giovedì 20 agosto 2015

Guzman de Alfarche: Vita di un Imbroglione.



Bentornati, ancora una volta, a un nuovo articolo settimanale. Oggi parliamo di un libro che ho letto da poco e che, devo dire, ho trovato inaspettatamente bello, divertente e leggero. Si tratta della versione ridotta (ecco perché "leggera") de "La Vita del Furfante", romanzo in due volumi, di Mateo Alemàn (1647-1614). Contemporaneo di Cervantes, grande autore del "Don Quixote", subì, un destino letterario simile: anche nel suo caso fu pubblicato un seguito non ufficiale dopo lo strabiliante successo del primo libro e dovette, al pari del suo connazionale, scriverne un seguito che smentisse il rivale ridando dignità alla sua creazione. Quest'opera l'ho trovata a un mercatino dell'usato ed è della Bompiani. Da quel che so non è più in commercio, ma se vi interessasse cercarlo sappiate che faceva parte della collana "Grandi Ritorni" che proponeva roba figa, quindi dateci un occhio!

La vicenda ruota attorno al giovanissimo Guzmàn de Alfarache, giovane sivigliano che, in cerca di avventure, lascia la casa natale per andare libero in giro per il mondo avendo in mente, come vaga e generica meta, di raggiungere certi parenti del padre a Genova. Agli inizi, da giovane ingenuotto di buona famiglia, si fa gabbare continuamente e se la vede brutta, anzi bruttissima. Col passare del tempo ecco, però, che questo sbarbatello diventa sempre più sgamato in una società che, insieme a lui,
vive di soprusi e inganni. Finisce, così, per visitare l'Italia e la Spagna tra una truffa e l'altra, cercando di campare di furti e menzogne, tra avventure e sventure senza essere minimamente sfiorato dal dubbio di star commettendo qualcosa di sbagliato: vive alle spalle di una società che, a sua volta, vive alle sue spalle. Il protagonista è allineato col nemico e il nemico siamo tutti noi, uniti da tacito accordo di avvantaggiarci a scapito degli altri: una visione che non lascia spazio all'ottimismo!

Questa è la particolarità dell'opera: ci si aspetterebbe un protagonista positivo, che passi per questa fase di mal'affare per poi redimersi e sistemarsi. Invece ogni azione meschina ne gonfia un'altra ancora più grossa, e così via! Non vale nemmeno il concetto morale del "se gli altri ti dicono di buttarti nel pozzo allora lo fai anche tu?" perché tutti si "buttano nel pozzo" e "buttarsi nel pozzo" è tanto ovvio che non ci si pensa due volte. E perché farlo, poi? Solo alla fine fine si intravederà un miglioramento ma... hey, chi sono io rovinarvi il finale? Se proprio volete fatelo con le vostre mani! Non devo nemmeno dirvi della rivoluzione di questa scelta morale in una spagna scura, cattolica e oscurantista dove lì sì che l'inquisizione falciava numerose vittime (e non nel Medioevo!), una Spagna che avrebbe combattuto a Lepanto contro i Turchi, ergendosi a vessillo dell'intera cristianità occidentale, pronta ad affrontare la potenza rivale dell'Inghilterra. A noi trame del genere possono sembrare banali e "già viste" ma bisogna ragionare con la mente e attraverso gli occhi di chi, in quegli anni, ci visse sul serio...



