lunedì 19 gennaio 2015

Piccolo Viaggio nella Storia della Letteratura (1): i Greci e i Romani (pt. 2)

Quest'articolo è la naturale continuazione di quello uscito sabato in cui parlo degli antichi Greci e che trovate QUA! Prima di affrontare le prossime righe vi invito ad andarvelo a leggere se non tutto quantomeno la parte iniziale in cui spiego il Perché e come porterò avanti questa serie di articoli: è molto importante che voi lo facciate se già non sapete cosa vi aspetta, io vi ho avvisati, non rimanete poi delusi!



I Romani, che vi piaccia o meno, sono nati come (e sono rimasti per MOLTO tempo) un popolo di rozzi pastori presi unicamente dalle faccende di guerra (non che i Greci, almeno inizialmente, siano stati troppo diversi). La loro cultura viene, prevalentemente, dalla tradizione Greca arrivata in periodi diversi a più ondate. La prima coincide con la nascita della letteratura a Roma: questo avvenne quando i Nostri si spinsero a sud del Tevere ed entrarono in contatto con le colonie della Grecia nel territorio campano, quello che ai tempi era chiamato "Magna Grecia". Ennio (239
La Magna Grecia
a.C. - 169 a.C), Nevio (275 a.C. - 201 a.C.) e Livio Andronico (280 a.C. - 200 a.C.) furono tra i primi autori veri e propri e si sa pochissimo di loro, non si hanno che frammenti delle opere che hanno composto. Ciò che fecero per certo fu però, sostanzialmente, prendere le "cose belle" del mondo greco e tradurle, in maniera artistica, nel loro latino: sono di questo periodo le grandi traduzioni dei poemi omerici che hanno segnato l'inizio della vita letteraria Romana. Una delle cose che colpì il popolo italico fu la commedia di Menandro che Plauto (250 .C. - 184 a.C.) e altri furono in grado di mescolare alle tradizioni teatrali arcaiche, legate ai riti di fertilità, già presenti sul territorio: le tematiche sono le stesse, le trame si assomigliano (parecchio) e gettano le basi per la caratterizzazione di Ogni personaggio comico della tradizione occidentale, da lì fino ad oggi. Infatti viene introdotta, con la "commedia nuova", una caratterizzazione specifica e rigida dei protagonisti tramandata da "I Caratteri" di Teofrasto (371 a.C. - 287 a.C.), il più importante discepolo di Aristotele. In quest'opera vengono
Maschera della commedia Romana
delineati, infatti, dei tipi umani (lo sbruffone, l'avaro, il superbo ecc.) che sono poi ripresi costantemente, senza mutamenti, e passano dal mondo Greco a quello Romano e da lì ai giorni nostri.

La seconda ondata di cultura greca si fece avvertire qualche tempo più tardi quando, nel 146 a.C., la Grecia divenne provincia romana. Roma iniziò, ancora una volta, ad assorbire la cultura Alessandrina e a cambiare, cosa che non piacque a una certa schiera di pensatori conservatori capeggiata da Catone "il Censore" (234 a.C. - 149 a.C.). Portatore, invece, di questa nuova moda "orientale" era il circolo degli
Marco Tullio "Incubo" Cicerone
Scipioni, un'importante famiglia nobiliare dagli orizzonti culturali molto aperti. Nonostante Roma dovesse molto a Catone per il suo contributo nel vincere i conflitti contro Cartagine e per la sua forza moralizzatrice riconosce, comunque, il primato culturale a questa cerchia innovatrice che introduce, tra le varie novità anche due nuove filosofie: lo stoicismo e l'epicureismo. La prima fu particolarmente sentita e il personaggio che per primo ne parlò, pur tenendo un minimo le distanze, fu il famigerato Marco Tullio Cicerone (106 a.C. - 43 a.C.), il retore più importante di tutti i tempi conosciuto da generazioni di studenti per le sue "Catilinarie" (delle orazioni pronunciate di fronte al popolo contro Catilina, un famigerato criminale sovversivo) oltre che per le varie opere filosofiche: oratore, avvocato e grande pensatore ebbe la fortuna (e al contempo la sfortuna) di mettersi sempre in gioco politicamente, cosa che lo portò ad una morte tremenda
.

"Fino a che punto, oh Catilina, abuserai della nostra pazienza?"


