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sabato 3 maggio 2014

Collana "A Bordo di Libro" (extra 1): la Serba Belgrado e la Bosniaca Sarajevo (cose da vedere, organizzazione cittadina e informazioni pratiche)

Ed eccoci tornati a questa seconda parte! La prima la trovate QUI e invito TUTTI quanti a leggerla per capire qual'è lo stile e l'intento di questo piccolo spazio. Se invece vi fidate a continuare e non capite però non lamentatevi, eh!

Dunque, iniziamo con le cose da vedere in sè facendo città per città, senza ordine cronologico del viaggio. Belgrado deve il suo nome alla sua fortezza bianca (almeno questo in origine il colore) che sta sulla cima del promontorio che guarda il piccolo fiume del Sava andare a gonfiare il Danubio che passa proprio di lì. L'ingresso è gratuito e, detto sinceramente, dentro non è che ci sia un granchè d avedere di per sè: è più un bel giardino in cui far quattro passi ormai. Dentro si trova il mausoleo di un tipo arabo (scusate la generaliatà dell'affermazione, ma non studiando la loro storia non so nemmeno quanto sia stato effettivamente importante), un pozzo romano (che poi è austriaco ma romano suona meglio) che nemmeno è venuto su bene, la statua di un uomo nudo con in mano un falco e una spada (a simboleggiare l'indopendenza serba) e vi è, oltre a un vasto e interessante museo della guerra, una parte un poco nascosta che ospita due chiesette molto carine. In una addirittura vendono l'acqua di una fonte che loro ritengono miracilosa e che spero non sia la stessa dell'acqua del rubinetto che sa di cloro in una maniera mostruosa. La città presenta una via principale pedonale in cui vi è una fontana abbastanza famosa (ma non altrettanto bella) che, cammina cammina (ma cammina cammina tanto eh!) vi porta alla gigantesca cattedrale ortodossa di S. Sava, un santo le cui reliquie furono bruciate dai mussulmani proprio lì. Per strada fate attenzione a non perdere la casa museo del premio Nobel per la letteratura Ivo Andriç, la chiesa di S. Marco con la sua piccola vicina e il museo di Tesla, il famoso fisico, che anche solo per l'importnaza dell'inventore vale ASSOLUTAMENTE una visita (lì sono oltretutto conservate le sue ceneri). San Sava non vale la pena di una visita perchè sarà pur grande come S. Pietro quasi ma dentro è ancora un cantiere e non hanno finito di fare un culo. Di notevole importanza è anche la cattedrale ortodossa vera e propria che si trova vicino circa alla cittadella. E fine, questo c'è sul serio da vedere. Sorpresi che non ci siano tanti altri edifici religiosi oltre a quelli ortodossi (solo una moschea è stata risparmiata tra le tante che vi erano)? Ebbene, i tolleranti cittadini di Belgrado non potevano sopportare che altra gente pregasse in modo diverso e hanno demolito tutto, bello no (no eh?)? Comunque per Belgrado un paio di giorni sono sufficienti direi, non è che ci sia molto nella cittadina da vedere. Invece i dintorni possono essere parecchio interssanti! C'è la tomba di Tito da visitare con tanto id museo dei doni che gli hanno fatto da tutto il mondo e il piccolo paesino di Zemum che offre una meravigliosa camminata lungo il Danubio! Quattro passi però, se ve li volete fare senza dover prendere un taxi per andarci, potete farli anche a Belgrado che offre un ottimo vialetto dove passeggiare sotto la fortezza seguendo il corso del Sava e del Danubio (so che questa geografia un po' vaga può essere disturbante ma dovete vedere com'è fatta l'affluenza per capire bene!). E questo è tipo quello che ho visto della Serbia e di belgrado: non molto ma abbastanza per farmi un quadro generale. Passiamo ora a Sarajevo! Quando