mercoledì 25 maggio 2016
Elogio dei Falsi
Due paroline veloci veloci per dirvi che, sul mio portale Medium, ho pubblicato un nuovo articolo! "Elogio dei Falsi" ero molto indeciso se metterlo di qui o d là e quindi vi rinvio all'altro portale, basta che clicchiate QUA! Buona lettura e... fatemi sapere!
domenica 22 maggio 2016
Piccolo Viaggio nella Storia della Letteratura (5): il 1600
Andando
avanti in questa nostra sommaria storia della letteratura (qua trovate l'ultima puntata) è giunto il momento di lasciarci alle
spalle lo splendore del rinascimento italiano del 1500 e di approdare
al 1600. Di tutti i secoli questo è, secondo il mio gusto, uno dei
meno affascinanti: la controriforma cattolica (1563), risposta al
protestantesimo nato con Lutero (1483-1546), annulla diverse forme di
licenza artistica e il gusto si adatta, sempre più, a quello
esclusivo dei potenti. Questa classe sociale, oramai
abituata ai
fasti del secolo precedente, diventa così tanto forte ed estranea al
vivere comune, come una fortezza in mezzo all'oceano, che inizia
letteralmente ad annoiarsi e, Dio mi sia testimone, non vi è nulla
di così terribile come la noia. Per questo motivo si cercava sempre
il "diverso", il "particolare", il "nuovo"
cercando di stravolgere i canoni e i gusti precedenti. Ed è da
questi antecedenti che attecchisce e cresce il manierismo barocco.
"Manieriso"
è, appunto, tutto ciò che non è canonico: inizialmente si trattava
di piccoli aggiustamenti, dettagli quasi, ma piano piano si arrivò a
una vera rivoluzione nel gusto. Gli esiti più felici si ebbero
nell'ambito delle arti figurative: architettura, pittura e scultura
ricevettero una spinta enorme. Si può decisamente pensare a questo
secolo come diviso inesorabilmente tra lo spirituale della
controriforma e il plastico, il corporeo, delle passioni e della
moda. Questo è visibile da una parte con la "Gerusalemme
Liberata" dell'irreprensibile Torquato Tasso (1544-1595),
ossessionato dall'ombra del cattolicesimo inquisitorio, e dall'altro
con le opere dello spensierato Giambattista Marino (1569-1625),
autore protagonista del secolo.
Avventuriero,
poeta di corte e abile politicante, Giambattista Marino visse in modo
roccambolesco attraversando diverse corti in Europa. Egli incarna
appieno il gusto e la genialità dell'epoca. A proposito dell'amore
per le arti figurative va ricordata la sua "Galleria"
(1620) dove, come se ci si trovasse al museo, racconta e descrive
diverse opere d'arte celebri alla sua epoca e che ebbe modo di
osservare presso i vari ambienti nobiliari che frequentò. Tuttavia
viene ricordato principalmente per la straordinaria poesia
cortigiana
in grado di parlare dei temi più oziosi in modo aulico e
provocatorio allo stesso tempo, da vero manierista: celebre, in tal
senso, il componimento sui pidocchi ("Onde Dorate")! Il suo
capolavoro, vero fulcro del genio Marinesco, fu "l'Adone"
(1623), forse il poema più lungo della storia della letteratura
italiana (sì, più della Commedia Dantesca comprensiva dei 100
canti!), in cui si narrano le vicende d'amore tra, appunto, Adone e
la dea Afrodite. Se avete studiato quest'autore a scuola è
quantomeno possibile che avrete letto il momento della morte
dell'eroe, trafitto dalle zanne di un cinghiale che, innamorato di
lui, se lo voleva far suo (non sto scherzando). Tuttavia celebre è
anche il passo in cui vengono descritti i vari giardini in cui si
ritrovano i due amanti tra cui quello del tatto in cui, ovviamente,
accadono cose. Questo per evidenziarvi le contraddizioni,
sostanzialmente volute, tra il contenuto di certe opere e il
comportamento della classe nobiliare e, di rimando, la chiusura del
cattolicesimo imperante.
