sabato 17 maggio 2014

Breve piccola storia sommaria della musica: dai poemi omerici alle biografie musicali!

E quindi, rieccomi qua dopo essere stato latitante per un mesetto circa! I miei impegni li sapete, ve li ho detti qui, ma è anche vero che vi avevo promesso un nuovo articolo per sabato scorso! Perchè non è uscito finendo per essere spostato a oggi? Bhè, diciamo che fino all'altro giorno ero più o meno in questa situazione che imprecavo contro tutti i santi dell'olimpo Pastafariano perchè LibreOffice, il mio magnifico programma di scrittura, mi scombinava tutto il numero delle pagine nella mia relazione per l'università mandando a puttane un po' del mio lavoro di mesi (per fortuna recuperato tutto). Comunque, a parte questo, eccomi qua sano e salvo pronto a ricominciare (non con troppo slancio, mi raccomando)! Questo stramaledetto lavoro ve lo metto sul sito appena posso (e capisco come fare) come vi avevo già detto tempo addietro che avrei fatto. Inoltre indovinate un po'? questa è l'ultima settimana di lezione all'università (urla di gaudio e giubilio evidentemente finte dato il periodo che mi aspetta)!! E questo che vuol dire? Che sarò più regolare nello scrivere articoli e, a parte un paio di settimane quest'estate, ogni sabato avrete il vostro articolo! Contenti? No? Vi capisco!

Ma veniamo al tema di questa settimana! Musica e letteratura, due arti che spesso hanno avuto a che fare l'una con l'altra fin dall'origine di qualunque forma di cultura scritta (e non). Ora, dato che parlare dell'importanza della musica non si può fare in un articolo o due (ci vorrebbe tipo un'enciclopedia divisa in voluminosi volumi volumetrici) per stavolta diciamo che vi disegnerò (e pregate che non lo faccia nel senso letterale del termine, lo dico per voi, anche se ne sarei capace) un quadro generale di come la musica abbia accompagnato fin dagli antichi tutta la letteratura per giungere fino ai giorni nostri dove vi lascerò con un piccolo libro che vi consiglio ma, senza perderci in chiacchere, iniziamo sul serio!

La letteratura nasce, all'origine dei tempi, in poesia e non in prosa. Questa cosa, che può apparire strana a molti (a me all'inizio sembrava incomprensibile data la mia incapacità di comporre rime anche solo lontanamente decenti), in realtà è comprensibile se si pensa a come fossero le prime forme di cultura letteraria: orali e non scritte. Agli inizi (e si sta parlando anche prima dei Greci e quindi, andando all'indietro senza nemmeno troppo esagerare, almeno a 700 anni prima che nascesse Gesù) nessuno scriveva nulla di letterario, al massimo si contava quanti buoi c'erano nella stalla con dei segni, nulla di più. Però qualcuno, presso i sovrani o tra il popolo, sapeva suonare qualche strumento rudimentale (stiamo parlando di strumenti con una corda sola che, penso, anche uno scimpanzè saprebbe suonare col sedere) e cominciò, piano piano, ad accompagnare alla "musica" delle parole. E, dato che all'inizio alla gente non gliene fregava del verso che facevano le volpi (ogni riferimento è puramente casuale), iniziarono a narrare le gesta di eroi grandiosi del passato e di dei arrapatissimi tramandandosi il testo di generazione in generazione a memoria. Effettivamente imparare qualcosa ritmandolo cantando e suonando è più semplice e aiuta molto di più a ricordarsi le cose. Fu così che nacquero, nella Grecia del 600 a.C. circa, delle figure chiamate aedi che andavano di corte in corte a cantare di antiche battaglie e scontri mitici. Tra questi vi era anche un vecchio ceco di nome Omero, personaggio praticamente mitico e probabilmente inventato, che si dice abbia cantato per primo tutta l' Iliade e l'Odissea, solo successivamente messe per iscritto. Ora, non entriamo nel merito se il signor Omero sia o non sia esistito, se i due poemi li abbia effettivamente composti lui e sul loro valore, facciamo che ne parlo a parte un'altra volta, che è meglio (come sempre, del resto). Comunque, sta di fatto che fecero un vero scalpore all'epoca e la gente cominciò a studiare sempre di più gli strumenti musicali e i testi da cantare. Non starò qui a dilungarmi con una serie infinita di nomi casuali a mo di elenco del telefono perchè sia io che voi, penso, troviate tutto molto pallosissimo (o almeno io l'ho trovato così al liceo, non mi sono mai piaciuti gli elenchi del telefono. e faccio giurisprudenza, per intenderci.). Vi basti sapere che mentre c'è gente che aggiunge corde alle arpe, fa buchi ai flauti e comincia a cantare dei propri cazzi (come sempre, in Grecia, in ogni senso: vi basti leggere qui) e non più di grandi eroi c'è qualcuno che inizia a intuire che dietro alla musica vi possa essere un ordine, un'armonia quasi matematica che può regolare non solo le leggi della metrica ma anche dell'universo intero. Infatti si racconta che una volta qualcuno (non mi ricordo se fosse una persona specifica ma non importa), vedendo il grande (non nel senso di grasso) filosofo Pitagora (che comunque era mezzo pazzo, quindi se lo trovate strano non siete i soli) che, seduto da solo a occhi sembrava essere rilassatissimo, gli chiese che stesse facendo ed egli rispose che stava ascoltando la musica celeste dei pianeti che si muovevano (sì, era completamente pazzo, ve l'ho detto!). Però, poi, in seguito (non sono riuscito a trovare altri avverbi da metterci in mezzo se no avrei continuato), anche persone del calibro di Platone la introdussero tra le "manie", ovvero quelle arti provenienti dagli dei. Il discorso rimane più o meno invariato anche per l'epoca dei romani ma occorre fare delle precisazioni: noi della musica degli antichi non sappiamo nulla di nulla. Cioè, sappiamo più o meno come fossero gli strumenti, nemmeno troppo bene, ma di certo non sappiamo suonarli come loro, non sappiamo il ritmo che avevano, non sapiamo leggere correttamente i testi di poesia, nulla di nulla insomma (come sempre del resto)! Certo, si può cercare di riprodurre il tutto, ma non sapremo mai se ciò corrisponda a quello che era anche per loro!