L'articolo non può finire senza un piccolo ma Importantissimo inciso sulla rivoluzione letteraria introdotta dal romanzo picaresco, inventato e introdotto proprio dall'Alemàn. Con "picaro" si intende, appunto, una figura a metà tra il briccone, il ladro matricolato e il brigante che ha, sempre e comunque, un elemento caratterizzante: il vagabondare in un ambiente realistico in cui si muove a proprio agio da persona e non da protagonista di un romanzo. Ovviamente questa è più la teoria che la pratica, in quanto il paesaggio, di opera in opera, diventa sempre più stigmatizzato nel suo voler essere esageratamente verista. In ogni caso questo tipo di genere letterario, che vede la sua origine nei romanzi greci di età alessandrina (circa 300 a.C. circa), avrà una forza e ripercussione incredibile in tutta la letteratura europea dei secoli passati e contemporanea. Insieme al "Don Quixote", il più alto esempio di questo genere (anche se se ne discosta per la natura del protagonista), ha influenzato "I Viaggi di Gulliver" di Swift, alcune opere di Defoe, Sterne, Mary Shelley e i romantici, la Anne Radcliffe, Manzoni, Virginia Woolf, Joyce e molti altri, tutti a loro volta influenzatori di altri scrittori, come una sorta di cascata di rinvii letterari tematici e stilistici che continua e si propaga ancora oggi. Il romanzo del picaro non è mai morto ma, come un furfante vagabondo che evoca la sua figura, passa di opera in opera, di autore in autore, sopravvivendo alle varie epoche e al mutevole passaggio degli stili per giungere fino a noi, pronto a truffarci come ha fatto con tutti gli altri...

L'articolo, per oggi, finisce qui! Il prossimo arriverà martedì, per non perdervelo controllate, come sempre, la mia pagina Facebook! Commenti e suggerimenti sono sempre ben accetti e... alla prossima!


martedì 11 agosto 2015

Collana "A Bordo di Libro" (extra 5): Madrid e dintorni: cosa fare, non fare e mangiare.

Ciao ragazzi e benvenuti, finalmente, a un nuovo articolo! Come promesso la scorsa volta, oggi vi voglio parlare della mia esperienza a Madrid un po' come avevo fatto un anno fa per Parigi. Quindi non ho intenzione di dirvi cos'ho visitato giorno per giorno ma darvi giusto qualche consiglio e suggerimento. Sono stato come turista solo una decina di giorni, quindi per ovvi motivi si tratta di un punto di vista limitato ma non per questo, secondo me, meno valido di altri, no? L'articolo, volendo mettervi più cose possibili, è venuto un pelo lunghino, quindi per non farvelo leggere tutto per forza, casomai foste interessati a un argomento specifico, ecco per voi un breve schema riassuntivo:

) Top 3 Cose da Vedere
) Flop 3 Cose da Vedere
) Top 3 Luoghi Dove Nutrirsi
) 3 Gite Fuori Porta

Le foto dell'articolo NON sono le mie: per quelle dovrete aspettare qualcosa...
Ma direi di non perderci in chiacchiere e iniziare con...

TOP 3 COSE DA VEDERE

) Museo del Prado: e vai con la banalità n.1! Chiunque vada a Madrid fa una capatina al Prado, il più importante dei musei della città che conserva qualcosa come 7000 quadri (ma tranquilli, "solo" 1500 sono esposti). Ti spezza le gambe, questo sì, ma anche solo per il "Trittico delle Delizie" di Bosch, i numerosissimi quadri di Goya col suo "periodo nero" e uno strabiliante Velasque merita tutta la vostra attenzione. Gli studenti sotto i 25 anni non pagano mentre, per gli altri, se proprio volete entrare gratuitamente (ma ve lo sconsiglio date le lunghissime code) dalle 18 si ha libero accesso. In ogni caso non perdetevelo, non potete dire di essere stati a Madrid altrimenti!
Cani che affogano, Sabba e giganti caratterizzano le ultime opere di Goya.

♠♠) "Guernica" di Picasso: E vai con la banalità n.2! "Guernica" è fin dalle medie che lo ripropongono in tutte le salse, con le varie interpretazioni e la storia della guerra civile spagnola. E non lo metterei qui se vedendomelo comparire davanti all'improvviso, così grande e maestoso, non mi fossi sentito colpito da un masso enorme dritto nell'anima! Vederlo in foto è un conto, vederlo di persona è tutta un'altra cosa. Ti emoziona e colpisce, stordendoti con la sua forza espressiva fatta di immagini estremamente vivide nel loro essere astratte. Si trova al Reina Sofia, il museo di arte contemporanea, che vi consiglio assolutamente anche se posso capire che a qualcuno possa non piacere (non sapete che vi perdete).