arrivammo per la prima volta col taxi la "celebre" piazza principale con le sue casette mi sembrava tanto uno di quei paesini di montagna della Valle d'Aosta, avete presente con le strade tutte in discesa e la piazzettina piccola con un chioschetto delle informazioni? Bhè, se vedete questo coso che c'è in mezzo capirete subito il perchè del paragone! La città si distngue in due parti: quella antica che sembra una turistopoli e quella nuova abitata dai cittadini che vivono la loro vita tranquillamente. Veramente un peccato che la prima, che comunque presenta tutti edifici autentici, sia stata così invasa dai turisti e con loro da negozi di cianfrusaglie inutili e bar-ristoranti scadenti (per quanto si mangi sempre bene, sia chiaro). In questa parte di può osservare diverse moschee e edifici del periodo mussulmani che sono scampati (o sono stati ricostruiti) dopo l'attacco Serbo degli anni '90. Mentre a Belgrado la tolleranza religiosa non è proprio una disciplina olimpica a Sarajevo le cose sono all'opposto: nella città, a pochi metri di distanza, convivono cattolici, ebrei, ortodossi e mussulmani, oriente e occidente, dimostrando una grandissima apertura mentale! Anzi, in tempi passati edifici come la vecchia sinagoga furono commissionati e pagati dai capi politico-religiosi mussulmani che volevano mantenere la pace aprendo la città a tutti: proprio come in Serbia! Così potrete visitare ogni edificio religioso che vorrete e state tranquilli che, in ogni caso, troverete da che rimanere soddisfatti in ogni caso! Il museo dell'angolo dell'attentato del 1914 presenta uno dei video che ricostruiscono le vicende passate più esilaranti che abbia mai visto, merita una visita anche solo per quello! Sulle colline circostanti si estendono diversi cimiteri (da quello ebraico a quello mussulmano) ma se ne possono vedere sparsi veramente ovunque! Infatti i mussulmani non usano le tombe famigliari come le nostre ma singole e quindi sembrano molti di più ( e dopo i bombardamenti lo sono). Noleggiando un'auto (attenti alla compagnia a cui vi affidate, la nostra che è la prima sulla destra quando vi lasciate alle spalle la pizza principale della città vecchia sulla strada non pedonale coi binari del tram andnando verso la città nuova ci ha fregati simulando il furto del tergicristalli posteriore che ci hanno fatto pagare) si può andare in giornata, attraversando verdi gole, a visitare la piccola cittadina di Mostar coi suoi dintorni. Qualcuno di voi avrà sicuramente sentito parlare di questa "capitale"della Herzegovina perchè è il centro abitato più importante in Bosnia vicino alla cristiana Medjugorie (non so come si scriva, non fatemelo cercare per piacere!). Alla fine, in realtà, a parte un antico ponte effettivamente particolare e carino, altro non è che una stradina piena di negozietti per turisti e masse di gruppi di anziani in pellegrinaggio. Il paesino però, come anche Sarajevo, presenta evidenti segni del bombardamento del '93 e per le strade si possono leggere ancora piccole pietre che riportano la scritta "don't forget '93" , cosa che ho apprezzato tantissimo e ho trovato molto commovente, molto di più di artificiosi monumenti che poco trasmettono del dolore (d'altra parte assenti in Bosnia ma anche su questo ci torno). Vicino a Mostar vi è una semi deserta città di pietra patrimonio dell'UNESCO (ma non per questo risparmiata dai Serbi) di origine ottomana che merita una visita e una casa-monastero dei dervisci, quei tipo monaci mussulmani che girano per entrare in contatto ascetico col divino. Tutto comunque fattibile in giornata, le strade per arrivare sono tenute meglio che in Italia!

