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sabato 18 giugno 2016

Recensioni lampo (10): "La collina dei conigli"

I libri, come tutte le cose, vanno giudicati secondo criteri diversi ma che convivono contemporaneamente: un romanzo può essere sì scritto bene ma avere, allo stesso tempo, una trama banale e raffazzonata. Per questo recensire e parlare di un'opera non è semplice perché bisogna fare un bilanciamento tra tantissimi fattori diversi e, a volte, in forte contrasto. E questo è il caso anche de "La collina dei conigli" di Richard Adams (1972). Ed è anche il motivo per cui questa recensione è particolarmente "fredda" e poco sentita: non mi sento di promuovere l'opera in toto ma nemmeno di affondarla, quindi immagino che l'ultima parola spetti a voi!



Premesso che per motivi personali ho impiegato un mesetto a leggermi tutto il romanzo (comunque di quasi 500 pagine), provo sensazioni contrastanti nel parlarne. Profondamente noioso a tratti, è riuscito, nell'ultimo capitolo, a farmi sinceramente emozionare. Lo stile, mi infastidisce ammetterlo, è fin troppo spesso semplice e banale ai limiti della noia. Si può adattare molto bene a una fiaba quale questa non è: non tanto per la trama, semplice e banalotta, quanto per ambientazione e coerenza che hanno dello straordinario!

"La collina dei conigli" parla delle peripezie di un gruppo, appunto, di conigli nella campagna Inglese in fuga dalla loro conigliera verso un luogo migliore, desiderosi di fondare una nuova colonia. Si tratta di animali che vivono in un mondo animale perfettamente coerente e ben strutturato, per nulla umanizzato. Nomi, modo di esprimersi e, perfino, la mitologia (!!!)
senza contare etimologia delle parole, religione e costumi sono perfettamente coerenti e pertinenti per un mondo di conigli e non di conigli-uomo. La cosa che, anzi, mi ha più sorpreso è stata la ripresa di caratteri antropologici nella narrazione dei miti che vengono narrati tra le pagine del romanzo. Simboli, forme e nomi creano un vero universo conigliesco che respira di vita propria.

La profondità della narrazione e dei messaggi è molto poca, soprattutto se prendete come modello di riferimento "La fattoria degli animali" di Orwell, un libro solo apparentemente simile. In entrambe le opere vi sono animali parlanti, è vero, ma che differenza tra una metafora politica sulla Russia rivoluzionaria e una storiella come tante altre! Vi consiglio "La collina dei conigli" solo se ancora non avete letto il capolavoro di Orwell: solo così riuscirete ad apprezzarla pienamente! Molto godibile anche la rappresentazione di una campagna inglese verde, lussureggiante e viva nella sua quotidianità. Una natura abitata dall'uomo che passa come figura non solo esclusivamente negativa. Vero, sopratutto all'inizio non ci fa una gran bella figura ma sul finale le cose cambiano (vi è anche un cameo dell'autore stesso!).

Un libro un po' "meh", sicuramente curioso ma non così tanto da dover essere letto a tutti i costi. Va bene per ragazzi dalle medie fino ai primi anni di liceo o per qualche lettura estiva molto poco impegnata sotto l'ombrellone. Se l'avete letto mi piacerebbe, ovviamente sapere la vostra opinione qui nei commenti o su Facebook. Altrimenti l'appuntamento è, ora più che mai, per settimana prossima!



venerdì 26 giugno 2015

Recensione Lampo (09): "Aspettando Godot" di Samuel Beckett.


"Aspettando Godot" di Samuel Beckett è molto difficile da recensire. Anzi, a tratti è così assurdo che risulta quasi complicato parlarne. Quest'opera teatrale del 1952 è ascrivibile al genere del teatro dell'assurdo: quindi trama volutamente nonsense, dialoghi a volte incomprensibili e nessi logici vacillanti. Lo so, se non avete presente il genere sembra il trip di chi ha fatto uso di l'LSD, ma vi posso assicurare che, nel complesso, un senso lo si trova. A fatica, ma lo si trova.

Samuel Beckett vi osserva... e vi giudica...
Ed è questa la differenza, secondo me, tra il Vero nonsense e il Finto nonsense. Il primo è interpretabile e leggibile in più modi, magari anche volutamente in nessun modo, ma ha un proprio motivo di esistere e un pensiero di fondo che sottende il tutto, altrimenti sarebbe solamente un prodotto senza ragione d'esistere. Il Finto nonsense è rappresentato dal puro mettere cose a caso in ordine sparso su un foglio giustificandosi e convincendo il lettore che la cosa sia divertente perché non ha senso. Non voglio entrare nel dettaglio, per carità, ma tra "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Carrol e una vignetta di Sio vi è tanta differenza quanta tra il mar Caspio e il lago di Como. Eh!