♠♠♠) Palacio Real: Premessa: non sono un grande fan dei palazzi reali. Li trovo, tendenzialmente, un po' pesanti e non mi attirano se non con qualche eccezione. Palacio Real è una di queste. Rimango sempre restio di fronte allo sfarzo di questo, soprattutto se così artificiosamente ostentato, ma questa volta, non so perché, tutto è andato più liscio del solito. Saranno state le poche stanze, il non eccessivo numero di turisti o il caldo che mi aveva stordito, fatto sta che mi è piaciuto abbastanza!


FLOP 3 COSE DA VEDERE

) Plaza Mayor: Lo ammetto, la piazza principale di Madrid non mi è piaciuta affatto. Non ha nulla di speciale se non più di un quarto in ricostruzione, costosi ristoranti che la ingombrano coi loro ombrelloni bianchi e una schiera di venditori ambulanti, soprattutto la sera, armati di fischietti fastidiosissimi per richiamare i bimbi. Carina l'atmosfera e i palazzi rossi, per carità, ma sarà che vengo da una delle città d'Italia con la piazza più bella di tutto il paese però... Plaza Mayor non mi è sembrata decisamente nulla di che: piccola e abbastanza anonima!

♣♣) Museo Thyssen-Bornemisza: Nel mentre aspetto le vostre fucilate per questa posizione, lasciate che vi spieghi il perché della mia scelta. So che è uno dei più importanti musei della capitale Spagnola, insieme a Prado e Reina Sofia, ma non regge affatto la competizione. Molte, moltissime opere che non mi hanno colpito. Sarà l'assenza di Goya (uno dei pochi autori spagnoli che apprezzo oltre a Velasquez), il viaggio forzato dalle pale
Questo al Lazaro-Galdiano
Medievali a Roy Lichtestein o l'assenza di una propria identità, ma mi sono annoiato dopo un piano e mezzo di anonimato (al livello di emozioni, ovvio). Non vi sconsiglio di andare, anzi, ma personalmente non l'ho apprezzato.
Il Lazaro-Galdiano, più piccolo e semi sconosciuto, abbandonato dai più perché in "periferia", presenta meno opere ma molto più incisive, per me, di tutte quelle viste al Thyssen-Bornemisza. Tutto qui. Scusate il disturbo, ora potete premere il grilletto con comodo.

♣♣♣) Tempio di Debod: Non sapete quanto soffra a mettere questo antico tempio egiziano del 2200 a.C. nella classifica. Sì, perché per chi non lo sapesse, in mezzo a Madrid, in un parco un pochino spostato dal centro propriamente turistico, sorge un autentico tempio egiziano trasportato, mattone per mattone, come regalo dell'ex presidente Egiziano Nasser. Il problema è che non ci incastra nulla col clima madrileňo, è strapieno di turisti ed è, quindi, claustrofobico da morire. Odio mettere in una posizione così bassa un monumento di così alto prestigio ma, secondo me, è stato proprio maltrattato dalla stessa città che lascia la gente toccare liberamente le antichissime pareti e consente l'accesso veramente a troppi turisti alla volta. Vi prego visitatelo, è bello perché merita come monumento a sé stante, ma sappiate a cosa andate incontro: parola di faraone!

TOP 3 LUOGHI DOVE NUTRIRSI

Una piccola premessa. Senza dubbio una delle cose più belle di Madrid è stato il cibo, economico e molto buono. Il titolo non riporta a caso "nutrirsi" e non "mangiare". Sono pur sempre uno studente disoccupato, non posso permettermi grandi ristoranti, quindi ci si arrangia come si può senza ricercare la "sciccheria sempre e comunque" ma senza nemmeno andare da Gennaro o' Vibrione. I tre luoghi che riporto sono i migliori come rapporto qualità prezzo provati: non alta classe ma sicuramente molta sostanza!