Il
mondo del pensiero europeo si tinge, in quegli anni, del nero del
pensiero ispirato dalla fede: Campanella, Bruno, Pascal, Spinoza e
Cartesio sono i filosofi più importanti di quegli anni, tutti
concentrati sul capire quale fosse la natura delle cose e di Dio.
L'unico che cercò, almeno in Italia, di mantenere uno sguardo più
scientifico sul mondo fu Galileo Galilei (1564-1642) che,
istituzionalizzando il così detto "metodo scientifico",
formalizzò e consolidò un procedimento già insito nella natura
dell'uomo (quello della prova e dell'errore per raggiungere una forma
più completa di realizzazione). Sfortunatamente non amo affatto la
sua prosa, in un italiano complesso e poco fluido: per comprendere a
pieno la figura del geniale scienziato consiglio sempre, invece,
"Vita di Galileo" di Bertold Brecht, celebre drammaturgo
tedesco del 1900.
Questo
movimento, apparentemente tanto inutile e di secondo piano, con la
sua semplificazione dello stile e dei temi spalancò le porte al
periodo che vedremo assieme la prossima volta: l'illuminismo del
1700!
Dopo
aver brutalmente saltato il rapporto col popolo arabo (Battaglia di Lepanto 1571) e con le Americhe, il romanzo picaresco spagnolo
culminato col "Quishotte" (1605) di Cervantes (15347-1616)
e il movimento libertino di Montaigne, spero che abbiate trovato
anche solo minimamente curiosa e interessante questa guida, volta a
rinfrescare la memoria di chi certi periodi già li conosce o
incuriosire chi non ne sapeva nulla! Per qualunque approfondimento
sono sempre disponibile qui sotto e in pagina o, altrimenti, ci si
vede al prossimo articolo!
venerdì 13 maggio 2016
L'Uomo e la Violenza: storia di un amore agitato
Ci
sono alcuni aspetti dell'uomo che, per quanto ci si sforzi, non
saranno mai estirpabili fin dalla nascita: fanno parte di noi, sono
insiti nel nostro animo, nella specie umana, inalienabili al livello
biologico. Sono elementi che ci rendono non solo uomini ma anche
creature viventi: impulsi, istinti, reazioni che hanno fatto sì che
la specie si potesse preservare. Siamo uomini e, in quanto tali, se
siamo arrivati fin qua è grazie anche a determinati meccanismi che
oggi, senza analizzarli, possono sembrarci scomodi. Tra questi vi è,
senza dubbio, la violenza, assimilabile a una più generica pulsione
antagonista volta alla sopravvivenza nel senso più grezzo del
termine.
Nel
corso dei secoli si è concretizzata nei modi più vari e disparati:
guerre, esecuzioni pubbliche, combattimenti più o meno legali, dagli
scontri nei colossei alle lotte clandestine tra animali, fino ad
approdare a forme agonistiche meno "dirette" come ad
esempio il calcio che, però, rivelano sempre una controparte
violenta. E non mi riferisco solo agli "innocui" scontri
tra ultrà ma a casi come quello del celebre Serbia-Albania del 2014
in cui, per motivi ideologici, gli schieramenti di due nazioni
diverse hanno dato luogo a una gigantesca rissa: uno sport diventa il
riflesso di uno scontro internazionale tra due stati-etnie. L'uomo ha
bisogno di sangue, scontri e rivalità e l'ha dimostrato anche in
tempi di relativa pace in cui non c'era necessariamente bisogno di
antagonismo. Un esempio tra tutti gli scontri carnevaleschi dell'
Italia dei comuni con le terribili "battagliole"
(combattimenti a suon di legnate e sassate tra due fazioni in pace
al fine di ricostruire un campo di battaglia umile e popolare, i cui
echi sono riscontrabili nel carnevale delle arance di Ivrea, ad
esempio). I casi non si contano e si dislocano nel tempo e nello
spazio con caratteristiche sempre uguali.
Il
senso di fascino e di disgusto, mischiati nella stessa immagine,
vengono parzialmente superati con l'eccitazione per il sangue e la
sottomissione, caratteristiche fondamentali del fenomeno violenza che
prevede, in ogni sua forma, il perdurare di questi caratteri anche in
maniera metaforica. Il calcio, già citato, ha la parte di
sottomissione, ravvisabile nel gesto del gol, della supremazia
numerica, e una parte più violenta che si riversa sulle tribune.