Ma "Aspettando Godot" è unico nella sua rappresentazione del non-sense: i personaggi si muovono liberi, sciolti da un qualunque legame con l'autore che sembra, invece, costantemente nascosto dietro le quinte a ridersela di fronte alle facce perplesse del pubblico che, atterrito, non capisce. Non vi voglio spoilerare NULLA della trama (o forse sarebbe meglio dire della "non-trama"?) perché vi rovinerebbe incredibilmente un'esperienza che merita di essere vissuta da zero, ma vi basti sapere che, a grandi linee, tutto ruota attorno a due protagonisti che, appunto, aspettano Godot. Potete dare qualunque interpretazioen vorrete ai vari personaggi (religiosa, politica, meta teatrale ecc.) ma sarà sempre sbagliata (secondo la concezione dell'autore) e giusta (secondo il vostro punto di vista) allo stesso tempo. Ma una cosa è certa: rimarrete sconvolti. Magari delusi, annoiati o straniti ma, di sicuro, sconvolti.



Non aspettatevi nemmeno una trama allegra ma, al contrario, un sacco di humour dolce amaro, dal sapore decisamente agrodolce. Del resto nelle altre opere di Beckett tutti i personaggi erano ridotti a delle larve prive di forza di volontà, che trascorrevano la loro esistenza nel grigiume della quotidianità. Ma, in quei casi, i protagonisti erano totalmente succubi della visione dell'autore mentre qui, come già detto, respirano un'aria totalmente diversa, per quanto influenzata (inevitabilmente) dal loro creatore.
Tuttavia non so se consigliarvi di leggerlo o meno: se sapete, anche solo un minimo, qualcosina della trama più di quanto non vi abbia detto vi direi di sì ma se non avete altre informazioni guardatevelo (penso si trovi su Youtube tranquillamente) per essere sicuri di godervelo al massimo. Sono dell'idea che, comunque, la sua lunghezza sia ben calibrata: non avrei sopportato di leggere altre 10 pagine, Beckett non ha sbrodolato (e poteva farlo per altre 1200 volendo) e ha compreso quando era il caso di concludere.


Con le sue sole 111 pagine, la bellissima introduzione di Carlo Fruttero e il costo ridotto, l'edizione Einaudi si dimostra assolutamente di prima qualità! Questo consiglio magari non sarà apprezzato da tutti, per carità, l'opera non ha la fama di essere "limpidissima" (e non lo è volutamente), ma penso che possa piacere, soprattutto a dei lettori coscienziosi come so che voi siete. 

L'articolo di oggi finisce qui! L'appuntamento è per martedì con il prossimo articolo e per stasera su Youtube per la live musicale della settimana: per rimanere aggiornati sull'evento di stasera e altro venite a trovarmi sulla pagina Facebook

mercoledì 24 giugno 2015

Recensione Lampo (08): "Tutta un'Altra Storia." di Giovanni Dall'Orto.

Si possono raccontare tanti tipi di "storie": biografie, autobiografie, storie di guerre, storie di battaglie, storie di popoli, storie della musica, storie di politica, storie dell'economia, storie della letteratura e potrei andare avanti all'infinito. Giovanni Dall'Orto, però, in "Tutta un'Altra Storia:

l'omosessualità dall'antichità al secondo dopoguerra", ha deciso di illustrare una storia un po' particolare: non la definirei la storia di un "gusto" né di una "passione" o di una "tendenza". La definirei, piuttosto, come "storia di persone". É la storia degli omosessuali dall'antichità fino al secondo dopoguerra. E sì, ho ripetuto "storia" in ogni frase.

Ed è questa una delle cose che mi è saltata all'occhio dopo essermi letto le oltre 500 pagine (senza contare le 200 e passa di note...) del saggio: sebbene si facciano anche tanti discorsi teorici su cosa sia o non sia l'omosessualità, non riesco a non vedere protagonisti gli uomini come appaiono dai testi letterari, da documenti giuridici e dalle testimonianze dei loro contemporanei. Persone spesso perseguitate, non comprese e poco volute ma a volte fiere, orgogliose e incredibilmente simili a noi per emozioni e idee. L'uomo cambia nel tempo e nello spazio ma la matrice, gira e rigira, rimane sempre la stessa.

