sabato 23 agosto 2014

Collana "A Bordo di Libro" (extra 2): sorprese, delusioni e consigli a Parigi.

Ed eccoci, anche oggi, a un nuovo articolo! Questo, per chi non lo sapesse (se volete sapere, che è una cosa bella sempre, seguitemi sulla pagina fb), sarà un articolo un po' particolare. Ho trascorso, infatti, una decina di giorni a Parigi (l'originalità) in vacanza e, come per ogni viaggio all'estero che faccio, volevo farvi una sorta di resoconto (come quello della Serbia e della Bosnia ed Erzegovina di cui vi linko la prima di due parti, casomai ve ne fregasse qualcosa). Solo che questa volta, invece di scrivervi tutto quanto di getto, ho optato per qualcosa di più... particolare. Parigi, diciamocela tutta, è una meta abbastanza comune e ancora abbastanza accessibile date le mille offerte di voli che ci intasano la mail. Però rimane pur sempre anche la capitale di uno stato europeo e, quindi, fottutamente costosa, ragion per cui chi ci va magari ha la possibilità di farlo solo per qualche giorno, nulla di più. E allora, ho pensato, perchè raccontarvi di cosa ho visto al Louvre che tanto ci andate tutti e non delle cose più particolari viste che magari i più ignorano? Sia ben chiaro, non sono parigino nè parlo francese: in questa città vi sono stato prima di questa vacanza solo quando avevo 6 anni e, quindi, esperienza 0. I posti particolari visitati li ho trovati su una banalissima Lonely Planet monotematica sulla città e sono dunque ricercabili da tutti. Quello che vi voglio dire è: non siate banali e scontati ma, al contrario, visitate, scoprite e perdetevi tra le strade dove la gente di tutti i giorni passeggia per respirare l'atmosfera tipica di un luogo.

Quindi, per tornare all'articolo, sarà diviso in sezioni ad elenco puntato. Non sono delle posizioni, quindi non dovete leggerle come dalla cosa più bella in giù o viceversa: l'ordine è casuale, perchè dover forzosamente fare delle preferenze tra le emozioni? Dato che l'articolo si è fatto un bel po' lungo metto prima un breve indice così che, se già sapete qualcosa o cercate robe specifiche, già sapete che saltare e cosa no. Ma, detto questo, iniziamo con le cose che più mi hanno sorpreso.

Le 5 sorprese: Catacombe; Museo Guimet; Museo del Medioevo; Museo
                        Quai Branly; le "Ninfee" dell' Orangerie.
Le 3 delusioni: Pantheon; Museo Marmottan Monet; Versailles.
I 5 consigli: Gratis, Franprix; Metropolitana; Belleville; Cimiteri.



LE 5 SORPRESE PARIGINE

) Le Catacombe di Parigi. Non ve lo negherò, ho un certo gusto necrofilo-romantico per i cimiteri e tutto ciò che mi riporta all'idea di morte (rovine di palazzi abbandonati, luoghi sperduti e cripte poco illuminate). Quindi, quando ho sentito nominare queste catacombe ero tutto un fremito ma le mie aspettative erano un po'limitate (un po'come le capacità di comprensione della razza umana, ma questo è un altro discorso...): qualche galleria poco illuminata, delle vecchie tombe in cui riposavano tristi scheletri anonimi e miriadi di bambini spaventati. Invece, quando arrivai alla fermata della metro di Denfert-Rocherau (linee M4, M6 e RER B) e vidi la fila di gente che aspettava di entrare dal piccolo cabinotto posto in mezzo alla rotonda capii che qualcosa non tornava. L'attrazione, infatti, aveva richiamato più visitatori di quelli previsti (in fondo le mete classiche di Parigi sono altre) e, dopo """"sole""" 4 ore di coda abbondanti (recatevi sul posto ALL'ALBA perchè fanno entrare solo 200 persone alla volta), capii il perchè di tanta ressa. Scesi numerosi gradini, attraversati tunnel claustrofobici e ignorate sculture di poca utilità, tutto il mio fremito necrofilo è stato soddisfatto COMPLETAMENTE: dopo una piccola porta che recita "ossarium" ho visto qualcosa di incredibile. In questa sfilza interminabile di corridoietti le pareti sono LETTERALMENTE coperte di cataste e cataste di ossa ammassate da cui escono i teschi digrignanti di chi, un tempo, aveva conosciuto tempi migliori. Lo spettacolo è incredibile e vale sia la lunga attesa sia i 10€ del biglietto (8 se siete dei giovani ed attraenti studenti). Le proporzioni di questa località turistica attiva fin dai primi anni del 1800 sono indescrivibili e le poco foto da me scattate non rendono giustizia a un luogo maestoso come questo (anche perchè sono un pessimo fotografo). Quando poi si risale in superfice è come passare da una dimensione all'altra. I resti, oltretutto, sono stati trasportati lì dai vari cimiteri di Parigi 200 anni fa e, quindi, risalgono tutti anche agli inizi del 1700. Che altro dire? ANDATECI!

♠♠) Il Museo Guimet. "Ecchè?" mi direte voi. Si tratta del più grande e completo museo di arti asiatiche di Parigi (e ampi dintorni presumo). Ebbene sì, in una delle più grandi e magiche città europee vi suggerisco di andare a spendere un paio di orette in un museo che parla di arte così lontana nel tempo e nello spazio: sono proprio uno stronzo! Ci arrivai sabato 2, il mio primo giorno in città, dopo aver visitato i Campi di Marte, essermi fatto a piedi la Torre Eiffel, visitato un cimitero vicino al Trocadèro e essermi sorbito il Museo Marmottan Monèt (il tutto svegliandomi alle 4 del mattino): no, ma non ero stanco, figuratevi. Tuttavia non appena io e la persona con cui ho viaggiato varcammo l'ingresso rimanemmo allibiti, con la bocca spalancata, mentre sentivamo il cuore (sì, pure io ne ho uno) pulsare fortissimo nella nostra cassa toracica: gigantesche statue di divinità Buddiste provenienti dalla Cambogia ci accoglievano in tutta la loro solenne magnificenza. Non sapevamo che dire, le parole non ci uscivano ma, come bambini emozionati perchè viene loro regalato un gioco nuovo, abbiamo iniziato a girare come dei matti per il museo impossessati da un'energia che non credevamo possibile a quel punto della giornata. Bellissime le sezioni su Cambogia, Vietnam e Laos al piano terra e mirabili anche le decine di reperti tibetani che, con i loro colori entusiasmanti e le espressioni colorite dei vari demoni, scuotano sempre il turista anche più esperto e abituato a certi spettacoli. Assolutamente un posto da visitare e che la maggior parte dei turisti ignora. 
Casomai non lo si fosse capito, questa statua è ABNORME

♠♠♠) Il Museo del Medioevo (museo Cluny). Sì, lo ammetto, in questo caso sono un pochino di parte perchè, come sapete, l'argomento mi interessa e affascina molto MA, in questo caso, il suggerimento va al di là del gusto personale. Oltre alla ricchissima varietà di oggetti presenti è la stessa struttura che merita una visita. L'esposizione si articola in due costruzioni diverse: da una parte l' Hotel du Cluny, un ricco palazzotto medievale che, grazie a un ottimo lavoro di restauro, si è conservato benissimo e dall'altra i resti delle antiche terme romane di cui il "frigidarium" (la zona dove ci si immergeva nell'acqua fredda), che ospita alcuni oggetti esposti, rimane la più grande ed evidente testimonianza a Parigi del vecchio impero che con Giulio Cesare si spinse fin nell'attuale Inghilterra più di 2000 anni fa. Ma il meglio del museo ve lo devo ancora dire pur premettendo una cosina: a me non piacciono per nulla gli arazzi (quella sorta di tappetoni a parete con pochi colori sbiaditi) e ho lo schifo quando ne vedo uno. Però qui, al museo del Medioevo di Parigi, si trovano gli unici che, sinceramente, sono riusciti quasi a commuovermi. 6 sono le composizioni che formano il ciclo della "Dama e l'Unicorno" rappresentanti i 5 sensi più un'altra enigmatica raffigurazione. Il colore rosso, raro nel Medioevo, mette in risalto le forme di mille fiori e animali che, con un'attenzione degna del miglior Botticelli ne "La Primavera", formano un insieme enciclopedico e armonioso che mi ha lasciato di stucco. Un'esperienza di cui preferisco non dire altro per non rovinarvi nulla. Andateci. Ora.
        