Ma
non solo. Anche un banale show televisivo o quiz fa in modo che si
possa propendere per una fazione o l'altra. L'uomo ha bisogno di
antagonismo, di non perdere questo suo istinto che lo condurrebbe
alla rovina. Posto, dunque, che un carattere antropologico come
quello della violenza-sopravvivenza non si può eludere, resta il
fatto che si possa incanalare in esternazioni pacifiche come quelle
sportivo agonistiche. Il fair play, modernizzazione dello
spirito cavalleresco Occidentale e dell'onore del guerriero
Giapponese, è un ottimo esempio di come si vogliano regolarizzare e
ordinare certe pulsioni dotandole dello strumento più efficace dato
all'uomo per cooperare: un sistema legislativo.
Imposto
dall'alto, instauratosi in seguito ad antichissime consuetudini o
autoprodotto nell'estremo stato di necessità, un sistema normativo,
dotato necessariamente di una sua formalità (o ritualità,
chiamatela come preferite) è di vitale importanza. Nato per regolare tensioni e
situazioni poco piacevoli, viene, in realtà, utilizzato per
sistematizzare meccanismi pacifici che, però, a loro volta, possono nascondere una
rivalità intrinseca. Avete presente quando andate a casa di un amico per cena e portate un
dolce? Ecco, egli di sicuro, la volta dopo, quando verrà da voi,
porterà qualcosa di valore leggermente superiore. Quel dono,
investito di un valore ben determinato e carico di messaggi (pensate,
a proposito, alla differenza tra un alcolico e un ingrediente
particolare), creerà una "sfida all'ultima cortesia"
secondo un intricato sistema di regole che vivono tra il detto e il
non detto. Non posso dilungarmi troppo oltre su questo bellissimo
argomento che mi interessa incredibilmente ma, per chi fosse
interessato, si senta libero di cercare cosa sia il "Pothlac".
La
violenza, carattere indispensabile, può essere meglio mediata
dall'uomo attraverso sistemi che blocchino un eccessivo spreco di
risorse, pur rimanendo un carattere ineliminabile se non in tempi a
dir poco biblici (o meglio evoluzionistici). Per oggi l'articolo
giunge, quindi al termine!
Domani,
sabato 14 maggio, sarò presente al salone internazionale del libro
di Torino: qualora aveste piacere a far due chiacchiere col
sottoscritto, sappiate che mi troverete alle ore 14 di fronte allo
stand della Feltrinelli! Se non ci sarete controllate la pagina Facebook per futuri annunci perché stanno per arrivare le cose
belle, davvero!
Etichette:
antropologia,
evoluzione,
uomo,
violenza
lunedì 25 aprile 2016
Capire De Sade: una breve guida
Pornografo
o filosofo? Genio o folle? Sadico o incompreso? Quel che è certo è
che il marchese De Sade (1740-1814) è una delle figure più discusse
e celebri della storia del pensiero europeo. Manco a dirlo, viene
spesso frainteso e, per questo, vi ho dedicato diversi articoli
(questo il più recente). Figura molto carismatica, fece una vita sì avventurosa ma
non come ce la si aspetterebbe, inseguito dal fantasma delle sue
opere e dalla cattiva fama che ne seguiva. Al divin marchese dobbiamo
il termine "sadismo" dalle mille sfaccettature, pratiche e
morali. Oggi non voglio spezzare ulteriori lance in suo favore, non
più di quanto abbia fatto in precedenza. Mio intento, invece,
spiegarvi in breve il clima culturale che l'ha portato a comporre
quel che compose.
Libertino.