) Museo del Jamon: Il luogo più accattivante dove pranzare: panini a un euro, birre da 33 cl. a 90 centesimi e una grande varietà di piatti tra cui scegliere. Certo, il panino non aspettatevelo strabordante di roba, ma uno e mezzo placheranno di certo la vostra fame per un veloce pranzo in qualche parco di Madrid (sono anche da asporto). Il prosciutto crudo di Madrid è una vera prelibatezza ma lo stesso vale anche per il chorizo, salsiccia piccante tipica Spagnola. Pranzo o spuntino, il Museo del Jamon vi aspetta (ce ne sono svariate sedi nel centro, una vicina a Sol e un'altra nei pressi di Plaza Mayor).

♥♥) Mercado San Miguel: come amo dire "Tapas is the new apericena": si tratta di sostanziosi aperitivi che posso spaziare da tartine al formaggio fino a una frittata alta di patate passando per gustose ostriche fresche. "Tapas" è qualunque cibo servibile al bancone, possibilmente salatissimo come i bellissimi peperoni verdi saltati e coperti di sale grosso, da accompagnare con abbondante alcool (un bicchiere di buon vino 3€). Madrid è disseminata di locali in cui mangiar tapas ma il più grande assortimento lo troverete di certo al Mercado s. Miguel, situato appena fuori Plaza Mayor. Diviso in zone in base al cibo desiderato, offre ogni tipo di aperitivo desiderabile e sognabile a prezzi relativamente bassi: ci si può veramente sfamare con pochissimo!
Mercado San Miguel
♥♥♥) Ciocolateria san Ginès: conoscete i churros? Ma sì, quei cilindri di pasta fritta da pucciare, preferibilmente cosparsi di zucchero a velo, nella cioccolata fondente! No? Sì? Bhe, sicuramente non saranno stati buoni come quelli di questa cioccolateria famosa da oltre 100 anni per i loro tubi fritti. Io odio il fritto: premesso questo ho trovato i churros di questo locale aperto fino a tardissimo e gremito di turisti, leggerissimi e meravigliosi. Per soli 4 soldoni avrete 6 cilindri di dolce, zucchero a iosa, cioccolata fondente e acqua per sciacquarvi la bocca. Avete l'acquolina in bocca al sol pensiero? Pure io...

L'articolo è venuto lunghino ma non potevo evitare di darvi qualche consiglio su alcune località visitate in giornata. Oltre a Madrid sono stato in altri 3 (anche se sarebbero 4, ma in uno solo per mezza giornata) posti nei dintorni della capitale: qualche piccola nota me la concedete?

) Toledo: Pronto a essere fucilato di nuovo: Toledo non mi ha fatto impazzire. So che si tratta di una città interamente protetta dall'Unesco, so che è una perla Spagnola se non La Perla per eccellenza, so che ha una storia antichissima ma... l'ho trovata decisamente troppo, troppo piena di turisti e pronta ad accoglierli fin troppo bene con prezzi elevati e l'abituale scortesia di queste località inflazionate. Andate a Toledo ma portatevi una GRANDE quantità di contanti: le attrazioni turistiche, costose a mio parere, non accettano che cash e niente carte di credito. Totale: bellissima città ma sgradevole esperienza. Consiglio di arrivarci con un'oretta scarsa di bus a 10 euro a persona andata e ritorno: il treno ci mette poco meno e costa 12 euro a persona solo andata!

♦♦) El Escorial: Questo palazzo-monastero della monarchia spagnola di fine 1500 è a dir poco deludente. Certo, è un monastero, non potevo aspettarmi chissà quali fronzoli e orpelli, ma devo dire che l'atmosfera è proprio tetra, tutta molto rigida e spoglia. Sul serio, per arrivarci il treno impiega parecchio tempo e non ne vale la pena a meno che non amiate i grandi palazzi: risparmiate tempo, invece, per Alcala de Henares, la cittadina natale di Cervantes che ho potuto visitare solo sommariamente in un pomeriggio ma che merita decisamente più attenzione.