Il libro, trattando 3000 anni di storia, non può permettersi di spiegare alcuni concetti e nozioni di fondo: è un libro per chi sa muoversi nello spazio e nel tempo senza rimanere stranito di fronte a certi modi di pensare o evoluzioni politiche. Non sono richieste profonde conoscenze di base, per carità, ma non aspettatevi di capire cosa sia il Congresso di Vienna, per dire! Questo è un limite del libro (è per molti, non per tutti) ma anche un suo pregio (può essere così molto più diretto e perdersi meno in chiacchiere). Altra caratteristica che è bene che sappiate: si parla di Storia, non di storia della letteratura. Numerosi i riferimenti letterari, certo, ma mancano "biografie" di Leonardo da Vinci, Oscar Wilde e Virginia Woolf: a questi personaggi è dedicato molto, moltissimo spazio già da altri autori. Lo scopo di Giovanni è quello di mostrare, invece, la visione della società e il punto di vista di autori sicuramente meno noti (voglio vedere chi di voi conosce Pacifico Massimo e il suo "Ecatelegium"!) ma non per questo meno interessanti. Quindi riferimenti limitati alla zona Europea e niente analisi troppo approfondita dei brani letterari. D'altra parte, però, già così il libro è diventato veramente voluminoso: come si poteva aggiungere altro? Semplice, affiancando un sito internet che mette a disposizione approfondimenti di qualunque tipo, da schede di autori non affrontati a numerosissimi testi letterari: il sito di

Giovanni Dall'Orto lo trovate qui e merita ben più di una visita. Come se non bastasse il libro è pieno di spunti su possibili ricerche da compiere in futuro: culture diverse, archivi inesplorati e testi letterari da analizzare giacciono ancora da studiare (in Italia, almeno). Altra cosa da notare: questo è il primo saggio del genere edito da noi. Lavori come questo sono realizzati da anni, ormai, nei paesi anglofoni (e non solo) mentre da noi, per via di pruderie democristiane che, a quanto pare, ancora non ci siamo levati del tutto,
 abbiamo dovuto aspettare il 2015!

Tranne forse in un paio di punti, non ho trovato il saggio "di parte": la storia è storia e in quanto tale dovrebbe essere conosciuta da tutti, dalle "Sentinelle in Piedi" al "gay della strada". Posso capire, comunque, che leggerlo tutto di fila possa essere stancante e faticoso col rischio di finire con l'odiare quello che dovrebbe essere, se non un passatempo, quantomeno qualcosa di gradevole.



Per chiudere, ecco qualche informazione per voi: Il libro è edito dal "Saggiatore" e lo trovate a 27€ (a mio parere assolutamente ben spesi) facilmente reperibile anche su ordinazione. Se invece, nel leggerlo, aveste qualche dubbio/curiosità potete contattare direttamente Giovanni sulla sua pagina Facebook che risponderà, sempre gentilissimo: se vi capita, ditegli che vi ho mandato io, mi raccomando! Inoltre vorrei sapere da voi se siete interessati o meno ad approfondire la questione, nell'ipotesi di realizzare, in futuro, qualche articolo al riguardo: ditemelo lasciando un commento qua sotto (sono aperti a tutti) o venendomi a trovare sulla mia pagina Facebook! Nel lasciarvi, dandovi appuntamento a venerdì, vi metto qua sotto la mia intervista-dibattito a Giovanni: spero proprio vi piaccia ed appassioni! 


venerdì 29 maggio 2015

Recensione Lampo (07): I Romanzi della Tavola Rotonda

Parlarvi dell'opera che ho letto in quest'ultimo periodo non è semplice: "I Romanzi della Tavola Rotonda" sono quell'insieme di 9 romanzi che tutti più o meno conoscono ma che nessuno ha mai letto. Non penso che ci sia qualcuno di voi che non abbia almeno sentito parlare del film Disney "La Spada nella Roccia" (e se così fosse mi chiedo dove sia vissuto fin'ora) che, ovviamente in maniera edulcorata e "disneiana", parla dell'ascesa al potere di re Artù, uno dei più grandi cornuti della storia della letteratura. L'altra cosa che infatti spesso si conosce è l'amicizia, da intendersi in senso Medievale (un po' come il "conoscersi" della Bibbia), tra il cavaliere Lancillotto e Ginevra, la moglie del re. Inoltre chiunque per strada ha sentito nominare, anche solo per sbaglio, il nome di "Mago Merlino" molto conosciuto per essere uno stregone simpatico dalla lunga barba bianca e un po' meno per essere il figlio immortale e demoniaco di uno stupro del Diavolo e sulla madre indifesa. A parte, forse, il nome Morgana anche se non direttamente riferito al personaggio dei romanzi il vuoto cosmico.



