da un giardino magnifico e da figa (soprattutto da quella) in quel modo. A quel punto il Saggio della Montagna (che poi era più il Furbone della Montagna) diceva che dovevano andare sulla terra ad ammazzare gente per conto di Dio e loro, belli e tranquilli, dopo essere stati drogati di nuovo, si risvegliavano tra i "mortali", facevano quel che dovevano, li drogavano ancora e tornavano in "Paradiso" ancora una volta. Insomma, una pacifica storiella su come fottere gli altri facendoli uccidere altra gente facendo leva sulla religione: ricorda nulla?

L'altra figura particolare che emerge dal racconto è quella del Prete Giovanni o Janni (ops, ho sbagliato immagine, volevo mettere questa!) e, addirittura, nella lingua originale Presto Janni (che perdiamo il treno!). Questo sovrano (che non era, come avrete capito, un vero e proprio uomo di fede) viene generalmente indicato come un potentissimo regnante dell'Asia ma compare anche in vari manoscritti medievali come comparsa nei poemi cavallereschi come cattivone e anche nel nostro "Orlando Furioso" dell'Ariosto (che un giorno non vedo l'ora di avere il tempo di leggere). Quindi un personaggio leggendario, sostanzialmente, che però non viene menzionato solo da Marco Polo nel "Milione" ma anche da altri viaggiatori dell'epoca. Effettivamente appare evidente come il Presto Janni (mi diverte troppo chiamarlo così) del Polo (e, quindi, non quello che lancia magie da draghi volanti nei poemi cavallereschi, anche se sarebbe estremamente più figo) sia realmente esistito: il nostro italiano infatti parla di un certo Cinghys Cane che gli mosse guerra perchè il Presto non voleva concedergli la figlia in sposa. E tutti voi, almeno una volta nella vita, avete sentito parlare di questo Cinghys Cane. Sorpresi? Vi viene in mente nulla? Si tratta del grande imperatore (e, dunque Cane=Can=Khan) del Catai(=Cina) Gengis(=Cinghys). Sì, proprio quel Gengis Khan (che non ho idea se si scriva così o meno ma tanto ci siamo capiti) che fu il primo vero grande imperatore di una Cina che oggi appare quasi piccola in confronto al suo dominio che si era spinto fino alle porte d'Europa, come abbiamo detto prima. Quindi appare evidente come il Presto Janni in realtà non sia che un regnante (ha anche un nome, sono riusciti ad identificarlo ma non so chi sia storicamente e non penso vi interessi. In caso contrario sapete cosa fare) oppostosi alle conquiste di Gengis Khan.

In ogni caso, tornando al nostro Marco, egli non solo riuscì ad arrivare in Cina, ma lì si fermò pure parecchio tempo diventando un nobile di corte e compiendo pure un viaggio diplomatico (che potete vedere nella cartina). Un episodio divertente parla dell'assedio di Nanjing (che noi chiamiamo Nanchino, dove i Giapponesi durante la II G.M. hanno compiuto un grande massacro che viene, ancora oggi, chiamato lo "stupro di Nanchino"), arroccato su un'inespugnabile fortezza, da parte dell'esercito imperiale cinese che si trovava sulla pianura. Bhe, pare che di lì passasse Marco con i suoi parenti e che introdussero l'uso della catapulta presso i Cinesi che così conquistarono i nanchinesi (per la serie "ma farvi i cazzi vostri mai?"). Quindi, insomma, come avrete capito Marco e compagni erano molto ben voluti da quelle parti ma a un certo punto dovettero tornare a casa (anche questo percorso è ben evidente in cartina). Durante questo viaggio di ritorno che egli compì da solo perchè il padre e lo zio erano tornati prima si inserisce uno degli episodi più conosciuti di sempre: l'incontro coi popoli dalla testa di cane (i cinocefali, appunto). Allora, premettiamo qualcosa. Già nell'isola precedente aveva visto una popolazione con la coda che viveva sulle montagne che si comportava in modo strano: erano macachi. Ora, cosa potete aspettarvi da un uomo che scambia delle scimmie per strani uomini (la cosa mi puzza un po' di razzismo ma fa niente) ? Mi sembra abbastanza evidente che di uomini con la testa di cane non ne esistano in Africa, non so che diavolo possa aver visto anche se questo racconto era diffuso già in altri precedenti racconti di viaggio: che non si sia ricordato di cosa avesse visto o che abbia scambiato degli animali per uomini?