Uno dei sei arazzi, giusto per intenderci

♠♠♠♠) Il Museo Quai Branly. Ai piedi della Tour Eiffel riposa un grande e lungo edificio rosso che, come un animale che riposa, si estende su un giardino pieno di erbe selvatiche provenienti anche da posti molto lontani. Dentro, saliti per una passerella che ricorda un fiume, si arriva in uno spazio roccioso in cui una statua esotica di un androgino ci saluta: è l'ingresso del museo Quai Branly delle arti extraeruropee. "Ma come- direte- hai già parlato del Guimet, che bisogno c'è di questo?" e non avreste tutti i torti se si trattasse, questo, di un museo come gli altri. Infatti sì, ho parlato di "arti" extraeuropee ma, forse, sarebbe meglio dire "culture e popolazioni". A essere messo in luce è, infatti, per ciascun continente, il modo di abbigliarsi, atteggiarsi e le usanze così lontane geograficamente ma vicinissime nelle origini. In particolare ad avermi stupito è stata tutta la sezione relativa alla popolazione autoctona dell'Oceania che, troppo spesso, riconduciamo tutti (me compreso) alla mera Australia (e Nuova Zelanda quando capita) mentre, in realtà, vi sono miriadi di popolazioni che fino ai tempi più recenti si sono mantenute a uno stato quasi primordiale. Notare come le forme delle loro maschere tribali, i riti e le decorazioni confermino e ribadiscano le scoperte degli antropologi mi ha dato un enorme senso di soddisfazione, come chi vede confermate le proprie ricerche che compie da tempo (e così è, in parte). Anche le altre sezioni mi sono piaciute, in particolar modo è stato interessante notare come l'arte in Africa sia, a tutti gli effetti, molto più varia di quello che si può credere. Giovane, moderno e interattivo: mi ha decisamente conquistato!


♠♠♠♠♠) Le Ninfee de "L'Orangerie". Di fronte al Louvre si estende, lungo Rue de Rivoli, il magnifico parco delle Tuileries che porta, seguendo la Senna, fino a Place de la Concorde (e poi, da lì, sorpassati il Petit e il Grand Palais, continuando per gli Champse d'Elisè, si arriva fino all'Arco di Trionfo). In questo parco, oltre alle celebri giostre, si trova un piccolo ma rinomato museo: quello de "l'Orangerie". Premetto che non sono proprio un grande fan degli impressionisti (che non vuol nemmeno dire che vomito quando vedo un loro quadro però) e, infatti, ho solo discretamente apprezzato la mostra permanente del museo che sì, ha tante opere di autori famosi come Modigliani e Cezanne, ma non mi ha fatto impazzire. E perchè, allora, ve lo consiglio? In questo spazio, al piano terra, vi è una delle opere più impressionanti viste in questa settimana (e ho avuto modo di vederne parecchie, credetemi): le "Ninfee" di Monet. Fino a quel momento avevo avuto modo di osservare, dal vivo, solo degli studi o copie sempre sue ma "più in piccolo" (il secondo punto delle "delusioni" sarà più chiaro). Qui, invece, in queste due ampie stanze ovali si confondono un insieme di colori così perfetto e toccante da trasportarti immediatamente al tramonto, in riva a uno stagno, con il vento che ti accarezza i capelli. La gente non è un problema, ti sembra di essere solo tu e il paesaggio: un vero e proprio angolo di natura artificiale tra le più convincenti mai viste fin'ora. Che aspettate a tuffarvi in queste sale?

LE 3 DELUSIONI DI PARIGI

) Il Pantheon. Questa gigantesca torta ricoperta da un sovrabbondante strato di glassa bianca è, attualmente, in restauro. Il cupolone non si vede, sembra ricoperto da un enorme preservativo bianco e, dentro, fino al 2016, il celebre "Pendolo di Foucault" sarà assente. In realtà, come appare abbastanza evidente, questa grande dimostrazione scientifica che la Terra ruota su sè stessa altro non è se non un mero riempitivo di uno spazio vuoto di significati e, sostanzialmente, spoglio. Vi è una statua che ricorda la rivoluzione francese ormai inutile nella nostra era (non fraintendetemi, non è che non apprezzi il valore storico della cosa, solo artisticamente ho visto cose più dense di significato) e poche altre scritte alla memoria di illustri morti lì non seppelliti (sì, avete letto bene) frammiste a quadri ben poco stupefacenti. Sotto vi è una cripta dove riposano i resti di grandi personalità come Rousseau, Voltaire, Zola, Hugo e i radioattivissimi signori Curie per non contare il signor Braile: tutti, chi più chi meno, rinchiusi in anonimi sarcofagi di pietra. Alla faccia dei due grandi pensatori illuministi, il primo che disse "Non sarò mai abbastanza lontano da Parigi" e l'altro sepolto in una (ormai ex) chiesa: OTTIMO!
Vista del mega preservativo dalle torri di Notre Dame

♦♦) Museo Marmottan Monet. Come già detto non sono un grande fan dell'impressionismo anche se posti come il Museo d'Orsay e l'Orangerie non mi hanno di certo deluso. Questo museo invece lo ritengo una perdita di tempo. L'unica opera veramente importante contenuta al suo interno è "L'Impressione sul Sole Nascente" di Manet (che ha comunque dato il via al movimento artistico più importante della seconda metà del 1800) e nient'altro. Tantissime le opere di Monet tra cui molte "Ninfee" che elogio parlando dell' "Orangerie" se non fosse che... Sono tutti studi. Sì, dei MALEDETTISSIMI studi tutti uguali se non con qualche variazione di colore. Non trasmettono nessun significato, non sono particolari, non sono splendidi ma, al contrario, rappresentano un chiaro esempio di come un artista continui a riprodurre sempre la stessa opera quando capisce che il genere piace alla gente (prova ne è anche un quadro di Cezanne viso in 3 musei diversi): ah, vil denaro! Volete evitare di buttar via 2 ore della vostra vita? Andate a visitare il museo del sesso a Montmatre (oltretutto abbastanza carino), questo lasciatevelo abbondantemente indietro.

♦♦♦) Versailles. Sì, proprio il palazzo reale che dalla seconda metà del 1600 ha ospitato la famiglia reale Francese e, con lei, buona parte dei nobili. I giardini per carità, bellissimi, anche se delle tanto agognate fontane musicali ne funzionava solo una mentre le altre non spruzzavano che un piccolo getto d'acqua (se andava bene) e niente musica. Al che potete darmi del pretenzioso, del cagacazzo e del rompiballe e avreste del tutto ragione almeno in atri contesti MA stiamo pur sempre parlando di Versailles, cazzo, non del parco giochi dietro casa mia! I giochi d'acqua di per sè sono carini più che altro perchè sfruttano un meccanismo antichissimo però... dai, eh! Ma è dentro al palazzo che veramente non mi è piaciuto. A parte la folla che ha provato a soffocarmi un paio di volte ma, soprattutto, la maggior parte delle stanze era chiusa e, a parte le poche più famose mostrate, trovo che altri palazzi reali siano tenuti molto meglio (da quello asburgico a Vienna alla torinese Venaria Reale). Poi, per carità, di sicuro di per sè non sono brutte, non dico questo, ma le condizioni di visita sono se non precarie quantomeno molto poco efficienti!

I 5 CONSIGLI SU PARIGI

) Gratis. Se siete degli studenti di meno di 25/26 anni ANDATE SUBITO a Parigi. Il perchè? Semplice: la maggior parte dei musei se non è gratis (e ripeto GRATIS) adopera delle forti riduzioni per questa fascia di persone. Stesso discorso vale anche per la metro che, nei weekend, mette a disposizione dei biglietti giornalieri CONVENIENTISSIMI. E non datemi del taccagno a caso perchè vi posso assicurare che come città è costosa come il fuoco e risparmiare qualche soldo in questi casi non è mai un male!

♣♣) Franprix. Parigi è cara e, dovunque voi andrete, vi troverete male per i prezzi eccessivamente elevati. Se poi a pranzo ti vuoi sedere da qualunque parte a mangiare in un bar all'angolo qualcosina è la fine! Il mio consiglio è quello, quando sentite un certo languorino allo stomaco, di allontanarvi a piedi di pochi passi dai grandi centri turistici, fermare un indigeno a caso e chiedergli gentilmente dove potete trovare un Franprix che è la loro catena di supermercati (da pronunciare "supermarscè Franprix"). Dentro troverete numerosi panini già fatti e succhi di frutta e altre bevande fresche: con 6€ vi fate pranzo, bibita e pure merenda (magari con delle particolari patatine al gusto di formaggio di capra che troverete solo in Francia!). Per sedervi cercate pure in giro i numerosi parchetti pubblici in cui la gente ama, nei momenti di pausa, mettersi su una panchina a prendere un po' di sole!

♣♣♣) Metropolitana. La metro di Parigi è tra le più incasinate in Europa e, quindi, con questo punto volevo spiegarvi una piccola cosa che per un bel po' non ho capito io stesso. Le linee sono 2: la M e la RER. Quest'ultima, in particolare, è quella che vi porterà anche agli aereoporti e, più che una vera propria metro, è più un treno. Ma per questo non fate come me, non cascateci come dei polli! In realtà se fate un biglietto giornaliero questo varrà ANCHE per questa RER nelle aree prestabilite, non solo per la M: fate attenzione però che, essendo treni, passano un po' più raramente.