In effetti questi 9 romanzi, almeno qua in Italia, sono molto difficilmente reperibili perché fanno parte di uno dei tanti titoli della collana "Oscar" che la Mondadori ha "dimenticato" di ristampare. Il cofanetto da 20€ lo potete trovare o online (penso) o in qualche mercato dell'usato o libreria con agganci particolari. In ogni caso se siete interessati più ai fatti che allo stile o ai valori non rimarrete delusi: sempre la Mondadori ha stampato un trovabilissimo "I Romanzi Cortesi" di Chretien de Troyes che narrano gli stessi fatti filtrati, però, dall'ideale cortese del 1200: comunque per la storia in sé va benissimo. Ma vediamo ora insieme di che parlano questi romanzi.


Le gesta che ci vengono narrate riguardano tre generazioni di guerrieri leggendari: quella di Uter Pendragon, quella di suo figlio Artù e, infine, quella di Galahd, figlio di Lancillotto, e Perceval. Se il personaggio che lega la prima alla seconda generazione è lo stregone Merlino, è invece Lancillotto a fare da ponte tra le altre due. I personaggi sono di pura fantasia: non è come Carlo Magno che è un monarca realmente esistito anche se, probabilmente, un corrispettivo di Artù ci fu. Essendo però personaggi appartenenti al mito è in esso che vivono e non possono varcare il mondo della realtà: così sono tutti destinati a morire o a scomparire per sempre in attesa di tempi migliori.

I nostri cavalieri compiono le loro gesta in una cornice atemporale e aspaziale, viaggiando per tempi indefiniti in territori potenzialmente infiniti. Non conoscono quasi mai la morte ma l'amore è questione quotidiana. E attenzione, scordatevi tutti i discorsi di sesso post-matrimoniale: i cavalieri erano noti per darci dentro come ricci in calore con qualunque dama richiedesse i loro "favori". Una sessualità decisamente più libera di quella che potremmo pensare noi oggi ma che sottostà a tutta una serie di regole non scritte: quelle della cavalleria. Tra i peccati raccomandati da questo sistema di leggi dette e non-dette allo stesso tempo non era prescritto l'adulterio: la regina Ginevra tradisce allegramente, fino a 75 anni (!!!) re Artù... che a sua volta se l'è cornificata per bene! Non solo, ma tra le sue numerose conquiste può anche annoverare... la sua sorellastra che darà alla luce Mordret, usurpatore e nemico mortale del padre. Una famigliola felice, insomma!

In ogni caso Tutti, a parte 3 eroi, saranno sporchi e impuri per i loro peccati e non potranno nemmeno vedere il sacro Graahl, l'oggetto del desiderio supremo (dopo la "prugna", s'intende) di tutti i cavalieri della Tavola Rotonda. Ma di quest'ordine e di questo calice ne ho parlato non troppo tempo fa, in un articolo che se volete potete trovarvi QUI!

Tenete conto, se mai vi capiterà di trovarveli tra le mani, che sono testi che hanno alle spalle centinaia di anni ed erano intesi per una tradizione orale, non scritta. Per questo ci saranno molti passaggi in cui non si comprenderà
Lui rimane il mio re Artù preferito comunque
bene il perché di una determinata scelta da parte di uno dei protagonisti, apparentemente astrusa e insensata ai nostri occhi. Pure io, a volte, non comprendevo troppo cosa stesse accadendo ma, per lo più, le situazioni non sono per niente complesse, anzi molto semplici e facilmente comprensibili. Secondo me (ma non faccio testo) è interessante leggerli proprio perché tutti sanno cosa sono (circa) ma nessuno li ha mai affrontati e presentano caratteri più arcaici e "rozzi", se vogliamo, della riscrittura di Chretien de Troyes.


So che ho detto tutto e niente ma voleva essere solo una breve recensione: della letteratura medievale mi occuperò non settimana prossima ma quella ancora dopo continuando la mia collana, ferma da mesi, della "piccolo viaggio nella storia della letteratura". Intanto nei prossimi giorni vedremo anche che fine ha fatto Medea, che è ferma da un po' di tempo...

lunedì 4 maggio 2015

Recensione Lampo (06): J. R. R. Tolkien traduce "Sir Gawain e il Cavaliere Verde", "Perla" e "Sir Orfeo"

"Sir Gawain e il Cavaliere Verde", "Perla" e "sir Orfeo" non sono stati composti dalla stessa persona ma sono stati ritrovati su uno stesso manoscritto, nella stessa lingua (e quindi il copista è uno) e tradotti in inglese moderno dalla stessa persona: J. R. R. Tolkien (sì, proprio QUEL Tolkien). Stiamo parlando di tre poemi medievali composti in gallese
Proprio QUESTO Tolkien!
antico, un idioma praticamente incomprensibile, che fanno parte di una tradizione orale molto corposa ma sono particolari in quanto si discostano molto, per stile e contenuti, dai più classici "Romanzi della Tavola Rotonda". Tolkien non ha mai pubblicato le sue traduzioni ma sono postume, edite dal figlio che ha recuperato tutta una serie di lavori che il padre non aveva finito di rifinire. Ma vediamo un attimo di che stiamo parlando.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde



La storia inizia alla corte di Artù: tutti sono felici perché si sta festeggiando il capodanno (che corrispondeva al Natale di oggi) quando si apre il portone della sala del banchetto ed entra uno strano personaggio: un gigantesco cavaliere verde con una lunghissima barba verde, a cavallo di un infernale destriero verde, che impugna un enorme ascia verde e un ramo di agrifoglio (verde). Cotanta verdosità è alla ricerca di qualcuno con cui fare un gioco dal momento che si sta annoiando perché sempre solo: un prode e valoroso guerriero avrebbe dovuto dargli un colpo con la sua ascia e non si sarebbe difeso a patto che, esattamente dopo un anno e un giorno, quella stessa persona avrebbe dovuto ricevere un fendente d'ascia da parte del verde cavaliere nella sua dimora. Tutti si guardano imbarazzati la punta dei piedi perché non vogliono partecipare, ma Artù accetta la sfida. L'ascia sta per calare sul collo del Verdissimo quando Sir Gawain (che poi nella tradizione più classica è Messer Galvano) ferma il suo re e decide di partecipare al posto suo. Questi accetta e presto la testa del verde cavaliere rotola per terra in mezzo alla sala: a questo punto il corpo senza capo raccoglie la parte che gli manca, sale a cavallo e sfreccia via a galoppo ricordando a Gawain della promessa. Il nostro eroe dovrà mettersi a cercare la Verde Cappella, dimora del nemico, per portare a termine il folle gioco: riuscirà a resistere all'accettata del gigante verde?

Il poema è molto diverso da quelli più classici soprattutto per un discorso di morale. Senza rovinare alcuna sorpresa, Gawain si rifà completamente a rigidi ideali cattolici, cosa che soprattutto in ambito cavalleresco era abbastanza inusuale. Se non ci siete arrivati già voi, ve lo dico in modo un po' più esplicito: la castità è la virtù che il cavaliere cerca in ogni modo di difendere da... attacchi MOLTO espliciti e vigorosi! Verrà tentato in ogni modo da ragazze che vorranno constatare... con mano il valore dei cavalieri. Il poema, a tratti comico e ironico, è anche condito con una fitta simbologia che lo rende unico e particolare: da leggere!

Perla


"Perla" è sicuramente il poema più particolare del libro. Si tratta di un'opera allegorica che mescola un compianto per la figlia persa a un saggio di dottrina cristiana per poi trasformarsi in una visione mistica della città di Dio. Il poema, come già detto, presenta una serie complessa di sfaccettature allegoriche e offre il fianco a tante letture diverse: difficilmente leggerete in modo così accessibile qualcosa di così particolare e unico.

Sir Orfeo


Avete presente la leggenda classica di Orfeo e Euridice? Quella in cui lui, abile suonatore di cetra, scende all'Inferno per salvare Euridice, la sua amata, ma la perde girandosi all'ultimo sulle scale prima di uscire dagli inferi, cosa che non avrebbe assolutamente dovuto fare. Che la conosciate o meno, questa è la trasposizione Medievale del mito con l'aggiunta di qualche elemento mistico cristiano. Non è affatto male e la leggenda non è esattamente come quella di cui vi ho fatto il riassunto, quindi non vi ho affatto rovinato il finale!


Ovviamente uno dei punti di forza, la traduzione di Tolkien, essendo il libro in italiano, si perde ma dell'autore rimangono comunque le introduzioni dei poemi, ben curate e interessanti. L'edizione è della "Mediterranee" e non penso costi troppo (è un regalo, non posso guardare il prezzo) e creso lo troverete facilmente se non in tutte le librerie sicuramente online. Da quel che so è la migliore edizione per quest'opera che presenta caratteri molto particolari. 

Detto ciò, venerdì o lunedì esce un articolo un po' polemico ma che mi piacerebbe portasse a una bella discussione con voi: spero apprezzerete! 

lunedì 27 aprile 2015

Recensione Lampo (05): "Medioevo sul naso" di Chiara Frugoni.

Oggi, per la serie "recensioni lampo", vi faccio conoscere "Medioevo sul Naso" di Chiara Frugoni per la Laterza. Sì, si tratta di un saggio pure questo, ma un po' diverso da quello recensito l'ultima volta.