In ogni caso nel 1298 finalmente tornò in territorio italico ma sfiga volle (perchè qua si tratta proprio di sfiga, eh!) che egli si trovasse proprio su una di quelle nave veneziane sconfitte dalla repubblica marinare di Genova, allora nemica giurata di Venezia. Fu così che si trovò prigioniero per qualche anno e, in queste condizioni a dir poco precarie, dettò e raccontò dei suoi viaggi a un certo Rustichello di Pisa che, dunque, a conti fatti, va considerato il vero autore materiale del "Milione" che infatti ci è giunto su numerosi codici (i libroni scritti a mano medievali tutti decorati, quelli belli insomma!).

E quindi questo era il "Milione" di Marco Polo! In realtà il discorso potrebbe essere molto più ampio e potrei parlarvi dei rapporti che, fin dal medioevo, l'occidente ha intessuto con l'estremo oriente e di questa tradizione ed eredità orientale silenziosa che noi ci portiamo dietro. Però il discorso è complicato, il tempo poco e prima ci sono un paio di letture che devo, e soprattutto voglio, farmi. Quindi diciamo che riprenderò l'argomento un giorno e, spero, tra non troppo (anche se temo che per questo specifico dovrete aspettare almeno agosto-settembre perchè prima devo fare degli "accertamenti" "sul campo" di cui vi parlerò). Del "Milione" di Marco Polo esistono, ovviamente, diverse edizioni: ne ho vista una della Garzanti molto economica e piccola ma non so se contiene un'introduzione di qualche tipo. Io invece ho letto l'edizione Einaudi di cui non conosco il prezzo (regalo ma penso venisse sui 20€ o anche meno) e che vi consiglio non perchè è quella che ho letto io ma perchè presenta sia il testo originale sia la traduzione in italiano contemporaneo. Se decidete, come me, di affrontare il testo originale (tanto è italiano in prosa, molto ma molto tanto più facile di Dante e, se non capiste nulla, c'è pure il testo in italiano contemporaneo quindi è proprio a prova di imbecille) sappiate che non avrete difficoltà perchè Marco Polo, o Rustichello da Pisa o altri ancora per lui, scrivono in un italiano da prima elementare (e se mi dite <<ma noi in prima elementare non sapevamo scrivere>> sappiate che la cosa non cambia). Infatti vi capiterà di imbattervi in frasi come "In Giorgia hae uno re il quale chiama sempre David Melic, cioè a dire, in francesco, Davide Re" o anche "In Turcomania ha tre generazioni di gente" e, infine, "Quando l'uomo si parte di questa provincia ch'io v'ho contato, l'uomo discende per una grande china. ch'è bene due giornate e mezzo pure a china; e in quelle due giornate e mezzo non hae cose da contare, salvo che v'ha una grande piazza, ove si fa certa fiera certi dì dell'anno.". Ma non è che chi scrivesse fosse scemo (o sciemo) ma il linguaggio popolare italiano, il famoso volgare, ancora non era perfetto e ben delineato stilisticamente e quindi la gente scriveva un po' a palmo (anche di questo se ne riparlerà però). Quindi penso che tutti voi possiate, in definitiva, leggere il libro tranquillamente. Non aspettatevi una cosa troppo avventurosa, non è che Marco di ogni posto narri di leggende o favole particolari, però per un 250 pagine scarse di storia si può fare.


Chiudo questo brano con una canzone che, penso, possa anche provare a starci bene salutandovi fino a sabato prossimo quando, ahimè e ahivoi affronterò un nuovo merdalavoro!