♦♦♦) Segovia: la città è magnifica: tutto ciò che non abbiamo trovato a Toledo l'abbiamo trovato qui: pochi turisti, cibo buono (provate il maiale da latte cotto in forno, è divino!) e gentilezza. Condite il tutto con costi modici, un acquedotto romano mozzafiato e l'alcazàr, il palazzo reale, che è una vera perla, la cosa più stupefacente di questo viaggio, tanto da surclassare tutte le cose viste a Madrid. Prendete il treno ad alta velocità stavolta che ci mette solo 30 minuti contro le 2 ore di bus e treno regionale.
IL SOFFITTO!
L'articolo si chiude qui con qualche piccola info che potrebbe esservi utile. In pochi, anzi pochissimi, parlano inglese, anche tra i più giovani, quindi preparatevi a faticare con la lingua. La vita notturna è ottima e con un poco di attenzione i costi saranno contenuti. I prezzi, in generale, sono inferiori rispetto all'Italia: se lo sapete riuscite ad evitare le fregature. 

Per concludere un giudizio finale su questa capitale. Molto carina mi è piaciuta meno di Parigi ma il suo punto di forza non è decisamente la cultura quanto la vita sociale. La Spagna è sempre stata in una posizione marginale nella storia anche per la sua posizione geografica e l'unico secolo in cui ha brillato è tra la fine del 1500 e il 1600. Una storia di Madrid per la stessa Madrid, di limitato interesse per il turista che non ha stretti rapporti con questo paese. In compenso non abbattetevi e ordinate un'altra tapas mentre aspettate l'articolo di settimana prossima... 









mercoledì 22 luglio 2015

Videorecensione + vlog #3: il "Romancero" Medievale Spagnolo e le prossime settimane

Ciao ragazzi, anche oggi vi port una nuova videorecensione che spero vi piaccia: il "Romancero" è una magnifica raccolta di testi medievali d'amore e non ottimi per approcciarsi alla letteratura di questo periodo. Ma ci tenevo a informarvi sul programma estivo del blog, della pagine e del canale. Io venerdì parto e vado a Madrid per una settimana, dunque nessun articolo ma solo post pre programmati sulla pagina Facebook. Al mio ritorno, il 2, sarò presente fisicamente in pagina ma non potrò pubblicare video o articoli che, però, scriverò nel frattempo. Quindi dal 9 si torna a un ritmo regolare con articoli, video e quant'altro. Detto ciò sto zitto, vi auguro buone vacanze, e vi lascio al video, sempre nella speranza che vi possa un minimo piacere!


martedì 14 luglio 2015

5 Cose Contronatura che ti circondano ogni giorno (e che non sospetteresti mai).


Ultimamente ho sentito parlare spesso di comportamenti "contronatura" (e sapete benissimo a che proposito) ma più veniva tirato in ballo questo termine, più capivo quanto fosse abusato da gente che nemmeno sospettava del suo significato. Ragionando tra me e me, tra un paragrafo di diritto dell'Unione Europea e l'altro, mi sono reso conto che siamo circondati quotidianamente da comportamenti contronatura che i più nemmeno sospettano. Prima di iniziare, però, una piccola precisazione sul termine cultura. Questa, infatti, almeno a grandi linee, la si può definire come "tutto ciò che circonda l'uomo e che egli ha tratto e modificato dalla natura per i propri fini". Cultura e Natura ci appaiono, dunque, come due mondi inconciliabili, l'uno frutto della distorsione dell'altro, e in eterno conflitto. Ma non perdiamo altro tempo e buttiamoci sui nostri 5 punti!