L'accento viene messo qui sulle invenzioni e innovazioni Medievali che
Ladies and Gentlemen... Chiara Frugoni!
segnano la nostra vita tutti i giorni: occhiali, bottoni, libri e banche, che ci piaccia o meno, hanno avuto origine da qui e la Frugoni riesce con cura a darci un quadro generale di queste innovazioni. Il punto forte di questo breve saggio sono di certo le illustrazioni frequentissime, stampate su una carta lucida di alta qualità. Anche il formato stesso del libro è un po' più grosso del normale, così da far risaltare le illustrazioni che ci compaiono con colori vividi e in un'altissima risoluzione. Sfortunatamente, di conseguenza, il prezzo si alza: sono 16€ ma vi posso assicurare che ne vale Veramente la pena! Non ho molto altro da dire, di un po' di cosette ne riparleremo in qualche articolo, ma vi voglio lasciare con l'introduzione: un capolavoro di presa di coscienza di quello che la storia ha da offrirci!


"Cosa dobbiamo al Medioevo? Provo ad enunciare alcune voci: gli occhiali, la carta, la filigrana, il libro, la stampa a caratteri mobili, l'università, i numeri arabi, lo zero, la data di nascita di Cristo, banche notai e Monti di pietà, l'albero genealogico, il nome delle note musicali e la scala musicale. l Medioevo ci dà i bottoni, le mutande e i pantaloni; ci fa divertire con le carte da gioco, i tarocchi, gli scacchi e il carnevale; lenisce il dolore con l'anestesia, ci illude con gli amuleti (ma il corallo, che protegge i bambini e dal fulmine, aiuta anche a sgranare il rosario). Ha portato nella casa il gatto, i vetri alle finestre e il camino; ci fa sedere a tavola (i Romani mangiavano sdraiati) a mangiare, con la forchetta, la pasta tanto amata, proprio i maccheroni e i vermicelli, la cui farina viene instancabilmente macinata sai mulini ad acqua e a vento. Ha saputo sfruttare la forza motrice dell'acqua mettendo in movimento frantoi e segherie, gualchiere per panni, mulini da carta e da farina. Ha scoperto un'altra straordinaria forza motrice: il cavallo, che ha dotato di ferri ai piedi, di staffa, e di collare rigido, perché l'animale possa tirare senza essere soffocato dal peso; ha alleviato la fatica umana con la carriola, reso più sicuro il cammino dei naviganti con la bussola e il timone. In battaglia ha fatto sventolare le bandiere con gli stemmi colorati e risuonare il fragore della polvere da sparo, dei fucili e dei cannoni. Ha cambiato il nostro senso del tempo, nell'aldilà, perché ha fatto emergere un terzo regno, il purgatorio, che rompe i destini immutabili dell'eternità. Infine, fa sognare i bambini con Babbo Natale."


Per il resto vi do appuntamento a mercoledì con un nuovo articolo, primo di una serie mai vista fin'ora qui sul blog: sarà una sorta di piccola rivoluzione! Invece venerdì, se riesco a fare in tempo, finisco di montare il video per i 500 (e rotti) iscritti alla pagina Facebook!

lunedì 13 aprile 2015

Recensione Lampo (04): "Medioevo "Superstizioso" " di Jean-Claude Schmitt

Il nostro autore
La recensione di oggi riguarda un saggio, "Medioevo "Superstizioso" " di Jean-Claude Schmitt per la Laterza. Si tratta di un argomento un po' specifico, come avrete intuito, ma, second me, non necessita di nessuna particolare conoscenza di base da avere le spalle, quindi è abbastanza accessibile a tutti (non per questo, però, si tratta di una lettura da spiaggia, ovviamente).


Innanzitutto, da bravo storico, Schmitt inizia a definire che cos'è una superstizione, cosa non proprio banale se ci pensate, e come veniva vista nel Medioevo. Ovviamente, parlando di più di mille anni di storia è costretto (e non sarebbe giustificabile altrimenti) a fare delle distinzioni tra i vari periodi. In particolare ho apprezzato la sua visione di insieme che parte dalle radici degli antichi romani per poi arrivare all'argomento clou: sapere quel che sta prima è indispensabile per comprendere quello di cui si sta parlando. L'altra cosa che ho apprezzato è
l'oggettività con cui espone i fatti: non aspettatevi, quindi, storie di complotti tra monaci poco raccomandabili o racconti di processi alle streghe nel Medioevo perché non ve ne sono stati: si fa della Storia, non della fanta-storia! Sono citati ogni tipo di documenti, da quelli letterari a quelli giuridici passando, ogni tanto, per qualche dipinto o miniatura: un incontro tra arti molto, molto felice! Alcuni temi, devo dire, sono solo accennati e vanno approfonditi altrove ma ciò compensa con la fruibilità del libro che è, figure incluse, di sole 150 pagine per la modesta cifra di 8,00 €! Veramente poco se si guarda al valore di queste ricerche!