E quindi queste sono le cose che tipo ho visto. Veniamo ora all'architettura delle città. Io, devo dire, ho prefrito Sarajevo a Belgrado. Questa ha sì dei palazzi meglio curati e più vicini al nostro gusto ma accanto (letteralemente!) presenta grigi condomini scrostati anche in centro città di epoca comunista che non sono stati sistemati. A Sarajevo le abitazioni sono più modeste e dimesse a volte ma, anche ignorando la parte nuova paragonabile a una strada qualsiasi della nostra Milano, il contesto in cui sono poste e il retroscena storico così recente giustificano e valorizzano un certo stato di cose. In entrambe le capitali, nella periferia, sono presenti grandissimi palazzoni tutti uguali squallidissimi del periodo comunista che, però, prima di criticare, bisognerebbe anche contestualizzare. Innanzitutto hanno avuto il merito di garantire un tetto sulla testa a TUTTI i cittadini (non vi sono praticamente barboni se non disagiato per le strade) e inoltre hanno raccolto la popolazione (cosa indispensabile in un territorio montuoso come quello che circonda Sarajevo) fornendo ampissimi spazi pubblici verdi. Infatti vi è una grande differenza tra queste "periferie" e le nostre: infatti una Corsico, per dire, è una vera e propria città dormitorio, dove la gente non vive e non passeggia. Là invece non c'è un mini comune di belgrado o Sarajevo ma dei centri veri e propri a sè stanti con tanto di negozi e uffici (da quelle parti si trova l'ambasciata americana a Sarajevo, per dire) che permettono una vita sociale al di fuori del proprio piccolo appartamento. Ed è appunto il verde pubblico una grande caratteristica di queste città che, appunto, data la disponibilità di spazio, si son potute permettere ampi viali alberati e parchi pubblici che fanno invidia a Milano!

Sul cibo andate sul sicuro sempre: si mangia tanto e a poco prezzo (50€ una cena abbondante per 3 persone con birra media per ciascuno, 3 antipasti e 3 secondi, liquorino finale incluso e a volte dolce pure). Se siete carnivori questo è il vostro paradiso: buttatevi a pesce nella scelta di carni cotte in ogni modo sempre buone, fresche e mai stoppose! Anche i vegetariani tuttavia non avranno difficoltà a trovare di che nutrirsi (sì, anche voi vegani!). Come ristoranti vi conssiglio il Little Bay (fatto tipo teatro con gente che suona musica classica e canta l'opera dla vivo) e il ? (si chiama così la vecchia osteria accanto alla cattedrale ortodossa) a Belgrado e Dvari (prima strada sulla destra lungo la via pedonale principale della città vecchia, di fronte all'ufficio dle turismo) a Sarajevo dove dovete evitare invece l' "Aereoplane".

In Serbia ci sono i Dinari: 1000 Dinari sono circa 8€ quindi non fatevi spaventare dai prezzi!. In Bosnia invece ci sono i Marchi: 2 Marchi sono qui 1 euro per cui non avrete problemi di alcun tipo!


Mi sembra di aver detto tutto, quindi volevo chiudere facendo un paio di annotazioni sulla visione della guerra da parte dei due popoli. Nel museo della guerra di Belgrado si fa solo un molto rapido riferimento alla guerra degli anni '90 dicendo solo che la NATO ha bombardato la città come se fosse stata una scelta arbitraria. In città, nel parco dietro alla cattedrale di S.Marco, vi sono due monumenti. Uno è una semplice lapide con su scritto "perchè?" e che è stata posta dai tipi della stazione televisiva che hanno visto 16 colleghi morire sotto i bombardamenti. L'altro è tipo un cuore spezzato con su la frase "we were just children..." anche qui per i bambini morti nel bombardamento si Belgrado. L'autista di un taxi nel portarci alla tomba di Tito ha indicato un locale distrutto dicendo che quei "nazisti" (questa l'espressione da lui usata) della NATO avevano bombradato un ospedale uccidendo anche dei bambini (penso si sia trattato di un errore, di solito queste cose non si fanno). A Sarajevo non c'è nulla. Solo sui muri degli edifici ci sono delle piccole e quasi anonime targhe con su nomi di persone che hanno lavorato in scuole o posti del genere e che sono morti nei bombardamenti. Ce ne sono circa 50 su ogni edificio importante. Qualche centinaio segnano nomi di alcuni dei bambini morti nei pressi di un parco. Non vi è altro. Nessuno ce ne ha parlato più di tanto. A ciascuno la sua conclusione.