♣♣♣♣) Belleville. La topaia in cui si stava noi era nel quartiere di Belleville, quello descritto da Pennac nel suo ciclo della famiglia Maloussen (che troverete edita da Feltrinelli) e che è storicamente sede di svariati gruppi di immigrati. Ebbene, vi dirò la verità: è il quartiere in cui mi sono sentito più a casa di tutta Parigi! Ormai è ben lontano dall'essere un posto brutto e magari anche poco sicuro e, al contrario, è frequentato da una moltitudine di giovani tranquilli che trascorrono la serata ad un bar davanti ad un buon bicchiere di vino. Che aspettate ad immergervi in quest'area così VERAMENTE parigina?

♣♣♣♣♣) Cimiteri. Tanti sono i cimiteri di Parigi che accolgono le salme di gente morta da ormai tanti anni. In ogni caso hanno tutti un'unica caratteristica comune: sono grandi e incasinatissimi. Quindi, se state cercando il luogo di sepoltura di qualche personaggio famoso non dimenticatevi di procurarvi una mappa dei siti con su segnate le posizioni delle varie tombe perchè se no potreste anche passarci le giornate senza venirne a capo! In particolare al Perè Lachaise non se ne trovano nei week end (ufficio del turismo interno chiuso) ma potrete trovare tutto quello che vi serve all'edicola appena fuori dall'uscita della metro: senza rinunciate ad addentrarvi in questo fitto reticolo di tombe che non si fanno trovare, a volte, manco con le cartine (non è vero Chopin? Nè Modigliani?)!

Bho, detto ciò mi sembra che possa bastare. Ovvio poi, questa non è mica una guida dettagliata e completa, ma una raccolta di consigli e cose varie che, se mi avessero detto prima, magari sarei stato anche più felice. Se volete sapere altro non esitate a commentare qua sotto oppure a mandarmi un messaggio privato sulla pagina fb del blog a cui risponderò più che volentieri. E mentre vi saluto per un po' con il blog (la pagina fb continua la sua attività tranquilla) vi rimando al prossimo appuntamento che sarà... verso fine settembre quando, tornato dal mio viaggio in Georgia e Armenia di un paio di settimane, avrete un altro resoconto di questa mia nuova avventura.
Vorrei concludere il tutto copincollandovi un post, con annessa foto, che ho pubblicato sulla mia pagina fb e che, spero, vi faccia riflettere. Ciao!

"Il Cavaliere dei Fiori" (1894)- Georges Rochegrosse (1859-1938).

Questo grande quadro mi ha colpito subito quando l'ho visto. Si trova in una stanza mezza abbandonata del Museo d'Orsay, quella dedicata ai pittori simbolisti stranieri (e sì che lui è francese!). A contemplatre questa meraviglia eravamo in due mentre la folla, come mosche sul miele, succhiava linfa vitale dai capolavori che tutti conoscono e che vengono considerati "belli" perchè qualcun'altro, prima di loro, li aveva giudicati tali. Non fermatevi mai di fronte alle apparenze, non pensate che quello che vi viene sempre proposto sia il meglio: esplorate voi stessi, cercate opere bellissime nascoste agli occhi della massa, non fatevi fottere dalle illusioni poste lì da qualcun altro. Questo per i quadri, per i libri, per la musica e qualunque altra cosa. Siate critici e spietati, non accontentatevi mai di ciò che avete: tutti, insieme, cercate (e cerchiamo) di migliorare noi stessi per star meglio con chi ci circonda. E, tanto che ci siete, ammirate, estasiati, con me questa bellissima e coloratissima tela!



giovedì 31 luglio 2014

"Sosteniamoci" (01): Bastogi e l'indipendenza letteraria: lotta al monopolio


Orbetello, per chi non lo sapesse, si trova in Toscana (che, anche senza essere dei geni della geografia, immagino possiate intuire che si tratti di una regione italiana. No, non è che penso che siate scemi ma non si sa mai nella vita, fidatevi...) in provincia di Grosseto. Nella parte vecchia del paese si snoda una lunga strada pedonale centrale, Corso Italia, meglio conosciuta dai locali col semplice nome di "corso" (non sempre la fantasia è alleata delle consuetudini). Se si percorre questa via partendo dalle lagune, lasciandosi alle spalle il verde Monte Argentario, e procedendo verso le vecchie porte Spagnole del XVI secolo, ricordo dell'antico Regno dei Presidi, dopo un po' che si è superata piazza Eroe dei Due Mondi che, con un piccolo busto di Garibaldi ricorda il comandante risorgimentale che da queste parti approdò coi suoi mille a far rifornimento di armi, si scorge, finalmente, un'insegna rossa verticale.

BASTOGI
Maledizione al fotografo che ha tagliato la scritta


Un'ampia vetrina piena di libri dai titoli più vari, dai più commerciali ai meno comuni (meno di una settimana fa vi vidi un'edizione integrale della Bompiani con su tutti i saggi della scuola critica di Bachtin, così, per dire), ci introduce in un mondo fatto di carta e inchiostro tra i più mirabili visti dal sottoscritto in Italia in tutta la mia, fin'ora breve, vita (anche se questo parere è condiviso pure da gente che di anni, in più dei miei, ne ha non pochi). Il locale è piccolo, su questo non si discute: la mia Feltrinelli di paese sarà grande circa il doppio ma, come avrete modo di osservare anche dalle immagini (scattate dal peggior fotografo ever, cioè io), le dimensioni contano veramente poco.




 No, su, dai, sul serio, quante volte vi è capitato di entrare in una catena di librerie tra le più commerciali con spazi ampissimi occupati da pochi scarni scaffali in cui si susseguono INTERMINABILI fila di libri tutti uguali. E non dico quel "tutti uguali" nel senso di "simili" ma letteralmente e fottutamente TUTTI UGUALI! 7 copie del "Frankenstein" della Mondadori di qui, 10 de "I Viaggi di Gulliver" della Bur di là e valanghe di "Oliver Twist" che fanno capolino tra le copertine multicolore della Feltrinelli. Non è un atteggiamento questo, per qualunque lettore anche solo minimamente consapevole della scelta che gli si pone davanti, accettabile. Ma, fortunatamente, allo stesso tempo, Librerie come quella di Bastogi esistono in cui non solo non si trova un solo volume identico all'altro ma, al contrario, sono presenti tutte le edizioni di cui avrete bisogno con un'ottimizzazione dello spazio più che efficiente. E questo, badate bene, non vuole essere uno smodato elogio a questo negozio gestito da Giorgio e Alessandro ma una vera e propria presa di posizione verso determinati gestori di librerie in Italia. Quante volte, quante, mi sono recato al bancone della Feltrinelli per ordinare qualcosa e non c'era nemmeno in catalogo. E, badate bene, non avevo chiesto "L'Orlandino" di Teofilo Folengo (introvabile, casomai qualcuno si stesse chiedendo di che sto parlando) ma le "Storie di Canterbury" di Chaucer edito dalla Oscar Mondadori e trovabile OVUNQUE e "I Masnadieri" di Schiller per cui vale lo stesso dell'opera precedente (anche se non le conoscete sappiate che sono l'ABC della letteratura Mondiale, altro che Europea!). Perché non solo queste opere stracomuni non c'erano sugli scaffali (cosa, perché no, comprensibile) ma la commessa non me le sapeva nemmeno trovare al computer: secondo lei non solo tali opere non esistevano, ma era lo stesso autore a non esser mai nato. Ora, non ti chiedo, cara commessa qualunque, una laurea in lettere moderne con 110 e lode e specializzazione in filologia romanza con tesi sulle differenze tra l'edizione del manoscritto Oxfordiano e quella critica curata da Cesare Segre della "Canzone di Orlando ("Chanson de Rolad") ma, sai, quantomeno che tu sappia scrivere Schiller giusto sul computer, nient'altro. No no, cercate di capire, è come se tu entrassi in un negozio di scarpe e volessi che ne so, delle All Star blu alte (a caso) e chi sta dietro alla cassa ti dicesse che non solo lei non ce le ha, ma che nemmeno sono mai state fatte delle calzature del genere. Dico io, voi non vi incazzereste? Sono io tanto strano che, se entro in un negozio di un genere X mi aspetto di trovare, ad attendermi al bancone, un commesso che sa anche solo un minimo di questo genere X? Ma appunto, anche in questo caso, non si sta parlando di Bastogi. Qui troverete TUTTO quello che vi serve. Come? Non c'è in negozio l'edizione completa delle lettere di Lovrecraft? Basta chiedere e, senza dare un titolo preciso a quello che stai cercando ma chiedendo solo quello a cui, in generale, sei interessato, in pochi minuti sono in grado di ordinare una delle 2 copie rimaste in Italia che arriverà in una manciata di giorni soltanto (cosa sperimentata settimana scorsa, per dire).