Ebbene sì, avete capito bene, la famiglia è contronatura. Anzi, si tratta della costruzione più sociale (e quindi culturale) che sia mai esistita. Il termine, innanzitutto, nasce nell'antica Roma e sta a indicare non quel modello "tradizionale" di cui si sente tanto parlare ma anche gli schiavi, i servi e quanti facevano parte del "patrimonio". Prima, invece, si ragionava per stirpi (quella che in greco viene definita "ghenos"): così, ad esempio, io, essendo figlio di Paolo, mi sarei chiamato "Riccardo il Paolinide", ad indicare il mio ceppo d'origine, non chi mi stava attorno: questa è l'origine antica del nostro cognome! La stessa famiglia, ancora prima del boom degli anni '60, era una famiglia allargata, in cui vivevano assieme molte generazioni e tanti rami diversi ("Il Dolore Perfetto" di Ugo Riccarelli l'avete mai letto?). In natura, tra gli animali, si ragiona a branco, le femmine ruotano tra i maschi e non si creano veri e propri legami: dunque, la "famiglia" è contronatura.



Lo "stato" come lo conosciamo noi nasce nel 1815 col Congresso di Vienna. Prima nulla che potesse definirsi veramente tale: niente divisione dei poteri, niente democrazia, niente diritti senza contare la divisione originaria in città-stato, molto diversa da quella di oggi. Noi viviamo in una gigantesca costruzione sociale imposta dall'alto come la sola possibile ed immaginabile. E badate, non sto parlando di "nazione" che invece presuppone una partecipazione emotiva comune a genti anche distanti (prendete l'Italia del risorgimento, per dire, "unita" dal Piemonte alla Sicilia). Gli animali non hanno nulla di nulla del genere pur vivendo in comunità distinte: dunque, lo "stato", è contronatura.



Su questo punto penso siamo tutti d'accordo. Modificare anche radicalmente il proprio aspetto, corporatura e quant'altro va a modificare un corpo che,
seppur imperfetto esteticamente, ci è stato donato dalla Natura (o da Dio, come volete) per essere il più funzionale possibile. Anche i tanto odiati peli, per dire, se ci sono è per un motivo: rasarseli per questioni di bellezza è controproducente agli occhi dell'efficienza del nostro organismo. Presso gli animali vi sono dei comportamenti che privilegiano l'estetica a fini riproduttivi ma non mettono in pericolo l'animale o, comunque, non modificano la sua funzionalità. Se si va in discoteca a gennaio con la minigonna e la canottiera (cosa accettabilissima d'estate, non prendete questa affermazione come una dichiarazione di bigottismo) forse il rischio di prendersi febbre e raffreddore c'è. Allo stesso modo infilare le labbra nel collo delle bottiglie per gonfiarsele è molto dannoso per la saluta: dunque, la moda è contronatura.



Ebbene sì, i diritti non esistono in natura, mi dispiace: niente diritto allo studio, di libertà d parola, di riunione ecc. Ve li sognate! Tra animali intercorrono, invece, un fitta rete di doveri tra individuo ed individuo. Così il capobranco ha dei doveri nei confronti dei più deboli e viceversa. E la cosa non è poi così strana se ci pensate: il filosofo Cinese Confucio ha basato tutta la sua teoria politica su questo principio della rete di doveri. Se tutti li rispettassero, dice, si creerebbe una società in perfetta armonia e concordia. Che fate, gli andate a dire voi che ha sbagliato? Dunque, i diritti sono contronatura.



Se il vostro mondo sta crollando a pezzi dopo i 4 punti precedenti ecco la mazzata finale. In Natura niente amicizia ma solo collaborazione per raggiungere uno scopo che avvantaggi entrambi gli organismi. Un cagnetto e un gattino abbracciati non sono amici ma hanno un fine comune (quello di mangiare) in un ambiente comune (la casa del padrone) e sanno che devono collaborare per star meglio. Così l'amicizia, che può comportare anche una perdita per un individuo a favore dell'altro, è presente solo tra gli uomini e, come tale, è una costruzione sociale: dunque, l'amicizia è contronatura.


Ma c'è un Ma! Quale valore bisogna attribuire a queste 5 cose contronatura? A mio parere... nessuno. Nel 2015 la distinzione natura-cultura è superata e non ha più senso di esistere in quanto la cultura è diventata, in un certo senso, la nuova natura: è la Natura Umana. Quindi, in conclusione, quando dovete dire cosa sia "giusto" o "sbagliato", per favore, non tirate in ballo in concetto di contronatura, retrogrado, superato e pure sbagliato ma, piuttosto, portate delle motivazioni Serie.