Un termine che nasce nel 1600, quasi a cavallo col secolo precedente,
e che, nella sua sfumatura originaria, non voleva coprire per forza
la sfera della sessualità. Con il termine si identificava, molto più
semplicemente, chi aveva una visione, un punto di vista, differente
rispetto a quello ufficiale cattolico. Una libertà di pensiero che,
concretamente, si affacciava sull'uomo dopo un millennio di
accettazione dogmatica dei canoni imposti dall'alto. Ovviamente chi
stava dall'altra parte, chi teneva le redini del gioco, non era molto
contento della cosa e iniziò, poco alla volta, una vera campagna di
demonizzazione del libertino a più livelli tra cui, appunto, quello
sessuale. Visti come demoni lussuriosi, quasi per osmosi di pensiero,
alcuni di loro iniziarono a sperimentare una relativa libertà di
espressione in ambito erotico che riversarono contro re e chierici sotto
forma di brevi scritti satirici (tanto tempo fa vi parlai di questo). Il
filone della letteratura antimonarchica, Maria Antonietta meretrice
di corte sopra tutte, divenne molto florido. Quindi, ricapitolando: i
libertini sviluppano autonomia di pensiero, i nemici li accusano di
eccessi sessuali e perversioni immonde, loro prendono la palla al balzo e
scrivono di certi temi contro chi voleva screditarli in tal senso.
Ciò, beninteso, non vuol dire che, allora, il libertino fosse un
santo sempre e comunque! Diciamo che l'attendibilità storica, sia da
una parte sia dall'altra, è quasi nulla ed è quindi futile parlarne
sperando di arrivare a conclusioni, almeno in questa sede, troppo
approfondite. Fatto sta che questi autori vanno a rivendicare una
sessualità comune, popolare, che la monarchia aveva tenuto per sé
stessa molto a lungo. Parlano di pratiche molto estreme, coronate da
un linguaggio tecnico che raramente prima era riuscito a emergere: era la liberazione del vocabolario, la liberazione dei corpi.| "Ma Constitution" |
In
questo clima di scontri sessuali, se così si può dire, va poco alla
volta innestandosi quel clima rivoluzionario che, da lì a poco,
avrebbe sconvolto la Francia e, con lei, l'Europa intera. Ed è qui
che si colloca il barone De Sade, nobile in una situazione economica
non esattamente floridissima e che compone scritti filosofici in cui
inneggia a una morale non classica. Giustifica quelle che, agli occhi
dei più, possono sembrare delle barbarie con uno stile ora pesante
ora tagliente. Una cosa appare fin da subito chiara: esalta, fino al
parossismo, tutti quegli stereotipi che la monarchia attribuiva ai
libertini fino agli estremi più terribili. De Sade adora gli
eccessi, si eccita all'idea, dal gusto squisitamente antropologico,
di varcare ogni confine della decenza, infrangendo al suolò i più
rigidi tabù. Egli vive in un clima di caos e confusione, in cui gli
amici di oggi sono i nemici di domani e gli alleati di dopodomani, in
un'atmosfera elettrica e datura di terrore e incertezza. Adora essere
villipeso dai suoi contemporanei, considerato come un demone, e più
viene nutrito di sterco infamante più cresce nella sua stessa
lussuria, reale, immaginifica o leggendaria che fosse.
Ed
ecco come De Sade ci appare, tutt'un tratto, assolutamente
contestualizzato e a suo agio in un mondo che, oggi, facciamo fatica
a guardare con gli occhi di chi, a quel tempo, ci visse. Ora esaltato
come un genio, ora bistrattato, dopo anni che leggo le sue opere e
cerco di approfondirlo nei limiti del possibile, posso dire che sta a
metà. Uno scrittore certamente mediocre, che riesce a rendere noioso
il sesso (e ragazzi, ce ne vuole!) e che espone le sue teorie in modo
confuso, spesso ridondante e contraddittorio. Tuttavia innegabile il
suo fascino dell'eccesso, incredibilmente pungenti le osservazioni
sulla società e la filosofia di fondo.