Quindi, riassumendo, perché voglio qui pubblicizzarvi o, meglio, consigliarvi e supportare questa libreria? 1)propone un'ottima scelta di volumi non trovabili altrove 2)personale simpatico, disponibile ma, soprattutto, Competente 3)serietà lavorativa 4)capacità, nel 2014, di sapersi rendere indipendenti da super catene che rischiano di conquistare il monopolio delle librerie in Italia.

Oh, ma io già so cosa stanno pensando i più smaliziati di voi: -Quanto ti hanno pagato per questa pubblicità spudorata?-. La risposta è semplice, cari utenti medi di internet che non vedete l'ora di gettare cascate benzina su qualsiasi possibile fiammella: Nulla. Ma nulla non perchè siano dei braccini corti o peggio ma perché IO, in primis, non voglio NULLA per poter non solo pubblicizzare ma promuovere un progetto come questo. Ovvio poi, non sono nè S. Francesco d'Assisi nè Don Chisciotte, ma preferisco, sinceramente, portarvi gratuitamente materiale e informazioni di alta qualità piuttosto che scaricarvi in faccia schifezze immonde ricevendo, in cambio, monete di cioccolato (per di più al latte che mi fa pure schifo). Mi dispiace per voi, complottisti dell'ultim'ora, ma di gente disposta a sbattersi per le proprie passioni ce n'è ancora: io e i ragazzi di Bastogi ne siamo un esempio (e non l'unico, credetemi) ma voi sapete riconoscere, tra la valanga di informazioni e iniziative che ingurgitate ogni giorno, riconoscerci?

Sono contento di aver potuto scrivere quest'articolo anche per farvi capire il settore di cui, più o meno, mi occupo e i miei gusti. Questo del "Sosteniamoci" vuole essere una sorta di primo articolo di una serie in cui vi proporrò prodotti e servizi che, a mio parere, vanno valorizzati e supportati perchè, oggettivamente, meritano di essere pubblicizzati. Poi ovvio, pure io compro alla Feltrinelli, per carità, non è un crimine, tutt'altro, in fondo si tratta di una libreria, non può essere qualcosa di malvagio, ma preferisco comunque sempre chi ci mette la faccia e le proprie capacità: quindi aspettatevi altri interventi e proposte del genere! Bastogi su FB è presente sotto forma di persona fisica e penso siano contentissimi di accettare le vostre richieste di amicizia.


Nel mentre invito, se vuole, la stessa libreria ad aggiungere qualcosa se vuole qui sotto in commento o sulla pagina FB (a cui ricordo di iscriversi subito) voglio fare un attimo il punto della situazione su cosa ci aspetta in questo agosto ricco di novità (tipo quando a fine messa i preti ricordano delle feste della parrocchia a cui nessuno va). In realtà molto poco per più motivi: io sono via e voi siete via. In particolare sabato parto e per due settimane ciccia (ma non sulla pagina), poi vedo come va la situazione: se vedo che questo pezzo, seppur breve, un po' vi ha preso qualcosa lo pubblico altrimenti ci si rivede poi a settembre inoltrato (ma dato il tempo così dilatato sicuramente qualcosina, anche se leggero, uscirà). Per il momento buone vacanze e... #cisentiamopoi!

venerdì 11 luglio 2014

Articolo a Sorpresa! Tanti auguri, buon anniversario e "La Cicciona" di Guy de Maupassant (per non parlare dell'esame...)

E... sorpresa! Non ve l'aspettavate? Nemmeno io! In realtà l'articolo di oggi a caso non è poi così tanto a caso (bhè, un po' sì) ma, in realtà lo pubblico per un'occasione... speciale! Infatti questa non è una semplice chiaccherata come sempre ma un vero e proprio regalo di compleanno che la persona interessata, forse (spero), non aveva previsto.

Tutto nacque quando, per gioco, portai a questa persona dalla Fiera del Libro di Torino un libretto intitolato "La Cicciona", un breve racconto di Guy De Maupassant (1850-1893) edito dalla casa editrice "Editori Indipendenti". Questa volta l'articolo sarà MOLTO particolare. Infatti non solo lo sto scrivendo di getto ma... non avrò nemmeno modo di ricontrollarlo più di tanto e, quindi, sarà anche PIENO di orrori grammaticali e quant'altro. Inoltre ci sono vari fattori che potranno giustificare un tale scempio di accuratezza e questi sono, nell'ordine: 1) non ho il libro con me e non posso ricontrollare dettagli vari pur avendolo letto un mesetto fa 2) lo sto scrivendo la sera per il mattino dopo, quindi manca poco poco tempo 3) oggi non è stata una giornata impegnativa, DI PIÙ (la storia dell'esame non era finta, tutt'altro! E anzi, anche se l'ho passato, se volete andarvi a vedere un breve riassunto di come sia andata digitate pure su google "big black dildo penetrates young boys' ass") 4) non conosco bene l'autore (e, quindi, è come dire che non lo conosco affatto) 5) non ho mai approfondito più di tanto la corrente che stiamo per affrontare, ovvero il realismo di fine 1800 (anche se non è che non so un cazzo, eh...). E, quindi, se anche con queste magnifiche premesse avrete voglia di mettervi a leggere, bhè... tanto di cappello! Per chi capitasse qui per la prima volta (sì, dispiace anche a me...) non si scandalizzi, non lavoro MAI così, questa è l'eccezione che conferma la regola! Tanto che ci sono vi invito, tutti quanti, ancora una volta, a passare dalla mia pagina facebook a mettere mi piace e controllare le stronzate che posto ogni giorno, sia mai che vi divertano o incuriosiscano ogni tanto!
Ed ecco il nostro Guy de Maupassant di cui so solo il nome e le date di nascita e di morte perchè beceramente copiate da Wikipedia come se non ci fosse un domani


Il racconto è veramente facile e scorrevole nonchè corto in una maniera quasi imbarazzante (cazzo Guy, potevi impegnarti un po' di più, no?) e, quindi, se lo trovate vi consiglio di acquistarlo immediatamente, ne rimarrete soddisfatti! Tuttavia non posso nemmeno pretendere che voi tutti compriate qualcosa che vi può intrattenere solo per un pomeriggio scarso, è più che comprensibile. Ed ecco che, quindi, a tal proposito, ho deciso di raccontarvi la trama per sommi capi con tanto di finale: ovviamente il mio modo di esprimermi non è nemmeno minimamente comparabile con quello dell'autore originario che è un genio della letteratura mondiale. Quindi anche se decideste di leggere qua quel che accade nell'opera... non rimarrete affatto delusi dalla lucida e toccante penna di uno dei più grandi autori della letteratura mondale se mai trovaste questo libro tra gli scaffali della vostra libreria di fiducia: a voi la scelta!


La traduzione del titolo originale francese, sarebbe in realtà, "La Palletta di Sego" a indicare l'aspetto (e l'atteggiamento) esagerato di questa prostituta di una pacifica cittadina francese invasa dai soldati prussiani: la Cicciona, appunto (chiamo ogni personaggio con il loro tratto distintivo non potendo consultare il loro nome). Ed è appunto, come accennato prima, in una sera d'inverno qualunque del 1800 (non ricordo il periodo preciso) che le truppe prussiane occupano una cittadina (maledizione non ricordo quale) francese non troppo lontana dal confine (maledizione, come cazzo mi chiamavo...?). I cittadini, loro malgrado, sono costretti a convivere con gli invasori e devono subire anche le loro prepotenze senza poter fiatare. In tutto questo 10 persone chiedono alle autorità militari prussiane di poter fare un piccolo viaggio di due giorni verso una cittadina non troppo distante per svariati motivi loro. Abbiamo, nel gruppo, 3 famiglie di Nobili-Borghesi, un Rivoluzionario Democratico, due Suore e la nostra Cicciona, prostituta di professione. Tutti i personaggi di questa buffa compagnia sono caratterizzati in ogni loro aspetto, fisico e morale, in maniera caricaturale mettendo in evidenza i difetti, sia fisici sia morali, di ciascuna classe sociale: così i Nobili-Borghesi saranno o grassi e antipatici o magri, grigi, tristi e bigotti, il Rivoluzionario dalla rossa barba appuntita avrà sempre in bocca belle parole di pace e fratellanza ma non perde occasione per lodarsi, le Suore eccessivamente consumate se ne staranno sempre sulle loro e non parleranno se non per criticare i comportamenti inadeguati alla morale di qualche malcapitato e la prostituta Cicciona, così espansiva fisicamente, lo sarà anche moralmente e sentimentalmente, pronta a far esplodere i suoi pensieri in faccia alla gente (e presto capirete quello che intendo). Tutte le classi sociali sono messe alla berlina, tutte sono dileggiate, tutte ridicolizzate: bersaglio della satira non sono le classificazioni sociali in sè ma l'umanità tutta, così imperfetta ma, allo stesso tempo, così superba. Non vi è, nell'opera, a conti fatti, un solo personaggio positivo e questa è, secondo me, la grande, GRANDISSIMA forza di questo racconto. Ma torniamo a dove eravamo rimasti!