Amandovi ogni giorno sempre di più, anche per oggi l'articolo si conclude qua: mi piacerebbe aprire una piccola discussione al riguardo per cui potete lasciare o un commentino qui sotto o scrivere sulla pagina Facebook. Noi ci vediamo settimana prossima con una nuova video recensione e un piccolo aggiornamento per quello che accadrà nelle prossime settimane: statemi bene e prendete il sole anche per me!

giovedì 9 luglio 2015

Videorecensione (#2): "La Vita è Sogno" di Calderòn de la Barca.

Ciao a tutti! Anche questa settimana vi "delizio" con una nuova videorecensione: oggi parliamo di "La Vita è Sogno" di Calderòn de la Barca. Come la volta scorsa volta, anche in questo caso pareri, consigli e suggerimenti sono molto ben accetti. Avete mai letto questo libro? L'avete mai visto rappresentato a teatro? Avete intenzione di approfondirlo? Fatemi sapere sotto il video, con un commento qua o sulla pagina Facebook! Ci vediamo settimana prossima (forse) con un nuovo articolo.


martedì 7 luglio 2015

Collana "A Bordo di Libro" ep. 3: il viaggio a metà tra esperienza mistica e avventura: la "Navigazione di San Brandano"

La "Navigazione di San Brandano" è un romanzo antico di mille anni come non ve l'aspettereste (e come non me l'aspettavo neppure io): un mix di avventura, misticismo e meraviglia ambientato nella verde Irlanda alto Medievale. Tuffiamoci senza indugi alla scoperta del più diffuso ed influente racconto di viaggi di tutto il Medioevo!



Una premessa: Brandano è esistito davvero. Fu abate di Clonfert, in Irlanda, e visse tra il 460 e il 577. La leggenda narra che, insieme alla sua ciurma di monaci, si sia imbarcato alla volta di una terra divina dall'altra parte dell'oceano: non si tratta per forza dell'America, è un viaggio principalmente simbolico e religioso, ma l'idea che quest'uomo di chiesa abbia affrontato un mare fino ad allora sconosciuto su una barchetta leggera fino a raggiungere il nuovo continente ha stuzzicato (e stuzzica tutt'ora) diversi studiosi.

In realtà il viaggio di Brandano è molto metaforico e basato sulla simbologia mistica cristiana: così dovranno annualmente tornare a visitare certe isole per festeggiarvi la Pasqua, non si affideranno ai venti ma alla volontà di Dio e raggiungeranno la meta finale solo quando egli lo vorrà, dandoci l'idea che i nostri eroi, quasi, si muovano continuamente in tondo aspettando un segno. E effettivamente è così: la terra promessa si trova al di
là di un mare di nebbia e per raggiungerla può volerci anche molto poco tempo, come testimonia un monaco che riporta a Brandano della sua avventura mistica. Ma una particolarità caratterizza il nostro protagonista: egli non ha una visione, non riceve comandi divini né un qualunque segno di autorizzazione dall'alto. Al contrario, vinto da curiosità e senso di avventura decide di lanciarsi nell'impresa. Questa è una novità assoluta nel panorama della letteratura medievale, soprattutto quella sacra, in quanto nessuno avrebbe fatto nulla senza aver ricevuto un qualche segnale divino. Anzi, chiunque avrebbe interpretato un gesto del genere come un affronto e una sfida a Dio stesso: un peccato gravissimo e imperdonabile. Anche questo senso di libertà è, a mio parere, uno degli elementi chiave del successo dell'opera ai tempi, oltre al suo profondo simbolismo.