Che
forse, se le cose vanno male, forse un po' colpa dell'uomo è!
domenica 17 aprile 2016
Milarepa: vita di un Santo
In
ogni cultura sono presenti figure di santi e eremiti capaci di ogni tipo
di miracoli. L'ascetismo, l'unione con la Natura e l'estraniazione
dalla civiltà sono segni distintivi di una schiera di personaggi
semidivini che popola la fantasia della gente, eremiti
anacoreti, santoni indiani o saggi orientali che siano. E questo è il caso del Tibetano Milarepa (1051-1135), asceta Buddhista di cui
l'allievo Rechung-Dorje-Tagpa ha redatto una consigliatissima biografia che, in
Italia, è edita dalla Luni.
| Milarepa (notate il colore verde) |
L'intera
narrazione è rinchiusa in una cornice più ampia: l'anziano
Milarepa, vecchio santo molto famoso, è circondato dai suoi discepoli
che gli chiedono di raccontargli la sua vita e di come sia diventato
così saggio. Dopo essersi lasciato un pochino desiderare, il Guru,
nel narrare le sue vicende, le divide in due parti: la prima, quella
della magia nera e del peccato, più modesta, e l'altra più
sviluppata di quando, grazie alla magia bianca e alle pratiche
ascetiche, ha percorso la via della rettitudine. Una volta arrivato a
raccontare i fatti di poco antecedenti al presente, si aprirà un
ultimo capitolo riguardo la morte e gli eventi miracolosi che ne
susseguirono.
Prima
di vedere un pochino più da vicino le vicende che caratterizzarono
la sua vita è il caso di immedesimarsi con l'epoca e il
territorio. La zona geografica, che ingloba Tibet e Nepal, aveva ai
tempi un grado di strutture sociali e avanzamento tecnologico non
dissimile dal nostro Medioevo Europeo. Si tratta di zone, come potete
ben immaginare, sperdute tra i monti e con ampie valli in cui si
trovano piantagioni intensive di cereali tra cui l'orzo, dal quale è
ricavato pure il "Chang", una bevanda alcolica assimilabile
alla nostra birra. La gente sopravviveva grazie a questi raccolti che
proteggeva grazie a dei monaci, esperti in magia bianca, che tenevano
lontane le tempeste di grandine inviate, spesso, da stregoni seguaci
della magia nera assoldati da qualche nemico o vicino invidioso. E
Milarepa nasce, appunto, in una famiglia di ricchi possidenti
terrieri. Sfortunatamente finiscono, in seguito alla morte del capo
famiglia, in rovina e oppressi dagli
zii. Il giovane Milarepa,
letteralmente "Colui che si ascolta con delizia",
sfrutterà gli ultimi risparmi della madre per percorrere la strada
della magia nera e distruggere i possedimenti dei parenti malvagi.
Tuttavia, dopo essere riuscito nel suo intento, si pente e, per
apprendere la via della magia bianca, diventa, dopo aver superato
numerose difficili prove, allievo del leggendario Marpa, "il
Traduttore". Da questi viene convinto a vivere nell'ascetismo
più totale, rinunciando a qualunque lusso o eccesso seppur minimo.
Finisce, così, per perdere completamente gli abiti, smunto e
denutrito simile a uno scheletro, e con la carnagione di color...
verdognolo per via delle numerose zuppe di ortiche che si era
preparato per sopportare la fame. La vita, sempre incentrata su
morigeratezza, bontà e comprensione, continua nell'estrema indigenza
fino al sopraggiungere della morte.
| Marpa "il Traduttore" |
| Siddharta nel periodo della rinuncia totale |
È
sempre bene precisare che sia Marpa sia Milarepa sono storicamente
attestai e hanno dato via a scuole di pensiero molto importanti per
il Buddhismo Tibetano. Il primo, in particolare, deve il suo epiteto
di "Traduttore" alla sua opera di recupero in India e
traduzione di antiche scritture sacre, poi entrate a far parte del
canone Buddhista. Si
tratta, comunque, di una biografia ovviamente idealizzata sia
dell'uno sia dell'altro ma, non per questo, meno importante. Anzi, è
proprio questo lo scopo del testo: non raccontare una vita ma fornire
un modello, un codice di disciplina, diverso e alternativo rispetto
alla classica vita di Siddharta. Il Buddha Storico, così viene
chiamato, ha infatti sì conosciuto un periodo di totale rinuncia ai
beni materiali evolvendo, tuttavia, da questa concezione così
rigida e approdando a una via di mezzo tra rinuncia e opulenza. Altro
elemento di rilievo all'interno degli esempi di condotta sono le
disumane prove cui viene sottoposto Milarepa per diventare discepolo
di Marpa e che servono a purificarlo dal peccato commesso seguendo la
via della magia nera.