Avevamo lasciato i nostri 10 protagonisti tutti sulla stessa carrozza in viaggio verso questa località a cui tenevano giungere il prima possibile. La strana compagnia partì in piena notte per la campagna ricoperta di neve e ghiacci. Ovviamente tutti, a parte il Rivoluzionario, sono indispettiti e guardano male la Cicciona in quanto, come già detto, è una nota prostituta. Il viaggio, però, si rivela più difficoltoso del previsto e il mezzo di trasporto procede a rilento e con grandi sforzi: così la compagnia, che sperava di arrivare presto al paese che si doveva trovare in mezzo per poter metter qualcosa sotto i denti, si ritrova a bocca asciutta. Vi è mai capitato tipo di partire in mezzo alla notte e di sentire, nello stomaco, quel vuoto cosmico quasi doloroso che, come un buco nero, cerca di divorare le vostre stesse budella? Quella fame atavica tanto che vi stronca che quasi non riuscite a muovervi? Bene, questo è quello che provavano tutti quando videro un evento straordinario svolgersi davanti a loro: la Cicciona, come se nulla fosse, sfilò via un cesto pieno zeppo di cibi succulenti da ogni tipo da sotto al suo sedile. La prostituta, dopo aver condiviso parte del suo cibo con le Suore, iniziò a rimpinzarsi come se nulla fosse. Tutti, dopo aver fatto un'espressione simile a quella del gatto con gli stivali nel secondo film di Shrek (evito di mettervi l'immagine, la conoscete, dai!), abbassarono la testa e chiesero umilmente un po' di cibo che la Cicciona, per nulla scandalizzata, subito condivise: e fu così che una povera prostituta, nell'arco di poche ore, divenne l'anima del gruppo e subito strinse amicizia con tutti quanti, Nobili compresi (a quanto può arrivare l'ipocrisia umana!). Dopo qualche ora di felici chiacchere la carrozza arrivò, finalmente, al paese di mezzo prima della loro destinazione finale. Ed è qui, che dopo un così piacevole viaggio, iniziarono ad arrivare le prime grane: infatti il generale Prussiano che faceva la posta non voleva assolutamente farli proseguire. Mentre i 10 alloggiavano nella taverna dove anche costui risiedeva cercarono di convincerlo in ogni modo, ma niente, non si riusciva ad avere il suo ok! Un sera, finalmente, dopo cena, fece chiamare nella sua camera la Cicciona che, dopo non troppo tempo, tornò in lacrime dall'incazzatura. Tutti le chiesero che cosa non andasse, se avesse scoperto qualcosa, ma NULLA, la prostituta non volle parlare anche se, dopo non troppo tempo, il motivo di tanto disagio fu chiaro: il generale Prussiano non li avrebbe fatti andar via finchè la Cicciona, che strenuamente resisteva trattandosi di un nemico di guerra, non si fosse concessa a lui. Se all'inizio tutti ammirarono il suo comportamento valoroso poco dopo il sentimento si trasformò dapprima in risentimento per poi sfociare in odio. Tutti e 9, dalle Suore al Rivoluzionario, biasimavano la troppa testardaggine della Cicciona che si infuriava, dando in estreme manifestazioni di escandescenza, ogni volta che la stessa scena della chiamata si ripeteva ogni sera. Anche lo stesso Rivoluzionario la odiava, se non con maggior impeto degli altri: infatti la nostra eroina si era rifiutata di concedersi a lui dal momento che si trovavano in uno stato di guerra e la sua stanza si trovava proprio accanto a quella dell'ufficiale Prussiano (che smacco per il giovane troppo convinto del suo fascino da ribelle). Alla fine, dopo numerosi discorsi su nobili eroine che si erano sacrificate ed imprecazioni, la Cicciona fu costretta a concedersi e, mentre l'atto si stava consumando tristemente, tutti festeggiarono come se non ci fosse un domani bevendo più del dovuto, sbeffeggiando l'assente e, infine, imitandola ciascuno nelle proprie camere da letto con la propria consorte. Il mattino dopo, al momento della tanta agognata partenza, nessuno le rivolse la parola nemmeno per un saluto, considerandola "sporca" per quel che aveva fatto la sera precedente. Il racconto si chiude con una delle scene più commoventi per come la crudeltà degli uomini è messa in risalto: si presenta, infatti, una situazione molto simile a quella dell'andata ma al rovescio; tutti hanno qualcosa da mangiare per il viaggio tranne la Cicciona che, piangendo, guarda gli altri rimpinzarsi alla faccia sua senza offrirle niente. Tristi? No? Siete delle persone orribili!

Questo racconto appartiene al genere del realismo, una corrente che soprattutto nella seconda metà del 1800 si radicò con successo. Non si volevano raccontare banali avvenimenti di tutti i giorni ma l'intento era di mettere in risalto le reazioni dei personaggi. Nessuno può dire che quello de "La Cicciona" sia un racconto REALISTICO in senso stretto ma, per via della precisione con cui sono raffigurate le relazioni tra i vari personaggi, è REALISTA. Quindi, stando a questa definizione, anche un racconto fantasy può essere realista in quanto il fulcro di tutto non è la vicenda in sè. D'altra parte quelli sono anche anni in cui si sviluppa un nuovo approccio alla scienza tutto basato sull'osservazione e in cui si crede che tutto possa essere analizzato, anche l'uomo e le sue emozioni: era la nascita della sociologia, della psicologia e, più avanti, della psicanalisi resa famosa grazie alla figura di Freud.


E quindi, per stavolta è tutto. So che non è il miglior pezzo mai scritto (alla fine è quasi tutto un gigantesco riassunto) ma i tratti fondamentali li sapete, non c'è da perdersi troppo in dettagli inutili, siamo sinceri! Il vero motivo di queste righe è per fare non solo tanti auguri per i 19 anni di una persona a me cara (LA più cara) ma, anche, per ricordare un avvenimento che cambiò le nostre vite ormai più di 3 anni e un mese fa (che cos'è? Mha, chissà...)!Spero ti sia piaciuto questo "biglietto di auguri" (inteso in ogni senso) e ti lascio con questa canzone secondo me... significativa! Per tutti gli altri buona estate e, per chi mi segue su facebook, ci vediamo ogni giorno per curiosità sempre nuove, dipinti mozzafiato e altre amenità!



venerdì 4 luglio 2014

Comunicazioni di servizio: Vlog, Vacanze e Collaborazioni

E ciao a tutti quanti e benvenuti a queste informazioni di servizio molto improvvisate (quindi mi scuso in anticipo per possibili orrori e ripetizioni). Perchè fare questo vlog così molto casuale (ed anche un po' casuario) in questo venerdì pomeriggio?
Tutto ciò è molto casuario
Innanzitutto la prima, triste, novità: domani niente articolo! Eggià, vi immagino proprio abbattuti! Comuqnue la ragione di questa mancanza è presto spiegata e, spero, giustificata. Sta per iniziare, qua sul blog, una serie di articoli che potrebbero vedere la collaborazione di terzi che devono prestare un loro piccolo lavoro. Il fatto è che questi "terzi" sono dei "grandi terzi" ovvero persone (o associazioni) che hanno moli impegni sicuramente più importanti di una collaborazione qua sopra e, quindi, bisogna aspettare prima che mi rispondano. Che fare quindi? Niente, nel frattempo non ci rimane che aspettare una risposta ma, vi assicuro, ne varrà assolutamente la pena! Quindi, non appena arriva questa risposta pubblicherò l'articolo e niente, vedremo!