Durante l'impero romano, come tutti non possiamo non sapere, inizia a svilupparsi il cristianesimo e, piano piano nei secoli, questo inizia ad avere sempre più discepoli prima tra i nobili e in seguito anche tra le classi meno agiate. Ora, questa nuova religione che riconosceva un solo Dio era molto diversa da quella precedente che ne adorava diversi e aveva riti completamente differenti (anche se inizialmente tutte queste differenze non è che ci fossero). Allora, che cosa fare per abituare i nuovi fedeli a tante novità rivoluzionarie tutte insieme? Inizialmente assorbirono molte feste e riti pagani e poi iniziarono a cantare e mettere in musica quell'insieme di valori che dovevano scolpirsi nella mente della gente: era la nascita delle preghiere (wiii!!)! Queste venivano, come ancora oggi, recitate sia dal singolo sia dalla comunità radunata che, per memorizzare le parole meglio e renderle più ridondanti, iniziò a cantarle accompagnandole con musica (anche nella religione buddista orientale succede la stessa cosa con i mantra ripetuti e cantati continuamente come questo, giusto per intenderci, di cui mi sono innamorato in Cina). I canti dei gregoriani e di tutti gli ordini monastici nelle chiese, nei conventi e per strada risuonarono per tutto il medioevo (la musica rientrava in quell'insieme di arti che, insieme alla matematica, erano insegnate nei blocchi del trivio e quadrivio) finchè non furono, sempre di più, accompagnati dai canti popolari e volgari che la gente comune componeva. Questi, anche se non so se ce ne siano arrivati da tempi molto antichi (sono sinceramente ignorante su tutto ciò), erano da sempre esistiti (e li abbiamo tutt'oggi) ma, con l'arrivo del cristianesimo, diciamo che si erano ridotti (a nessuno piace essere picchiato per strada, a nessuno) ma senza mai scomparire. Con la cultura del popolo in piazza che festeggia alle fiere iniziano a svilupparsi di nuovo e vengono riproposti soprattutto da quegli studenti che, stufi di star tutto il giorno sui libri, nei momenti liberi, uscivano dalle loro cellette e inventavao canzoncine (quando i siti porno ancora non esistevano era dura passare le giornate), via via sempre più articolate, che sfociarono poi in vere e proprie grandi opere come i celebri "Carmina Burana" di cui avrete sicuramente sentito questo brano. Piano piano però la tematica di questi canti da religiosa divenne o epica, con i poemi cavallereschi cantati già da tempo alle corte dei sovrani, o amorosa, con le canzoni dei menestrelli provenzali (una regione del sud della Francia). Questi, in particolar modo, da cantori di piazza e buffoni (come Cielo d'Alcamo in Sicilia) divennero sempre più professionali e furono a volte pure invitati dai vari sovrani a cantare per loro pur riscuotendo un certo successo anche tra il popolo. E così ci si avvicinò piano piano alla poesia di Dante, Petrarca e gli altri della compagnia che, col passare del tempo, abbandonarono gli strumenti e i canti ed iniziarono a recitare le loro composizioni come siamo abituati noi.