Collana "A Bordo di Libro" (extra 1): la Serba Belgrado e la Bosniaca Sarajevo (Introduzione fondamentale e cenni storici)

E buongiorno a tutti quanti, dopo un tempo incredibile che non ci sentivamo! Oggi, come avrete capito dal titolo, non sono qui per parlarvi di libri ma di una mia esperienza di viaggio. Prima di iniziare con qualunque tipo di premessa però 2 cose. 1) Questo brano, per mantenere fresca e genuina (come una mozzarella Vallelata) l'esperienza di viaggio, lo sto scrivendo di getto=non rileggo ciò che scrivo=ci saranno errori di battitura e non solo=non è che sono scemo o altro se vedete degli strafalcioni lessicali o cose simili, non abbiatene (come se anche nei brani che controllo non ci fossero erroracci schifosi, ma vabbè). Altra cosa: voglio ricordare a tutti quanti del raduno del blog che si terrà SABATO 10 MAGGIO AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO ALLE ORE 14:00 E DI CUI VI PARLO qui. I dettagli li trovate tutti nel link che vi ho messo ma se non vi è chiaro qualcosa chiedete pure o fatemi sapere robe!

Detto ciò iniziamo... con un'altra premessa! Chi non segue permanentemente il blog ed è qua per caso e vuole leggersi questo stracazzo di articolo (scusate il francesismo) lo può trovare al paragrafo successivo mentre qui due righe per chi mi segue più assiduamente. Ok, sappiate che non sono impazzito: so che il blog si chiama Letterarte (il che fa pensare a dei libri circa di solito) e che fin'ora abbiamo trattato prevalentemente di libri MA, se vi ricordate, nel primissimo articolo scritto vi avevo detto che questo è un blog di CULTURA e non solo di LETTERATURA. Così ho deciso di regalarvi la mia esperienza di un viaggio, seppur piccolo, da legare, se così si può dire, alla collana "Abordodilibro". Perchè? Perchè viaggiare con i libri, con le letture, sfortunatamente non basta: per quanto ci si possa immedesimare nel protagonista (e nel prossimo articolo della collana lo faremo molto bene) il viaggio rimane un'esperienza sensoriale da vivere in prima persona incontrando la gente, gli odori, i sapori e ascoltando i rumori tipici di una città lontana dalla nostra che porta una ventata di fresca novità (no, non lavoro per un'agenzia turistica comunque). E così, come fin'ora vi ho regalato brani informali di opere serie ho pensato di condividere questo mio piccolo viaggio con tutti voi! Spero vi possa divertire e spero vi invogli a viaggiare ed esplorare culture diverse dalla nostra!