Se lo stoicismo ebbe, in seguito, grande fortuna con autori come Seneca, Epitteto e Marco Aurelio, l'epicureismo, al contrario, fu quasi allontanato perché imponeva il rifiuto di ogni attività politica (tra i vari precetti), cosa inaccettabile per una comunità come quella romana, così attenta a quest'aspetto. L'unico misterioso autore che ne parlò in maniera abbastanza approfondita nel mondo latino fu Lucrezio con il suo "Della Natura", un personaggio di cui si sa poco o nulla e che, alcuni, tendono ad identificare addirittura come Cicerone sotto falso nome (con tutto quel che ha scritto si può dire che aveva il buon tempo)!


Grande passione importata dal mondo orientale fu quella per la storia che, a Roma, ebbe i suoi più grandi esponenti con Sallustio (86 a.C. - 34 a.C.), Giulio Cesare (100 a.C. - 44 a.C.) e Tito Livio (59 a.C - 17 d.C.): sono tre autori che, pur raccontando storie diverse, applicano tutti il metodo storico
Livio e Sallustio furono  molto tenuti in considerazione nel Medioevo
dei precedenti Greci. Il primo parla, nelle sue "Catilinarie" (ebbene sì, anche lui ha scritto un libro sulla vicenda) in modo distaccato di avvenimenti avvenuti nel suo periodo ma ai quali non ha partecipato; il secondo racconta, nel "Della Guerra in Gallia" e "Della Guerra Civile", delle spedizioni da lui stesso compiute; l'ultimo, che si inquadra in un contesto più imperiale che vedremo a breve, parte a raccontare negli "Annali" tutta la storia di Roma, fin dalle sue origini. Sono tre grandi nomi, in ogni caso, ma teniamo da conto Giulio Cesare che, per spiegare un paio di cose, lo dovremo riprendere.

Una moda venuta dalla Grecia fu quella per la poesia di ambito amoroso, quella professata dai famosi "poeti nuovi" (così li chiama Cicerone), di cui il più celebre è Catullo (84 a.C. - 54 a.C.) che si rifà a una tradizione molto forte, e che io non ho potuto nemmeno accennare per ovvi motivi,

capeggiata dalla famosa poetessa greca Saffo (640 a.C. - 570 a.C.): la produzione varia da momenti di frenesia erotica piena di doppi sensi a periodi di tristezza, a volte fasulla, solo per immedesimarsi con il personaggio da playboy sofferente per la perdita della propria amante: una sorta di dandy libertino prima di Oscar Wilde!

Perché? Perché sì!

Fortunatamente questo gruppo di persone riusciva ad essere sereno in un periodo travagliato come quello che stavano vivendo! Infatti erano gli ultimi anni della repubblica, fase d'oro dell'epoca romana dopo la celebre monarchia dei sette re, e che, presto, si sarebbe trasformata in un impero sotto Ottaviano Augusto nel 27 a.C. . Il famoso poeta satirico Orazio (65 a.C. - 8 a.C.), ad esempio, non può fare a meno di immaginarsi
Orazio viene spesso dipinto come un ometto pelato
un'emigrazione forzata di tutto il popolo verso altri lidi in attesa di momenti migliori pur di rimanere nell'incertezza giornaliera di un domani oscuro. Viene così a delinearsi una tendenza, quella di ricercare una perfezione paradisiaca nello stile di vita che, per ragioni politiche, era negata. Giulio Cesare aveva insanguinato mezza Europa con una lunga guerra civile contro l'acerrimo nemico Pompeo e solo le celebri idi di marzo riuscirono a fermarlo dall'ascesa al potere come imperatore. Tutto ciò non avvenne per il suo successore Ottaviano Augusto che, sconfitto Marco Antonio suo rivale politico, ascese al potere come unico reggente di un potere quasi sconfinato su un territorio immenso: e non era che l'inizio dell'epoca imperiale romana.

Però a Roma, ora superpotenza mondiale, serviva un passato celebre, mica potevano vantarsi dicendo di discendere da un popolo di pastori e pecorai! E così Augusto commissionò il lavoro di inventarsi cantare le gesta dei fondatori della patria a un uomo "abbastanza" famoso: il poeta Virgilio (70 a.C. - 19 a.C.). Così nacque l' "Eneide", un grande poema celebrativo che fece guadagnare al nostro autore fama eterna sebbene fosse già noto per i suoi componimenti pastorali ("Bucoliche" e "Georgiche") in cui cantava di una vita perfetta idealizzata passata tra i campi (un po' come Orazio, insomma).

L'atmosfera pastorale delle "Bucoliche" Virgilio l'ha presa dal greco Teocrito (315 a.C. - 260 a.C.)