Poi, discorso vacanze! Io sarò via prima da sabato 19 a domenica 27 per ripartire poi il 2 e tornare il 10 ma senza aver sottomano il pc per una o due settimane. Questo vuol dire che, a parte magari qualche cosa di breve e, sicuramente, un resoconto di viaggio all'estero, per gli articoli dovrete aspettare il 23 di agosto! Tristi? No? Vi capisco! In ogni caso non temete, qualcosa nel mezzo penso di pubblicarlo comunque e sabato prossimo voglio far uscire qualcosa. In ogni caso, anche se non pubblicherò niente al livello di articoli, la mia pagina facebook rimane aperta e attiva: ricordatevi infatti di  fare un salto e a iscriversi per rimanere aggiornati dato che, ogni giorno, pubblico qualche cosa (da curiosità su varie robe a altro materiale di avria natura). Quindi, venite a trovarmi là dove saprete anche gli sviluppi di questa collaborazione, aspettatevi un articolo appena possibile e... BUONE VACANZE A  TUTTI!

domenica 29 giugno 2014

Collana "Piccole Opere di Grandi Autori" (1): "L' Odalisca" e "Il Cavaliere di Aigremont" (ovvero "Storia dell'Anello che fa Indurire e Allungare il C....") di Voltaire

Ed eccoci al solito, abituale, appuntamento anche se in ritardo di un giorno! L'ultimo, oltretutto, di questo scoppiettante (???) giugno. Fra poco arriveranno le prime vere e proprie vacanze e, quindi, la pubblicazione degli articoli avrà qualche sbalzo ma di questo ve ne parlerò un'altra volta con più calma. Intanto, siete passati a trovarmi su Facebook? No? Male, malissimo! Infatti è da una settimana circa che ho aperto la mia pagina ufficiale in cui vi invito a passare per dare un'occhiata (ma poi chiudete subito, eh, che se no mi diventate ciechi). La dicitura, in alto, sotto il nome, recita "comunità" e, vi posso assicurare, non è un caso. Quello che voglio infatti creare è una vera e propria comunità di discussione e dibattito di argomenti vari perché, come sempre vi dico e MAI vi stancherò di ripetere, io non sono qua per indottrinarvi ma per crescere INSIEME: voi con gli articoli e io coi commenti, con il feedback, positivo o negativo che sia, non ha importanza. Quindi, se avete voglia o tempo passate e, magari dopo aver lasciato un molto simbolico "mi piace" (odio questa procedura, sul serio, e non mi premerebbe nemmeno ricordarvela se non fosse per il fatto che così la pagina acquista più visibilità da parte di un pubblico sempre maggiore aumentando, di conseguenza, interattività), commentate, esprimete il vostro parere e fatevi sentire senza esitazione! Quindi appunto, vi aspetto numerosi!

 E oggi iniziamo pure una nuova rubrica! Come potete capire anche voi dal titolo si tratta di piccole opere minori di grandi autori che, spesso e volentieri, vengono trascurate e disdegnate. Se vogliamo già l'"Apokolokyntosis" di Seneca può essere considerata tale così come la "Matilda" di Mary Shelley (per fortuna in questo caso). Quindi capirete anche voi perché questi articoli potrebbero essere un po' più brevi del solito ma, non per questo, meno affascinanti.

Oggi si inizia con due opere di Voltaire (tutto quel che avete bisogno per conoscere l'autore qualora vi fosse nuovo lo trovate qui) che spesso vengono quasi volutamente ignorate (e presto capirete il perché). Ma partiamo subito con la più importante, ovvero "L'Odalisca" del 1779, anno in cui appare ancora anonima e in forma semi-clandestina. Il nome di Voltaire apparirà solo nel 1796 dopo la sua morte e i critici hanno spesso considerato l'opera spuria (ovvero non scritta dalla persona da cui è firmata). Effettivamente, può sembrare strano a prima vista che un vecchio filosofo di 81 anni (Voltaire è del 1894 quindi fate un po' voi i conti) scriva un'operetta erotica di scarso valore morale e contenutistico ma, se si analizza un attimo il contesto, non ci sarà difficile convincerci del contrario. Come sappiamo la produzione del filosofo è ampia e quasi sterminata toccando più o meno tutti i generi e, quindi, è plausibile che a maggior ragione si sia cimentato anche con questo genere "basso" di moda al tempo. Infatti, come già ho avuto modo di dire se non sbaglio, molte grandi menti hanno composto operette erotiche come anche il famoso Diderot che, da giovane, scrisse i "Gioielli Indiscreti", un romanzetto composto, come vuole la molto poco credibile leggenda, in soli 15 giorni (e di cui vi potrei parlare un giorno non appena avrò modo di approfondire l'autore). Storiella stupida questa, vero, ma ci fa capire come questi testi fossero composti quasi per scherzo e non volessero altro intento se non rappresentare in modo satirico la società dei nobili che se ne stava tra agi e lussi chiusa a Versailles. Infatti sia la corte del re del Congo in Diderot che l'harem del sultano di Voltaire sono una rappresentazione satirica di un ambiente odiato e disprezzato da una nuova borghesia illuminata che discuteva nei caffè (su tutte queste cose belle andate a rileggervi il mio primo articolo su Voltaire che trovate sempre qui). Quindi, insomma, non deve stupirci che lo stesso autore del "Candido" e di "Micromegas" abbia potuto comporre un testo così spinto considerando anche che, come critica alla religione cristiana, qualche anno prima aveva composto "La Vergine di Orleans", una parodia dei poemi cavallereschi (che sto cercando di procurarmi in ogni modo) in cui Giovanna d'Arco perde la verginità con un asino. Ovviamente Voltaire cercò di aggiustare il tiro diffondendo una versione censurata ma, ormai, l'originale era diventato virale e si diffondeva a macchia d'olio in tutta Francia. Quindi, traendo le nostre conclusioni, l'"Odalisca" potrebbe averla benissimo scritta lui, ci sarebbero tutte le premesse e motivazioni. Anche lo stile, seppur abbastanza comune in tutto il '700, pare essere il suo ma, in ogni caso, di prove certe non se ne ha.
"L'Odalisca" ha pure delle sue stampe ma, pare, su Google queste non sono ancora state importate e dunque ciccia, non le vedrete nemmeno per l'opera dopo.
MAI UNA GIOIA


Ah, e la trama dite? In realtà non è quel granchè, parla di questa ragazza che, tra un intrigo amoroso con qualche eunuco e simili e l'altro, entra a far parte dell' harem del sultano in persona che la inizia alle arti erotiche. Già, nulla di che, però è un FOTTUTO RACCONTO EROTICO SCRITTO DA VOLTAIRE, solo per questo è un "must have" della vostra libreria! Senza contare che, comunque, è scritto molto bene.

L'altra opera di cui vi voglio parlare si intitola "Il Cavaliere di Aigremont" ovvero "Storia Dell'Anello che fa Indurire e Allungare il C..." (e la censura non è mia ma è proprio il titolo così). Sì, avete capito bene, ci troviamo di fronte a una di quelle opere fini e dagli alti contenuti morali tipiche del 1700 proprio. Questo breve e divertentissimo CAPOLAVORO non è mai stato pubblicato mentre Voltaire era in vita ma fu, solo successivamente, ritrovato tra le carte dell'autore con la firma di Abbè Bazin, uno pseudonimo da lui già usato (come, del resto, era lo stesso "Voltaire"). Per vostra fortuna il racconto rientra in uno di quei rari casi di "opera talmente bella e divertente che, se raccontata, non vale la pena di leggere" e, quindi, non mi starò a dilungare troppo sulla trama che, del resto, è molto simile a quella di un qualunque gioco di Super Mario: un eroe prende, va, salva la principessa e fine. Ovviamente tutte le avventure/disavventure comiche del personaggio ruotano intorno a questo anello magico che, se indossato, ogni volta che vien fatto il segno della croce aggiunge un tot di centimetri al cazzo (tanto per usare la stessa espressione di Voltaire così se è volgare lui non vi potete lamentare): immaginatevi che succede quando l'oggetto magico capita tra le mani di un prete che, passando per un villaggio, benedice i passanti! Quindi, appunto, LEGGETE questo racconto che, nella mia edizione, dura solo 19 pagine compresi i disegni vari: il vostro cervello potrà reggere mai a cotanto sforzo?
La copertina dell'edizione italiana che ho letto io ma non per questo, l'unica


Sia l' "Odalisca" sia "Il Cavaliere di Aigremont" li potete trovare in una simpatica (perché sorride sempre ciao) edizione della Coniglio Editore a soli 12€ che, vi posso assicurare, sono spesi benissimo! Come accennato, quest'articolo è venuto un po' corto anche perché, come già vi ho detto, sono opere da leggere e non da raccontare e la loro contestualizzazione l'ho già fatta anche altre volte. So anche che come articolo è un po' "mhe" ma, insomma, di appigli non è che ce ne fossero tantissimi e, quindi, niente per questa travagliata settimana è andata così!


Quindi, dato che ci avanza tempo, vi pongo una piccola questione. Non settimana prossima ma quella ancora dopo avrò un esame (il 10 per la precisione) e, quindi, in quel periodo sarò un po' stanco/impegnato e non mi potrò dedicare a chissà quali profondi progetti. Pertanto non sabato prossimo ma quello dopo pensavo di pubblicare un articolo su un film, primo di una trilogia che voglio affrontare, di cui ho già pronta una scaletta generale e che, pertanto, non mi richiede troppo sforzo. Quindi, che fare invece questo sabato? Come sempre, di cose da dirvi ce ne sono e pure tante ma voglio sentire la vostra opinione: voi proponetemi QUALUNQUE COSA e, se fattibile e soprattutto se mi stuzzicherà, avrete il vostro articolo! Quindi, per chiudere, aspetto i vostri commenti sia qua sotto (dove CHIUNQUE può scrivere, lo ricordo) oppure sulla mia pagina Facebook dove, vi ricordo, vi invito a mettere mi piace così da avere continui aggiornamenti e materiale extra che pubblico quotidianamente! Per il resto, per chi di voi parte, buone vacanze!

sabato 21 giugno 2014

Collana "Tra Cinema e Letteratura" (1): "300" di Sneyder-Miller e le "Storie" Erodoto: quando il film è attendibile ma non sembra.