Vorrei
aprire, qui, una piccola riflessione legata a quale insegnamento
possiamo trarre nel 2016 dalla vita di un asceta Tibetano vissuto
mille anni fa. Consideratela il cuore dell'articolo ma, allo stesso
tempo, non connessa con l'opera in sé: non è obbligatorio leggerla
se siete venuti qua solo per il libro che, per stile narrativo e
traduzione, mi sento di consigliarvi parecchio.
Viviamo
in un'epoca in cui, spendendo relativamente poco, abbiamo accesso a
ogni sorta di eccesso: cibo, alcolici, sesso, gioco d'azzardo,
vestiti, droghe, chincaglierie ecc. Tutto può essere accumulato e
ammassato fino al limite in un batter d'occhio. E qua sta sia la
gioia sia la croce della società moderna. Avere tutto subito e in
gran quantità e con ampia possibilità di scelta è una conquista
che non dobbiamo dimenticare quanto sia importante, fondamentale e
preziosa. Tuttavia perderci nel baratro della tentazione continua e
sfrenata è un attimo. E
qua interviene l'insegnamento di Milarepa, a mio parere: astrazione,
almeno ogni tanto, dai beni terreni per ritrovare sé stessi, saper
dir di no in un'epoca fatta di sì e saperci assentare dalla modernità
che pare aver sempre bisogno di noi. Certo, non si parla di completa rinuncia ma,
quantomeno, parziale: a mio parere, l'estremo non è apprezzabile e
decisamente dannoso.
Saper
vivere la propria vita nel giusto
Milarepa
da una parte
la
quotidianità dall'altra
lunedì 28 marzo 2016
Portale Amsterdam
Benvenuti
a "Portale Amsterdam". Qui potrete trovare sia le mie
impressioni sulla città sia utili consigli cliccando comodamente uno
dei link qua sotto riportati. Per qualunque dubbio o richiesta di
informazione aggiuntiva, rivolgersi al blogger di bordo tramite i
commenti o la pagina relativa. Ricordiamo ai signori passeggeri che
la discussione e i diversi punti di vista sono sempre ben accetti! A
breve avrete accesso ai link, vi preghiamo di allacciarvi le cinture
di sicurezza. Riccardo del Letterarteblog vi ringrazia per aver
scelto di leggere su questo sito! Grazie e arrivederci!
Amsterdam: Tips and Tricks
Amsterdam
è una delle mete in Europa più gettonate da diverse decine d'anni.
Vuoi per il clima liberale, per il fascino che suscitano i canali o
il clima rilassato, milioni di turisti si riversano per le strade
della capitale Olandese in ogni periodo dell'anno. Qui vi darò
qualche consiglio e suggerimento su cosa vedere o come muoversi in
città!
♠I
Am Sterdam Card:
fatela assolutamente. Costa un pochino ma avrete tutti i musei più
importanti, a parte quello nazionale, gratuiti e pure i mezzi
pubblici per spostarsi in città (no treno quindi). Importantissima
perché la maggior parte delle attrazioni culturali costa e non poco,
e con questa carta si può risparmiare un po'. Disponibile per 24,
48, 72 o 96 ore dall'attivazione, acquistatela sul sito internet
ufficiale o sul posto.
Merita
tantissimo e comprende una piccola crociera gratuita per i canali
della città!
♣ Attenti
a bici e tram:
hanno le loro corsie privilegiate, ovviamente, ma state attenti a non
farvi prendere prendere sotto. Particolare attenzione per le piste
ciclabili su cui transitano anche i motorini!
♥Muovetevi
a piedi:
il centro storico è veramente piccolo e anche un museo "distante"
come il Tropenmuseum (quello di etnografia, veramente bellissimo) si
raggiungono camminando nel peggiore dei casi per una mezz'oretta se
dovrete attraversare trasversalemnte la città, altrimenti le
distanze sono molto ridotte.
♦Prendete
una camera nei dintorni di Amsterdam:
l'Olanda è attraversata in lungo e in largo da treni che, ogni
cinque minuti, partono per ogni dove. Località come Amsterdam
Sloterdijk o Harlem posso essere veramente molto comode per
alloggiare, considerati gli altissimi costi degli hotel nella
capitale!