Troverete un sacco di notizie e informazioni particolari, piccole curiosità che rendono, a mio parere, il Medioevo un periodo Unico di cui si studia sempre troppo poco a scuola. L'unica vera e propria nota dolente è, a mio parere, a volte lo stile: i tre puntini di sospensione alla fine di certe frasi sono inguardabili in un saggio storico! Tuttavia diciamo che, se uno se lo legge, è per le informazioni che contiene, non per lo stile con cui sono riportate. Non sempre la lettura, però, è scivolata tranquilla: se leggete con attenzione certi passi vanno affrontati almeno un paio di volte ma, tutto sommato, sono anche pochi ma Importanti. Il segreto sta nell'avere dei paletti fissi, dei punti di riferimento, in cui muoversi ma non preoccupatevi perché li troverete tutti Dentro il libro stesso.

Quindi questo libro lo consigliamo? E consigliamolo, consigliamolo ma attenti che l'argomento vi deve realmente interessare per poter essere apprezzato. Ma, d'altronde, come non essere curiosi quando si ha a che fare con fatine, cani santi e riti satanici?


Vi ha incuriosito la mia recensione e avete intenzione di comprarlo o volete saperne di più? L'avete letto e avete un parere diverso dal mio? Delle puntualizzazioni ulteriori? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti (sono aperti a tutti) oppure scrivete sulla pagina Facebook! Mercoledì invece uscirà un piccolo speciale: dovete sapere, infatti, che questo triste blog ha vinto un premio! Si tratta del Boomstick Award, un premio dato da altri blog agli stessi blog. Mercoledì vi spiego tutto bene, per il momento... brindate con me! 

lunedì 2 marzo 2015

Recensione Lampo (02): "Spezie" di francesco Antinucci

"Spezie: una storia di scoperte, avidità e lusso" di Francesco Antinucci è un piccolo saggio, edito da Laterza, senza troppe pretese. Lo si comprende bene guardando alle sue sole 157 pagine scritte grandi comprensive di un sostenuto numero di ricette, tratte da antichi libri di cucina, presenti tra un capitolo e l'altro. "E quindi, se non è pesante, è un brutto saggio?" Assolutamente no, solo non vi dovete aspettare una trattazione completa al 100%
                                      del fenomeno degli scambi mercantili.

Il libro è diviso in 4 capitoli che si occupano, ciascuno, di un particolare periodo storico: antica Roma, Venezia del 1200, Portogallo & co. nel 1500 e, infine, il 1700. Il fine dell'autore è quello di evidenziare come, in ogni periodo storico, a far girare l'economia siano stati prodotti di lusso assolutamente inutili e superficiali, tra cui hanno sempre avuto un ruolo fondamentale le spezie. Non vengono considerati più di tanto i caratteri storici o sociali di questi traffici (come la nascita della borghesia ed il suo valore, ad esempio) ma viene posto l'accento unicamente sul fattore economico. Fattore economico questo che, però, non entra nel dettaglio e rimane, a volte, un po' superficiale, cosa che mi ha fatto un po' storcere il naso, ad essere onesti.

Sir Francis Drake, uno dei pirati più famosi di tutti i tempi
Infatti: ho imparato qualcosa di veramente nuovo con questo saggio? Poco, molto poco, e tutto relativo alla prima parte sui Romani che si facevano arrivare le merci dal sud dell'India e qualcosina su Venezia. Per il resto è stato un buonissimo ripasso delle avventurose spedizioni di navigatori ormai leggendari (Vasco da Gama, sir Drake ecc...) in terre straniere alla ricerca di profitti. Rimane, in ogni caso, una parte di storia molto affascinante da esplorare per proprio conto in maniera approfondita con altri testi. Ma questo, penso, lo sappia benissimo lo stesso Francesco Antinucci che propone una bibliografia decisamente scarna.

Vasco da Gama arriva (finalmente) in India

In compenso è molto buona l'idea di mettere delle ricette indicative dei gusti del tempo tra un capitolo e l'altro con tanto di analisi per evidenziare com'è cambiata la tavola degli occidentali in 2000 anni di storia. Arriva, addirittura, a dirci quante volte ricorre nei ricettari la data spezia! Veramente degno di nota!

In definitiva: se siete appassionati di conquiste marine e traffici commerciali vi consiglio, se non siete al vostro primo libro sull'argomento, di non comprarlo in quanto troppo generico. Se, invece, foste appassionati ma alle prime armi oppure vi interessasse l'argomento in generale (come è stato anche per me) allora acquistatelo, ne vale la pena, è un buon punto di partenza. Il prezzo non lo conosco (è un regalo) ma non dovrebbe superare i 15€: penso sia sui 10€-12€, non di più. Non vi metto il link Amazon perché tanto lo trovate in ogni libreria facilmente, è una novità del Natale 2014.