E buongiorno a tutti quanti ancora una volta! Oggi, come già vi avevo accennato, voglio parlarvi di "300", il film del 2007 girato da Zack Snyder basato sull'omonima graphic novel di Miller il quale, a sua volta, ha tratto il racconto dalle "Storie" di Erodoto (484 a.C. - 425 a.C.), il primo vero storico greco che ha prima narrato e poi scritto le gesta di generazioni di uomini vissuti prima di lui. E sì, siamo solo all'inizio e già ci ho ficcato una bella frase di cinque righe: OTTIMO! Ma, prima di venire al dunque andando a vedere analogie e differenze tra la pellicola e i fatti come si sono svolti introducendo almeno un minimo il nostro storiografo, vi devo comunicare una piccola cosa. L'altro giorno, giovedì, in preda a convulsioni causate da una massiccia dose di gelato ho deciso di creare una pagina facebook del blog. La verità è che da un mese a questa parte sto assistendo ad una crescita esponenziale delle visualizzazioni: figuratevi che il giorno in cui ne ho avute di meno erano comunque una decina il 6 di questo mese che sì, dette così non sembrano tante, ma rispetto alle 2 o 3 che ricevevo prima sono molte di più e la cosa non può che farmi un enorme piacere considerando che siamo arrivati a una ventina abbondante ogni giorno. Ed è così che, anche per festeggiare il post n.30, vi invito a farci un salto e a farvi sentire: commentate, esprimete un'opinione libera perché il mio è un lavoro di CONDIVISIONE e non di indottrinamento, cresciamo insieme io e voi! Ed è per questo appunto che più che il classico "mi piace" canonico (che comunque vi invito ad apporre qualora ne abbiate voglia) vi chiedo un pensiero, una riflessione o anche solo un consiglio tecnico, stilistico o pratico: TUTTO è ben accetto, TUTTO è letto integralmente da me, TUTTO è apprezzato, anche gli insulti (quelli magari un po' meno...)! Questo richiede un piccolo sforzo da parte vostra, ma genera una GRANDE soddisfazione per me! vi lascio subito qui il link e ve lo metto pure a fondo pagina, così non potete sbagliare! E ora iniziamo!

Già in numerosi articoli ho accennato a chi fossero i logografi come Ecateo di Mileto e, qualora voleste approfondire, non dovete far altro che andare a fine articolo e cliccare il tag "logografo" e vi uscirà tutta una serie di brani al riguardo. Altrimenti, per semplificare, vi basti sapere che erano uomini vissuti nell'antica Grecia che prendevano, andavano in luoghi lontani, tornavano, raccontavano alla gente quello che avevano visto di bello e poi lo scrivevano. Il problema è che molti le cose straordinarie di cui dicevano di essere stati testimoni se le inventavano di sana pianta standosene seduti a casa e non si conta il numero straordinario di stronzate sparate da certi autori (uomini senza testa e con la faccia sul busto, per intenderci).
E comunque sì, c'era gente che ci credeva
Però, in tutto questo marasma generale, qualcuno iniziò a usare un po' di metodo e a darsi degli obbiettivi. Tra questi vi fu, appunto, Ecateo di Mileto il quale cercò per primo di dare una spiegazione razionale e sensata dei vari miti (ma quanto non era avanti quest'uomo così tanti secoli fa quando, ancora adesso, c'è gente che crede ciecamente a ogni stronzata religiosa che gli viene detta? E non mi sto riferendo tanto, anche se in parte, alla religione cristiana quanto alle opere di certi santoni che speculano sui difetti e le debolezze della povera gente. Ma anche di questo i Greci, e Luciano in particolare, hanno parlato e a noi non resta che approfondire un'altra volta il tema che sta parentesi tonda si sta facendo un po' tanto troppo ampia) anche se, qualche stronzata, diciamo che pure lui l'ha detta. Ecco, un po' più innovativo ancora di Ecateo è stato proprio il nostro Erodoto che è si è sbattuto per andare in giro per l'Asia di persona personalmente dandoci le varie informazioni dividendole in cose che aveva sentito dire o aveva visto (cosa non fatta dagli altri) e dicendoci cosa, anche secondo lui, erano puttanate e cosa, invece, era attendibile. In particolare egli ci narra dell'impero Persiano per 4 generazioni (non nel senso che ci mette tanto, era riferito alla famiglia reale) e, condendo il tutto con racconti di popoli lontani, delle due "Guerre Persiane" che si svolsero appena prima che egli nascesse (no, nella seconda nessun re coi baffetti casomai vi sembrasse di averla già sentita sta storia dei due conflitti uno vicino all'altro di portata mondiale). In particolare la battaglia delle Termopili in cui Leonida perse la vita si è svolta durante la seconda nel 480 a.C. ed è stato il primo dei tre grandi scontri che videro a confronto Greci e barbari guidati da quella drag queen di Serse (le altre sono la battaglia navale di Salamina con Temistocle prima e quella di Platea dopo). Questo basti per introdurre, così in via proprio generale generale, l'autore.



Dunque, premetto che io ho visto solo il film di "300" e non ho letto la graphic novel di Miller (ma presumo che le due opere siano abbastanza affini facendo conto che lui stesso ha dato una mano nella regia per la creazione di questa pellicola). Quindi, io qui parlo del film come se tutti lo aveste visto, non sto a ripetervi la trama che, in ogni caso, non è delle più complesse e, per quello, ci sta già Wikipedia che è sicuramente scritta meglio di questo articolo. Il film, anche se può non sembrare, è particolarmente fedele alla storia originale, molto più di quanto non mi aspettassi! Innanzitutto il regime di guerra che vigeva perennemente a Sparta è reso assai bene: se si guarda anche alla storia della letteratura o del pensiero in generale nessuno, o quasi, è mai venuto da Sparta se non guerrieri famosi. Qui tutti gli uomini che erano considerati cittadini svolgevano l'attività di guerrieri e, se alla nascita sembravi troppo debole e smunto (poi in base a quali criteri non si sa), allora per davvero, come nel film, ti buttavano giù da una rupe a marcire coi cadaveri di quelli che, prima di te, avevano incontrato la stessa sorte. Anche l'addestramento dei ragazzi era molto duro e, sotto certi aspetti, è stato ripreso dalla società di Roma soprattutto durante il periodo arcaico ma anche successivamente: il cittadino Romano doveva essere fiero di essere un guerriero, puro di spirito e pronto a battersi fino all'ultimo! Anche le donne, come a Sparta così a Roma, erano partecipi di questo patriottismo esasperato e loro stesse, convinte dall'atmosfera che le circondava, credevano sì di essere inferiori all'uomo ma, proprio per questo, avevano qualche minima libertà in più inculcando questo concetto anche ai figli. Sul versante omosessualità la pederastia era ampiamente praticata ma, per un approfondimento ulteriore, vi rimando al mio articolo sull'omosessualità nell'antica Grecia in cui espongo bene i meccanismi con cui accadeva l'inchiappettamento la cosa. Ed è assolutamente vero il rituale di abbandono nelle campagne del ragazzino affinchè, imparando a sopravvivere da solo, diventasse un vero uomo. Non solo, ma ho accennato prima al fatto che i soli cittadini del centro urbano di Sparta dovessero seguire questo destino. Dovete sapere, infatti, che essi si consideravano superiori a tutti gli altri abitanti della loro regione perchè discendenti dei Dori, una popolazione nomade che abitava un tempo a nord della Grecia e che, in seguito, era scesa e aveva conquistato un po' di città tra cui Micene che cedette il titolo di "capitale della regione" a Sparta. Quindi, non è difficile capire perchè gli Spartani, anche se a distanza di secoli, si sentissero superiori agli altri contadini (detti Iloti) che vivevano nelle campagne circostanti da molto più tempo.
Allora siete mejo voi!
Infatti i ragazzini, appunto lasciati a sopravvivere all'aperto, avevano il diritto e il potere di assalire questi Iloti uccidendoli e depredandoli dei loro averi: ah, che mondo tranquillo e pacifico quello dell'antica Grecia, veramente una meraviglia!