Questa invece è un'avvertenza per tutti che non sarebbe necessaria in un clima di pace mondiale ma che sul web, dove giornalmente si combatte una guerra mondiale digitale fatta di insulti e di minacce, è bene fare. In questo articolo si parla di Serbi e Bosniaci, due etnie che molto recentemente sono entrate in guerra (di quelle serie, non come in Ucraina ora che ci sono, al confronto, solo poche scaramucce) e vi accennerò anche al periodo comunista di Tito in Jugoslavia. Ora, io sono un classe '94, non fo vissuto, visto o sperimentato NULLA, dal punto di vista storico, di quello di cui vi parlerò. Anche a scuola l'argomento viene trattato poco e la mia fonte si informazione è piuttosto vaga (mio padre che di queste cose comunque se ne intende un po'). Quindi di sicuro (ma non è che lo faccio per tirarmela, è un di sicuro seriamente) CI SARANNO FORTI IMPRECISIONI DAL PUNTO DI VISTA STORICO E PER QUANTO RIGUARDA DATE E INTENZIONI DELLE PARTI IN CAUSA NON POSSO ASSICURARE NULLA: FATTO STA CHE CERCHERO' IN TUTTI I MODI DI RIPRODURRE LE COSE A GRANDI LINEE COME SONO ANDATE (NON SCRIVO TUTTE E SOLO PUTTANATE, QUESTO E' IL SENSO). IL GIUDIZIO CHE POSSO DARE E' DEL TUTTO PERSONALISSIMO E NON E' VOLTO AD OFFENDERE NESSUNO NELLO SPECIFICO MA E' UN SEMPLICE PUNTO DI VISTA, NULLA DI PIU'!!! NON SONO CONTEMPLATI O TOLLERATI RAZZISMI E DISCRIMINAZIONI DI ALCUN TIPO PER QUANTO RIGUARDA LE ETNIE E LE RELIGIONI COINVOLTE; MIRO SOLO A DARE UNA VISIONE PIU' OGGETTIVA POSSIBILE (spero si essere stato chiaro!!!!!!). Ma detto questo, iniziamo!

Innanzitutto chiariamo dove e per quanto sono stato nei vari luoghi: partiti venerdì per la serba Belgrado ci siamo diretti domenica nella bosniaca Sarajevo da cui, dopo un' escursione giornaliera a Mostar martedì, mercoledì siamo tornati a Belgrado per poi tornarcene in Italia il venerdì dopo (insomma dal 25 fino a ieri, il 2). Non vi riporterò il nome di ogni singola chiesa/monumento perchè: 1) questa vuole essere un'esperienza di viaggio condivisa, non una guida vera e propria; 2) scrivo tutto sul momento e non ricerco tutti i nomi precisi anche perchè alcuni me li ricordo; 3) le due capitali non sono enormi e le cose, se ci andate, le troverete da soli; 4) non posso ricordarmi i nomi di tutte le moschee di sarajevo perchè non ho familiarità con l'arabo. In ogni caso se volete poi delle indicazioni più precise scrivetemi o in privato o qua sotto in commento e ovviamente vi riempio di link e indormazioni. Io ho viaggiato con i miei genitori (2+1=3) e siamo andati da soli, non in gruppi o con guide locali di sorta ma anzi armati di guide turistiche prese in prestito e non proprio dettagliatissime.