♠Mangiate
etnico:
l'Olanda trae la propria forza vitale dagli immigrati che giungono da
tutto il mondo portando con sé tradizioni e culture molto diverse.
La cucina tradizionale, al contrario, non ha nulla di veramente
speciale, quindi approfittatene per esplorare nuove frontiere del
gusto!
♣Attenti
a dove comprate il formaggio:
siamo italiani e sappiamo cosa sia il formaggio buono. Ecco, sappiate
che quello Olandese non lo è o, comunque, impallidisce di fronte
alla più banale forma di grana
nostrana!
Insipido e morbido, non ha un sapore particolare se non moltissimo
stagionato e, per questo, sono costretti a mischiarlo con condimenti
vari
(ad esempio cumino o erbe varie).
Come se non bastasse, in centro città i prezzi sono a dir poco
vertiginosi... per poi crollare, naturalmente, nei supermercati!
Sulla via della casa museo di Rembrandt si trova un grosso
supermercato (cercate i portici vicini in direzione della sinagoga
portoghese) in cui 3 piccole forme vengono 16€. In centro i prezzi,
per intenderci, si aggirano intorno ai 50€ per lo stesso prodotto.
♥Meravigliosi
musei nascosti:
potrei dirvi di quanto sia bello il Van Gogh Museum ma a poco
servirebbe. Mi sento, invece, di consigliarvi nella maniera più
assoluta la collezione di dipinti del 1600 olandese presso l'
Hermitage Amsterdam e il Tropenmuseum di antropologia, già citato
sopra,
e il museo della città in pieno centro.
Tutti
gratuiti con la I Am Sterdam Card,
solo state attenti agli orari perché chiudono alle 17!
♦Pronuncia:
non provate nemmeno a pronunciare
l'Olandese. Non è tedesco e nemmeno inglese, ha nomi complessi e un
sacco di vocali che si leggono in modo sempre diverso. Lo dico per
voi eh, per evitare figuracce estreme davanti a tutti (sì mi è
capitato) e incomprensioni. Tutti, in compenso, parlano inglese se
non... qualche parola di italiano (quindi andateci piano con i
commenti acidi, i
diretti interessati potrebbero
capire)
♠Droga:
diffidate di qualunque prodotto a base di erba che non venga venduto
all'interno dei Coffe Shop: solo loro sono autorizzati a vendere
sostanze stupefacenti. Tutto il resto sarà un mucchio di schifezze
costose che non producono alcun effetto
e che delle canne avranno solo il sapore.
Andate solo in locali che vi sembrano tranquilli e affidabili,
piuttosto anche ricercati e pretenziosi, non gettatevi nella
caotica
catena Bulldog che ha un aspetto terribile. Vi ricordo che potrete
portare con voi fino a 5 grammi e non di più e che, tendenzialmente,
è considerata maleducazione fumare per strada lontano dai Coffe
Shop.
♣Prostituzione:
le "donnine",
decisamente poco vestite,
stanno in piccoli appartamenti che si affacciano sulla strada e non
si possono fotografare
(quindi non vetrine come le possiamo intendere noi).
Il quartiere della prostituzione dietro la Oude kerk è il più
famoso ma, in realtà, possono essere ovunque anche se le più
attraenti stanno in quella zona. Non conosco prezzi o modalità con
cui funziona la contrattazione ma, da quel che ho visto, si entra e,
subito dopo,
viene tirata una tendina tattica: se proprio dovete farlo almeno
cercate di non sgusciare
di fronte
al gruppo vacanze Piemonte!
♥Birra:
la maggior parte degli alcolici sarà d'importazione belga. Meno
costosa rispetto all'Italia, buttate sempre un occhio sulla
gradazione: facilmente
si va sui
9
gradi!
La birra nazionale è la Heineken, il che vi fa ben capire perché
puntino molto su altri prodotti...
Ovviamente
queste sono solo alcune cose che mi vengono in mente ma non fatevi
problemi e chiedetemi quel che volete sulla mia "Amsterdam
Experience" sotto nei commenti oppure in pagina!
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