Ma, in ogni caso, la musica non scomparve mai. Infatti non ne ho parlato fin'ora (che bullo che sono) ma si continuava a cantare a teatro da sempre: cantavano i Greci con le tragedie, cantavano i Romani con le commedie, cantavano i Medievali con le rappresentazioni di episodi sacri, cantavano i Rinascimentali nei loro drammi pieni di morti e sangue. E tutto questo cantare ai teatri, anche se all'inizio era osteggiato dai sovrani, cominciò piano piano ad essere apprezzato (una delle prime a farlo fu la famosa Elisabetta I d'Inghilterra) e elevato di forma. Nacquero in questo modo le mascherate, terribili drammi interpretati dalla nobiltà che non sapeva minimamente recitare e che, dunque, passato il momento di entusiasmo iniziale, iniziò a capire che forse era il caso di lasciar fare a gente che se ne intendesse di più e iniziarono, di nuovo, a far fare il lavoro ad altri. Questi professionisti, vedendo che ai nobili annoiavano le recite classiche e che preferivano sentir cantar la gente, inventarono delle forme di teatro in cui la gente non faceva che cantare (scusate le mille ripetizioni di cantare ma non è facile trovare sinonimi), dall'inizio alla fine, spesso dimenticandosi di come si scrivesse decentemente: era il melodramma che, in Italia, ebbe piena realizzazione con quell'animale da circo che era Pietro Trapassi in arte Metastasio. Il libretto del melodramma, poi opera lirica, divenne sempre più popolare e venne affiancato anche da grandi nomi nella storia della musica del calibro di Mozart, Beethoven e altri che qualcuno di più bravo di me vi potrebbe snocciolare senza problemi i quali (gli artisti, non gli esperti) però iniziarono anche a far musica per i cazzi loro.

Quindi abbiamo, per ricapitolare, allo stesso tempo: musica lirica, musica da teatro normale, compositori per conto loro che però smettono di usare la musica molto in linea di massima per accompagnarla a testi di poesia. Bene, tutto questo ormai non c'è più. O meglio, la suddivisione non è più così distinta. Infatti dagli anni '50 c'è stato un vero e proprio boom musicale legato, in parte, alla più facile accessibilità di tutti alla musica con i vinili prima e le cassette e i cd dopo ma anche grazie a un periodo di pace abbastanza lungo in Europa e a una certa prosperità che ha avvicinato le grandi masse al panorama musicale (l'imbarazzo di non saper bene dove mettere le virgole ma vabbè, a noi piace così). Ora, non mi metterò qui a parlare di 60 anni di musica in un articoletto, sarebbe noioso ed inutile (e quantomai stupido), ma vi voglio portare 2 esempi di come la musica, col tempo, non sia più rimasta un qualcosa di fine a sè stesso ma come si sia mescolata sempre di più con altre arti tra cui la letteratura. Iniziamo da un esempio musicale che ha tratto buona parte della sua realizzazione dalla cultura letteraria: Battiato e, in particolare, la canzone "Il Sentimento Nuevo".


Come potete sentire (a meno che non siate sordi, e allora mi dispiace), l'autore, che piaccia o meno, prende spunto da un panorama culturale complessissimo e lo trasporta sul piano musicale fondendo musica e non solo lettere. Il mio non vuole essere un elogio, sia chiaro, nè voglio dire che le canzoni se non sono così acculturate facciano schifo, solo questo autore e i suoi testi mi sembra rappresentino in pieno il concetto di mescolanza di modi diversi di vedere una cultura fusi attraverso la musica.
 L'altro esempio che volevo portarvi è invece più letterario: si tratta di "Transmission. Vita morte e visioni di Ian Curtis, Joy Division" di Alessandro Angeli. Questo libro che racconta con precisione la vita romanzata di Ian Curtis mette bene in luce come si possa parlare di musica e di personalità legate ad essa con esattezza scientifica legandola però al piacere di una lettura gradevole e non pesante. E io, nota bene, dico questo da non amante dei Joy Division (più per ignoranza devo ammettere) e tuttavia l'ho molto apprezzato: se amate la band sarete al settimo cielo per il vostro acquisto, ve l'assicuro! Il libretto è edito da Grande Sconcerto, una piccola casa editrice che fa riferimento al gruppo di Stampa Alternativa, per soli 13€: per questo motivo, dato che potrebbe essere difficilmente reperibile, vi do, a fine articolo, il link della pagina facebook e della casa editrice ma dovreste trovarlo senza problemi su Amazon. A questo punto potreste chiedermi: <<Ma perchè, di tanti libri che parlano di musica, proprio quello ci devi consigliare? Non c'è niente di meglio?>>. Diciamo che il discorso è molto complesso ed andrebbe affrontato a parte, però si tratta principalmente di un motivo ideologico legato alle piccole case editrici e di cui preferisco parlarvi a parte, vi basti sapere che tutto quello che pubblicizzo è perchè lo ritengo valido (se non ineccepibile) e che, quindi, dietro non ci sono strani maneggi e magheggi.


Poi appunto, della musica ne potrei parlare per giorni e giorni e, per questo motivo, preferisco scrivere dei singoli articoli senza fretta, aspettando di avere la giusta ispirazione! Prima di lasciarvi e darvi appuntamento alla prossima volta in giro per il mondo con un noto viaggiatore italiano volevo dedicare quest'articolo a Bianca che ha percorso con me buona parte del percorso di formazione musicale (e tanti auguri, a proposito!)!

1 commento:

  1. Piccolo appunto: sono stato un cretino! "Grande Sconcerto" non è una piccola casa editrice che si appoggia a "Stampa Alternativa" ma una collana di questa! Scusate per l'innocuo e innocente errore!

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