Dunque, cerchiamo di dare questo stramaledetto quadro storico? Senza complicarci troppo: c'erano i romani, poi i barbari, poi l'impero romano d'oriente (ortodosso) che si è trasformatp anche lì in regno ottomano (mussulmano). Per diversi secoli il territorio è rimasto il loro finchè, almeno per un po', non sono arrivati gli austriaci (cattolici). In parte il tutto era sotto l'impero austro-ungarico, un po' era semi indipendente ma fatto sta che nella regione della Bosnia, circa verso la Serbia, c'è una piccola fascia montuosa in cui vivono diversi serbi, seppur in territorio bosniaco, che vogliono l'indipendenza. Tra questi vi è Gavrillo Princip, colui che nel 1914 sparò a Sarajevo all'arciduca Ferdinando Emanuele Filippo Salvatore Ermanno (mi sembra si chiamasse proprio così) facendo scoppiare la prima, e così di consguenza anche la seconda, Guerra Mondiale (anche se l'assassino viene in quella regione adorato come eroe nazionale dell'indipendenza). Finisce la II G.M. (Giovane Marmotta) e tutti quegli stati balcani passano sotto il partigiano Tito che aveva scacciato Tedeschi e Italiani fascisti da quei territori. Tito è un comunista un po' ribelle e, finchè c'è Stalin, non lo accetta. Poi passa sotto il controllo dell' U.R.S.S. pur facendo un po' di testa sua: infatti è uno degli stati fondatori (quello Jugoslavo, non Tito) della federazione dei paesi non allineati nel blocco che divise in due il monso durante la guerra fredda. E fu così che, seppur sotto l'ala comunista, riuscì in una magnifica impresa diplomatica non solo con i paesi occidentali come gli U.S.A. ma anche con i territori interni alla Jugoslavia che stavano tutti belli uniti. Ma questa pace non era destinata a durare: nel 1980 Tito muore e, quando poi cade il muro di Berlino, ogni stato vuile la sua indipendenza. Alcuni, come la Slovenia, la trovano facilmente per via di confini naturali, mentre altri stati cominciano a farsi la guerra tra di loro. Questo è il caso di Croazia, Serbia, Montenegro, Kossovo e Bosnia ed Herzegovina (una regione della Bosnia più verso il mare). Serbia e Montenegro hanno dapprima mosso la guerra bombardando le isole della Croazia e compiendo stragi in Bosnia per via di quella porzione di terra già vista col Gavrillo (che poi in quei monti comunque sono pochissimi i Serbi che ci vivono). Miloseviç, il leader super conservatore serbo, non si fa scrupoli a bombardare dalle alture circostanti Sarajevo per 3 mesi e mezzo facendo circa 10 mila morti (sono stato su quelle alture e bombardare da lì era uno scherzo, si vede tutta la città). Ovviamente hanno colpito scuole e vari edifici storici come il vecchio comune che conteneva tantissimi manoscritti andati ora perduti! Ma questo non è nulla rispetto al massacro compiuto da loro a Sebrenizva (non so se si scrive così, non credo, ma questa è la pronuncia). Un generale Serbo ha attaccato ferocemente questa cittadina un tempo conquistata dai mussulmani a scapito degli ortodossi bizantini (tutto fiero parla di "vendetta") per cui la gente è dovuta fuggire in massa verso i monti (si sta parlando di civili quindi anche bambini, donne incinte e non e anziani). Da lì tre possibilità: 1) consegnarsi ai Serbi che avevano promesso di risparmiare chi si fosse arreso (cosa falsa perchè hanno giustiziato sommariamente interi furgoni pieni di gente scaricando i corpi in fosse comuni); 2) scappare per le montagne nascondendosi coi Serbi che catturavano e ammazzavano chi incontravano (e ne hanno uccisi diversi); 3) andare alla base della NATO (che non faceva nulla anche per via dell'influsso dell'ex unione sovietica) dove però un plotone di soldati Olandesi che non vedevano di buon occhio i cittadini (il graffito "No teeth? A moustache? Smells like shit? Serbian Girl!" penso parli chiaro) ha fatto entarre in quest'are a sicura solo 5000 tra donne e bambini allontanando gli altri (anche loro scappati per i monti e molti intercettati). Quello di Sebrenizva è il più grande massacro sistematico in Europa dopo quello Nazista che ha causato più di 8000 morti (alcune fosse comuni non sono ancora state riesumate). Tutto questo pensate 20 anni fa e per motivi alla fine di carattere prettamente religioso. La NATO intervenì con diverse sanzioni ma la Serbia se ne fottè e dichiarò, sempre con Miloseviò, guerra al Kossovo. A questo punto la NATO, e l'Italia con lei, intervenne mandando delle truppe: sono quei soldati che ancora oggi muoiono di leucemia perchè la Serbia ha utilizzato PALLOTTOLE AL PLUTONIO (O URANIO ARRICCHITO) contravvenendo a non so quante migliaia di trattati internazionali. La soluzione da prendere fu una sola: Belgrado venne per 3 mesi bombardata. Miloseviç però con dei brogli continuava a rimanere al potere finchè nel 2000 una rivolta popolare non l'ha cacciato. Condannato dal tribunale dell'Aia è morto in carvere nel 2006. E così finisce questa "piccola" introduzione storica. Nell'articolo immediatamente successivo invece parlo dell'esperienza di viaggio in sè, seguitemi!