Chi di voi pensa di leggerlo? Chi l'ha già fatto? Fatemelo sapere con un commentino qua sotto (sono aperti a tutti) oppure venitemi a trovare su Facebook per dirmelo! Noi intanto ci vediamo giovedì con l'articolo "Alle Origini del Mito: Topolino Stregone". 

venerdì 20 febbraio 2015

Recensione Lampo (01): "Storia di un Corpo" di Daniel Pennac

Manu Larcenet
Non so se mi è mai capitato di leggere un libro a febbraio e di considerarlo,
Daniel Pennac
con ogni probabilità, il migliore letto durante l'anno. Sia chiaro, leggo molto in base all'umore e a quello che voglio o devo approfondire, non vado mai alla ricerca del volume "perfetto", quello che per forza ti emoziona in maniera unica e particolare: eppure, quasi per caso, questa volta è successo. Mi riferisco, come avrete capito dal titolo, a "Storia di un Corpo" di Daniel Pennac nella sua versione ampliata e illustrata da Manu Larcenet, edizione che consiglio per via dell'altissima qualità dei disegni che la accompagnano.


Il romanzo è scritto sotto forma di diario tenuto da un uomo (che rimane tutto il tempo anonimo) e inizia nel 1936 fino ad arrivare al 2010. Il periodo storico attraversato è dei più intensi ma non una parola viene detta al riguardo: l'attenzione è tutta rivolta alla fisicità del Corpo (termine che
ripeterò spesso ma è il punto centrale della recensione, ESIGE di essere ripetuto!) con tutti i suoi acciacchi, piaceri e dolori. Nessun pudore ferma l'autore: il corpo va accettato nella sua interezza, senza freni o reticenze. In questo modo si passa dagli escrementi alla consistenza della vellutata della pelle, dai brufoli pieni di pus alla gioia del sesso, dalla vita alla morte. Qualunque evento esterno riguardi il nostro protagonista (scuola, lavoro, simpatie politiche e sportive) scompare: nella vita ci dimentichiamo sempre della centralità che assume il nostro corpo, motore attorno a cui ruota ogni nostra attività e che non può in alcun modo essere sostituito ma, al massimo, supportato.



Il corpo come crescita e il corpo come decadimento sono aspetti fondamentali, due facce della stessa medaglia, che spesso si dimenticano in base al periodo in cui ci troviamo. Il corpo altrui è solo accessorio, viene raccontato solo quando viene a contatto col nostro: non a caso il titolo del libro è "Storia di UN Corpo": non siamo diversi gli uni dagli altri, quello che proviamo noi lo provano anche gli altri. E questo solo apparentemente è un concetto banale: la capacità di immedesimarsi in qualcun altro è un dono, mai un punto solido di partenza come, invece, dovrebbe essere.



Nel libro si susseguono nomi di persone che magari non si sono mai viste, situazioni non spiegate (non si capisce bene dove viva il protagonista o che lavoro faccia) e giudizi che non si basano un pensiero che si sviluppa nel tempo. Ma in fondo tutte queste cose sono estremamente superflue, dei semplici dettagli: ci si immedesima così tanto nel protagonista che cresciamo con lui, si arriva a non avere una vera percezione distinta dei nostri corpi, quasi fossero una cosa unica. Compare un nome nuovo? "Ma certo, sarà quel vecchio compagno di collegio di tantissimi anni fa..."


Avete bisogno di altri suggerimenti per acquistare questo romanzo immediatamente? Perfetto per i ragazzi che stanno crescendo, per gli adulti per riconoscersi nel proprio sesso o nelle meraviglie dell'altro, per i genitori per provare quello che provano i figli, per i figli per provare quello che hanno vissuto e vivono i genitori. Il viaggio di una vita è lungo ma se lo si affronta insieme non fa più paura. Daniel Pennac ha raggiunto le vecchie cime del ciclo della "Famiglia Maloussen" e ci dimostra quanto sia potente la forza della vita.

Le recensioni sono "lampo" non a caso: sono piccoli pareri sulla piacevolezza di un'opera, non sul loro contenuto (per quello vi sono gli articoli). Ovviamente questo non è il primo libro letto quest'anno ma l'ho voluto scegliere come apertura di questa rubrica proprio perché speciale. Come vi pare come formato? Vi piace? Fatemelo sapere qua sotto con un commentino o sulla pagina Facebook che trovate QUA. Noi ci vediamo mercoledì con lo speciale di S. Valentino (anche se in ritardissimo) "120 Sfumature di Sodoma"! Ci vediamo!