Quindi, insomma, l'atmosfera ci sta tutta! Ma ora veniamo all'arrivo degli ambasciatori persiani. Essi, tutti agghindati alla moda genericamente orientaleggiante (più o meno accurata questa, non so dirvi nel dettaglio se non che i copricapi tipo di tessuto morbido chiamate tiare erano effettivamente assegnate ai veri generali come si vedrà anche per Efialte in seguito) vengono a chiedere "terra e acqua" per il loro re. Può sembrare una stronzata ma, in realtà, questo accadeva realmente in ogni città in cui essi arrivavano a chiedere alleati: l'acqua e la terra erano simboli di sottomissione totale, sia civile che militare. E poi, LA SCENA, quella più famosa, epica e presa in giro di tutto il film: il famoso calcio agli ambasciatori nel vuoto all'urlo di "Questa è SPARTA!" (che non so perchè ma Blogger non me la fa mettere qui e quindi sta sopra e niente, ce la facciamo andare bene così). Ebbene, Erodoto ci dice che questa scena si è veramente svolta (magari l'urlo non è stato proprio quello, eh, ma ci siamo capiti)! Infatti pare che sia a Sparta sia a Tebe (se non sbaglio o comunque era un'altra città simile) gli ambasciatori siano stati veramente scaraventati giù da un pozzo molto profondo proprio come nel film. Questa è stata, in assoluto, la somiglianza che mi ha lasciato più sconcertato: uno pensa che sia la solita cagata hollywoodiana e invece il film ti stupisce proponendoti un evento realmente accaduto con tratti epici che caricano ancor più di significato la scena. Ed è questo uno dei motivi, se non il principale, del mio articolo di oggi: volendo un film o anche un fumetto POSSONO riprodurre fedelmente la storia/trama di un libro anche senza stravolgerla come è successo ormai fin TROPPO spesso.

Ma passiamo a parlare del nostro protagonista: Leonida lo Spartano. Questo re (erano due che comandavano insieme a un'assemblea di anziani a Sparta) viene descritto molto sommariamente da Erodoto per quanto riguarda l'aspetto ma, in compenso, ci cita tutta la serie di suoi antenati, in puro stile Aldo Giovanni e Giacomo, fino ad arrivare al mitico Eracle per far vedere che lui è bravo:

<<[204] Ognuno di costoro aveva poi altri comandanti, città per città, ma quello che era più ammirato e che guidava tutto l'esercito era lo spartano Leonida, figlio di Anassandrida figlio di Leone figlio di Euricratide figlio di Anassandro figlio di Euricrate figlio di Polidoro figlio di Alcamene figlio di Telecle figlio di Archelao figlio di Egesilao figlio di Dorisso figlio di Leobote figlio di Echestrato figlio di Egis figlio di Euristene figlio di Aristodemo figlio di Aristomaco figlio di Cleodeo figlio di Eracle.>>

Comunque è Leonida che, appunto, decide di marciare fino alle Termopili con 300 uomini. Ma aspetta aspetta, perchè solo 300 uomini? E 'ste Termopili dove stanno? Allora, qua bisogna fare un paio di precisazioni. Gli uomini Spartani presenti alle Termopili erano effettivamente soli 300 (ma in tre righe quante volte non ho detto "300", "Termopili" e "uomini"? Benvenuto itagliano...)  perchè questi erano detti "cavalieri" e facevano parte di un gruppo a numero fisso che seguiva uno dei due re quando questi si spostava. In realtà in città rimanevano ancora 8000 soldati, quindi era ben protetta. Poi, ci sono dei problemi al livello di spazi ma, soprattutto, di tempi.

Vedete nella cartina le Termopili dove sono? Sparta non è indicata perchè si trova a sud, fuori cartina, in quella specie di penisola grande grande di cui si vede solo la testa diciamo. No, perchè nel film sembra quasi che vedano le Termopili dalla finestra e che la battaglia si sia svolta nel giardino sul retro sotto casa! E quindi, come potete immaginare, non è che il giorno dopo l'arrivo dei Persiani siano andati a combattere ma, anzi, se non sbaglio, è passato come MINIMO un mese.

Ma vabbè, arriviamo al momento della battaglia proprio. C'è da dire che a difendere il passato non erano solo gli Spartani ma anche altri numerosi guerrieri (e no, non solo quelli con a capo il pelato, ce n'erano molti di più). Però bisogna dire la verità, cioè che a un certo punto, quando la situazione si era fatta critica, Leonida che era a capo di tutti congedò le altre truppe e rimase là a combattere da solo con i suoi e quindi sì, diciamo che un qualcosa in più l'ha fatto rispetto agli altri. I Persiani, quanti erano in realtà? Erodoto la spara grande arrivando a calcolare cinque milioncini di persone raddoppiando il calcolo già errato che aveva fatto (non vale contare le gambe). In realtà gli storici moderni parlano di un numero imprecisato tra i 300mila e i 500mila che, comunque, pochi non sono. Tra i barbari vi era effettivamente un gruppo scelto di soldati chiamati gli "immortali" come nel film perchè, un po' come i 300 cavalieri di Sparta, facevano parte di un gruppo a numero fisso in cui morto uno veniva subito sostituito (e no, non dovevano essere per forza sfigurati per entrare a far parte del gruppo). Certo, nel film vi sono uomini giganteschi bruttissimi, cosi ciccionerrimi con delle lame al posto delle mani (che tipo penso siano eunuchi ma non so) e tipi che lanciano bombe e queste sì, sono evidenti esagerazioni, però bisogna anche tenere conto che l'impero Persiano era grandissimo, tipo tutto l'Egitto, la Turchia, la Siria, la Giordania, il Libano, Israele, l'Iraq e l'Iran più altre regioni quindi hai detto nulla.
Di certo non stavano stretti!
E dunque è possibile che, in un territorio così vasto e con un esercito così folto, ci fossero dei fenomeni da baraccone che possono aver stupito i Greci ma, sicuramente, non del calibro di quelli visti nel film. Dei soldati Spartani qualcuno è ricordato da Erodoto e sembra coincidere con quelli che si vedono anche nel film ma non sono ancora così malato da controllare che i nomi coincidano. Invece è confermata la figura di Efialte che, in Erodoto, non è uno storpio dallo sguardo cattivo ma un semplice pastore corrotto, senza storie di onori o altro. Il buon Serse, oltretutto, non era considerato una vera e propria divinità immortale come nel film in quanto la religione Persiana, basata sulle conoscenze di Zoroastro (Zarathrusta per tutti gli amanti di Nietzche) prevedeva divinità immateriali che rappresentassero dei concetti presenti anche in natura, non divinità assolute scese in Terra (ma non per questo l'ammirazione per il regnante era minore di quella mostrata nel film). Lo stesso carro/baldacchino tipo di oro portato sul groppone dagli schiavi pare esistesse e fosse dedicato a Zeus e nemmeno lo stesso Serse osò mai salirvici anche se se lo portò dietro tutto il tempo (l'utilità? bhe, di certo faceva scena): venne poi abbandonato quando i Persiani, dopo le varie sconfitte, se ne tornarono con la coda tra le gambe a casa. Anche la morte di Leonida è stata resa bene, così sepolto tra le frecce anche se, a dire il vero, il nemico non lo trattò poi tanto bene dopo la morte: il re barbaro ordinò infatti che il suo cadavere, dopo essere stato decapitato, fosse pure crocifisso in bella mostra (e una pisciatina sopra tanto che c'eri non ce la potevi fare?). Finita la battagli poi Serse, per dare coraggio alle truppe che dovevano raggiungerli, fece seppellire tutti i suoi uomini nascondendo i cadaveri accuratamente tranne pochi e lasciando ben esposti quelli dei Greci così che tutti credessero che le perdite del suo esercito fossero veramente poche: peccato che la gente non sia scema e nessuno ci credette ma fece finta di nulla (non volevano dare un dispiacere troppo grande a Serse che se no poi ci rimaneva male).


Bene, pensavo di avere molto più tempo per parlare del confronto in generale tra film e letteratura ma vedo che il tempo e lo spazio sono finiti e, quindi, ci tocca rimandare! Ho saltato qua e là qualche dettaglio (tipo Leonida che dice <<Stasera ceneremo all'Inferno>> sia nel film sia in un passo di Erodoto) ma, appunto, questa pellicola non me la sono studiata prendendo appunti e confrontandola passo per passo con l'originale. In ogni caso, come avrete capito, il film è molto valido e, per quanto riguarda le inesattezze storiche, state attenti a certi critici pronti a svenarsi se non è stato riprodotto tutto fedelmente più che alla virgola che, ad essere troppo pignoli, poi si pecca di pedanteria e noiosità. Spero abbiate apprezzato questo mio riferimento al mondo del cinema e, vi posso assicurare, non sarà l'ultimo soprattutto se riceverò da voi un certo feedback. Ed è appunto questo che vi chiedo ancora una volta! Fatemi sapere cosa ne pensate qua sotto o, ancora meglio, nella mia nuova pagina facebook: un mi piace, un insulto o un complimento generico fanno veramente TANTO per chi sta dall'altra parte dello schermo, fidatevi! Per quanto riguarda me, ho dei progetti molto interessanti sul cinema (non a caso ho deciso di iniziare una nuova rubrica) e pensavo di proporvi una specie di "analisi" di tre titoli, tutti collegati tra di loro, che meriterebbero una certa attenzione! Ma anche altri confronti libro-film o libro-qualunquealtracosa sono fattibili, fatemi sapere voi! Intanto vi saluto e vi do appuntamento alla settimana prossima! Ricordatevi di passare dalla mia pagina facebook e buon fine settimana!