Infatti, come già accennato, il racconto è da leggersi in chiave mistica. Tutto, dal numero dei monaci che accompagna Brandano agli anni di navigazione, presenta precisi riferimenti ai testi sacri: ogni eccedenza dev'essere regolata per volere di Dio. Per questo Brandano predice fin da subito una terribile fine per i tre monaci "extra" rispetto al numero previsto di passeggeri che si sono imbucati all'ultimo. La stessa meta è chiaramente simbolo divino e tutti gli uccelli parlanti, giganteschi mostri marini grossi come isole e pastori non sono da meno.


Questi elementi del fantastico, però, si intrecciano anche col folklore locale e con la tradizione letteraria medievale Irlandese, tutta fondata sul concetto di viaggio. Esistevano già, infatti, sia gli "immrama" sia gli "echtrai", rispettivamente "racconti avventurosi di esplorazioni di terre lontane" e "viaggi mistici nell'aldilà". Così molti elementi sono tratti dal primo genere e fusi, assimilati e intrecciati allo stile e al valore del secondo. Nasce così un'opera che è stata in grado di amalgamare sapientemente tradizione pagana e misticismo cristiano, sacro e profano. Molti i temi, in primis quello della balena-isola, che si ritrovano in tantissime opere di quel periodo appartenenti a culture anche molto distanti, come ad esempio nelle avventure di Sinbad ne "Le Mille e una Notte".

Quindi fonti incredibili, innovazione e il giusto mix tra religione (che piaceva sempre ai Medievali) e avventura per uno dei santi più intraprendenti di tutto il cattolicesimo. Ma questo viaggio è mai avvenuto realmente? Brandano è effettivamente esistito e negli anni 70 si è cercato di
ricreare l'impresa per valutare se fosse realizzabile ed è stata un (semi)successo. Ma da qui a dire che effettivamente il monaco sia arrivato in America c'è una grossa differenza. In molti hanno cercato nell'opera indizi che potessero rimandare a luoghi reali (l'isola delle pecore con le Far Oer, la cattedrale di ghiaccio fluttuante con un iceberg, le officine demoniache con i vulcani islandesi) ma quelli che potrebbero essere riferimenti al paesaggio provengono, in realtà, come abbiamo visto, da una tradizione millenaria. La stessa terra promessa in cui il tempo non scorre è figlia di racconti precedenti. Alla fine la questione "viaggio reale o no" è di infima importanza, certe opere andrebbero lette e studiate, a mio parere, per il valore che rappresentano in modo originale e spontaneo, senza voler trovare il riferimento avventuroso ad ogni costo.

L'edizione italiana edita da "Il Cerchio" e curata dalla preparatissima Elena Percivaldi è basata su uno dei numerosissimi manoscritti che possediamo, tutti però di molto posteriori a quando è vissuto il santo. Introduzione e note sono molto ben fatte e completissime, su questo non si può dire assolutamente nulla, anche se devo ammettere che qua e là ci sono un po' di
refusi e a volte l'impaginazione è poco curata. In ogni caso, se decideste di comprarlo/ordinarlo, vi posso assicurare che sono 20€ veramente ben spesi e non rimpiangerete l'acquisto.



Detto ciò vi do l'appuntamento a giovedì con una nuova video recensione e a venerdì per una live in cui si parlerà del processo di creazione di un CD: per maggiori informazioni e rimanere aggiornati con gli sviluppi successivi vi lascio il link della pagina Facebook dove spero verrete a trovarmi! Altrimenti... ci vediamo giovedì!

giovedì 2 luglio 2015

Videorecensione (#1): "Il Simposio" di Luciano di Samosata.

Ciao a tutti! Giusto qualche breve riga introduttiva al video che trovate qua sotto. In questo periodo sto leggendo parecchio e quindi, di conseguenza, anche le recensioni si moltiplicano. Per fare in modo di non intasare il blog con queste ma lasciandomi la possibilità dis crivere anche articoli di altro tipo ho provato a registrare una prima video recensione. Il libro in questione è lo stra consigliatissimo "Simposio" di Luciano di Samosata per "La Vita Felice"! Fatemi sapere che ne pensate con un commentino qua sotto, sul video o nella pagina facebook! A martedì con un nuovo articolo!