Si venne, dunque, a creare una corte, piena di figure più o meno losche, che ruotava intorno alla figura dell'imperatore che, con l'andare del tempo, assunse sempre di più i tratti da sovrano orientale, spesso dispotico, che aveva adottato già ai tempi Alessandro Magno. E, nel gruppo di intellettuali che frequentavano quest'ambiente, uno dei più noti fu il poeta elegiaco Ovidio (43 a.C. - 18 d.C.), autore delle "Metamorfosi". Egli è conosciuto anche per l'opera che, probabilmente, lo costrinse all'esilio: "L'Arte di Amare", un libretto considerato troppo provocante per l'epoca (anche se si trattava tutta di facciata, l'imperatore stesso in privato ne faceva di ogni).

L'impero al massimo della sua espansione


Il multiculturalismo provocato dalla nuova situazione politica portò la terza, ed ultima, ondata di cultura Greca che non fece altro che aggiungersi completamente e definitivamente a quella già affermata. Tutto iniziò a cambiare sempre più velocemente, dalla filosofia ai gusti sessuali passando per le tradizioni quotidiane che subirono uno scossone. Nell'epoca imperiale l'autore più famoso rimane, a conti fati, il filosofo stoico Seneca (4 a.C - 65 d.C.) che, insieme al nipote Lucano ( 39 d.C. - 65 d.C.), autore di un poema che cantava la guerra civile di Cesare (la "Farsalia"), venne eliminato perchè coinvolto in una congiura ordita contro l'imperatore Nerone.

In molti si lamentarono, nei loro scritti, di questo modificarsi dei costumi, primi tra tutti Marziale (40 d.C. - 104 d.C.) e Giovenale (55 d.C - 127 d.C.) nelle loro "Satire" che, ancora oggi, rimangono un interessante specchio di quella che era (e sicuramente non era) la Roma del tempo. Una Roma che passava a un tipo di letteratura sempre più privato e personale, come era successo prima per il periodo Alessandrino, e che ne adotta anche i generi letterari. Tra questi vi è il romanzo, di cui non vi ho parlato prima, e i cui esponenti più importanti a Roma sono Petronio, autore del "Satyricon" di cui si sa pochissimo, e Apuleio (125 d.C. - 170 d.C.) auotre de "Lucio o l'
Del rapporto Luciano-Apuleio parlo qui
Asino d'Oro". A influenzare particolarmente quest'autore fu Luciano (120 d.C. - 180 d.C.) di Samosata, uno dei miei autori preferiti di sempre appartenente alla neo sofistica, una scuola che riprendeva lo stile e i temi dei tempi di Gorgia. Anche la storiografia e la saggistica ricevettero un grande impulso: la prima grazie alle opere Tacito (56 d.C. - 120 d.C.), la seconda con Quintiliano (40 d.C. - 96 d.C.) e l "Istituzione Oratoria", un trattato di pedagogia per allevare il perfetto retore.

Piano piano l'impero andò disgregandosi a causa di tiranni sempre più dispotici e folli che facevano rimpiangere i lontani tempi passati: non è un caso che Plutarco (48 d.C. - 127d.C.), un famosissimo scrittore in lingua greca, ci abbia lasciato le "Vite Parallele", una serie di biografie in cui mette a confronto un personaggio dell'antica Grecia con uno della Roma dei tempi che furono, quasi a voler riproporre dei modelli di uomini ormai scomparsi. Nel frattempo la religione cominciava a cambiare e si stava affermando sempre di più il cristianesimo che divenne, poco alla volta, il culto più praticato nel mondo occidentale. Però questa è una storia che racconteremo la prossima volta...

Siamo così arrivati alla fine, diciamo, dell'epoca d'oro romana. Spero che questa mia ultima impresa vi sia piaciuta e possa esservi in qualche modo d'aiuto. Non è approfondita per nulla, ho nominato solo gli autori principali con le loro opere ma, almeno, se dal nulla sentite nominare un "Tucidide" almeno potete dire di averlo sentito nominare da qualche parte! La prossima volta, che non so quando sarà, affronterò il Medioevo, l'Umanesimo, il Rinascimento e il Barocco (già sudo al solo pensiero). Quanto a settimana prossima non so ancora che vi aspetterà, è l'ultimo appuntamento prima di una serie di importanti novità già fissate! Se non volete perdervi nessun aggiornamento venite a trovarmi sulla mia pagina Facebook! Ci si vede! 

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